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Marcotti (Federbingo): 'Ritardo bandi, investimenti bloccati'

  • Scritto da Sara Michelucci

Italo Marcotti, presidente di Federbingo, punta il dito contro i ritardi nel riordino del gioco e il mancato lancio dei bandi di gara per il bingo.

 

I ritardi nel riordino del settore dei giochi stanno avendo conseguenze pesanti non solo per il comparto delle slot e delle Vlt. La perdurante stasi infatti sta causando lo slittamento a data da destinarsi dei bandi di gara anche per il bingo, con pesanti conseguenze e rischi per gli operatori. Gioconews.it ne parla con Italo Marcotti, presidente di Federbingo, la federazione italiana dei concessionari del gioco del Bingo.

Il mancato lancio dei bandi di gara per il gioco terrestre e per il bingo in particolare che conseguenze avrà o sta avendo sul settore e quali sono i rischi per le imprese della tombola elettronica? "Il primo è un impatto economico, ogni anno le società concessionarie devono sopportare un canone concessorio di 60mila euro. Tale aggravio, sommato ai continui incrementi di Preu hanno portato molte società ad una situazione di non economicità gestionale. Il secondo, e questo è un male anche per l’economia  nazionale, il blocco degli investimenti, dovuto all’assoluta impossibilità di programmare il futuro".
 
 
La proposta del Governo presentata agli enti locali vi convince oppure no e perchè?
"Il testo presentato dal Governo è la cornice del progetto di riordino. E’ presto per poter dare valutazioni. Il settore soffre di un problema reputazionale che inquina gli ambienti della trattativa e offre ai demagoghi della politica la possibilità di guadagnare palchi immeritati. Come imprenditori abbiamo l’obbligo di salvaguardare i nostri investimenti e l’occupazione dei nostri collaboratori. Di certo non potremmo mai accettare il modello proibizionistico proposto dall’Emilia Romagna".
 
 
Di cosa ha bisogno il settore del bingo per essere rilanciato?
"Parlare di settore del Bingo è anacronistico. Nel 2001 nacquero le sale dedicate al gioco del Bingo, oggi sono dei punti di raccolta dedicati al gioco pubblico a 360°, dotati di grandi metratura, capaci di elevati valori occupazionali ed in grado di presidiare il territorio con l’offerta di gioco legale.
Quindi il settore non deve essere rilanciato ma valorizzato come vero e proprio strumento di raccolta di gioco pubblico, capace di esprimere elevati standard  di sicurezza e trasparenza".
 
 
Le restrizioni su orari e distanze a livello locale che conseguenze hanno avuto sul settore in termini di fatturato e occupazione?
"Ovviamente elevato. E’ il rovescio di una medaglia priva di valore. Priva di valore perché non ha portato nessun tipo di valore aggiunto. Gli enti locali, stimolati da lobbisti di parti economicamente interessate, hanno varato delle normative nelle quali si istituiscono delle limitazioni prive di valore scientifico. Inibire la possibilità di giocare in determinate fasce orarie o fissare delle distanze da luoghi definiti sensibili non sono uno strumento di  cura o inibizione ma solo una scelta politica volta al proibizionismo. Il risultato è la distruzione di valori occupazionali, potenziamento della rete illegale, azzeramento degli investimenti e caduta del gettito erariale prodotto oltre all’apertura del contenzioso amministrativo. Nel breve periodo sono ripercussioni non particolarmente evidenziabili per effetto dell’incremento del Preu e della volontà degli imprenditori di resistere, ma le risorse economiche non sono infinite. Il riordino del settore è un’urgenza non procrastinabile. Fra pochi giorni in Emilia Romagna assisteremo all’espulsione del gioco legale a tutto favore dell’offerta illegale. Esiste un dato inconfutabile, al popolo italiano piace giocare e scommettere per vincere denaro. Quello di cui la nostra società necessita è una cultura del gioco non il proibizionismo".
 
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