I casinò italiani sono, certamente in compagnia europea, in crisi, complici la crisi economica e il mutato gusto dei giocatori. Da qui però a pronosticare un costante assottigliarsi delle loro quote di mercato ce ne corre. Tanto più che non mancano gli esempi, nel mondo, di una rapida crescita del settore dei casinò, una crescita che si accompagna a una scelta strategica ben precisa: non puntare solo sul gioco, ma sul suo connubio con il turismo.
Gioco News ha affrontato l’argomento con un esperto del settore: Alessandro Chili, proprietario di MediaMarketing43 (www.mediamarketing43.it) che organizza eventi di promozione all'estero in questo e altri settori.
L’Asia punta fortemente sul connubio gioco-turismo, anche grazie alla crescente middle class cinese pronta a spendere a Macao e altrove. L’Italia e l’Europa sono pronte a fare altrettanto?
“Tutta l’Asia ha una passione per il gioco, e tutto il confine ovest della Cina è costellato da casinò a poche centinaia di metri dalla frontiera. In effetti non c’è alcuna promozione del gioco in Cina, che è anzi severamente proibito, ma il richiamo di Macao e dei casinò di confine è molto alto e in tanti chiedono il visto per andare a Hong Kong e quindi a Macao. In Italia e in Europa il gioco non è una leva altrettanto importante, ma una componente di un’offerta complessiva di intrattenimento. Tuttavia sono convinto che una promozione più attenta porterebbe molti turisti in più nei resort dei casinò. Molte case da gioco, soprattutto quelle senza albergo collegato, in realtà non vogliono i turisti perché hanno un diverso profilo di clientela”.
I cinesi amano viaggiare per turismo: l’Italia potrebbe beneficiare di questo trend e cosa dovrebbe fare, eventualmente, per assecondarlo?
“Lo scorso anno sono arrivati in Italia 250.000 cinesi, in gruppi organizzati da non più di 10 Tour Operator abilitati all’outgoing. L’Italia quindi sta beneficiando in maniera importante di questo nuovo mercato. Vanno però solo in qualche città, le solite. I casinò italiani in grado di utilizzare questi flussi sono sicuramente Venezia, e in misura minore Campione e St Vincent, a un’ora da Milano”.
Quali sono le vie alternative che i casinò italiani ed europee potrebbero percorrere per un loro rilancio?
“Quelli che possono devono trasformarsi in resort, luoghi dove si cattura il cliente per un tempo molto più lungo e si diversificano le fonti di ricavo. In secondo luogo adottare politiche a strati. Il casinò che mi convince di più l’ho visto a Leeds: cinque piani e cinque target diversi, e alcuni buoni motivi per andarci anche se non giochi, tra cui un ristorante indiano due stelle Michelin e una serie di servizi per le aziende”.
Quale riscontro c’è stato dalla partecipazione europea della recente fiera di Shangai?
“Allo Shanghai World Travel Fair per la prima volta sono riuscito a trovare un accordo per presentare alcuni casinò, St Vincent e London Club. Per la prima volta quindi gli operatori cinesi si sono trovati di fronte a una offerta di turismo di gioco. Purtroppo non è stato possibile unire in una sola area quelli europei e di altri continenti. Ci sono stati molti incontri ma quello che è certo, e non solo per il turismo, è che in Cina occorre continuare a comunicare e a promuovere prima e dopo la Fiera. Questa esigenza è talmente sentita che ho deciso di mettere a disposizione un servizio locale di follow up”.
Da tempo si parla di una Eurovegas e sembra ora che Sheldon Adelson, magnate del Las Vegas Sands che sta portando avanti il progetto, sia pronto a prendere la sua decisione finale circa la sua location. I casinò europei devono temere questa eventualità?
“Personalmente non ci credo molto, non avrà il fascino di Las Vegas. Certo se sarà un parco a tema con molte attrazioni potrà fare grandi numeri, ma non è detto che sposti in maniera stabile dei giocatori dalle loro preferenze abituali”.

















Twitter
Mister Wong
Digg
Del.icio.us
Slashdot
Furl
Yahoo
Technorati
Newsvine
Googlize this
Facebook
Wikio
Diggita
Kipapa.cc
Notizieflash
OKnotizie
Segnalo
Ziczac








