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La Banca contro il gioco patologico: “Impegno per la comunità, benefici anche per il settore”

  • Scritto da Ac

Con una circolare inviata ai suoi 11mila dipendenti, la Banca popolare dell'Emilia Romagna ha avviato una campagna di “sensibilizzazione” nei confronti del gioco patologico, nella quale spiega come individuare i clienti che, sulla base dei movimenti del proprio conto corrente, evidenziano degli atteggiamenti potenzialmente problematici nel rapporto con il gioco. Ma non è tutto. Anzi, dal punto di vista dei servizi, la Banca si è spinta oltre inibendo le carte di credito 'standard' verso le operazioni di gioco, ad eccezione tuttavia della carte 'black', riservate ai più facoltosi, o alle prepagate. Oltre ad assumersi un impegno concreto nel non vendere mai tagliandi del gratta e vinci nei propri sportelli. Una serie di iniziative che rappresentano una presa di coscienza da parte della azienda rispetto a un fenomeno, come quello del gioco patologico, che esiste e provoca disagi, come spiega il responsabile delle relazioni esterne del Gruppo Bper, Andrea Cavazzoli, in un'intervista a GiocoNews.it. "Nella nostra continua attività sotto il profilo della responsabilità sociale di impresa, vogliamo e dobbiamo essere consapevoli delle nostre azioni e delle ricadute che queste possono avere sulla comunità. Per questo abbiamo deciso di non far finta di nulla di fronte al tema del gioco patologico che può creare problemi anche economici ad alcuni giocatori. Del resto, il nostro interesse come banca è di  lavorare in un sistema sociale integro, ed è questo che vogliamo preservare".

 


CONTRO IL GAP E NON CONTRO IL SETTORE - Ma, si badi bene, non si tratta di una campagna “contro” il settore del gioco pubblico, come sottolinea il responsabile dell'azienda. “Non ci sono pregiudiziali di alcun tipo, ci mancherebbe, ma vogliamo soltanto diffondere la conoscenza di un fenomeno che esiste nella nostra società e che può riguardare chiunque, compresi i nostri dipendenti i quali, perché no, potrebbero essere in alcuni casi dei giocatori patologici o avere dei casi in famiglia. Non andiamo quindi contro il gioco ma contro la dipendenza”. In effetti nella circolare inoltrate ai dipendenti, oltre a una spiegazione di cosa si intendere per giochi 'di azzardo' e per Gioco d'azzardo patologico (che l'istituto bancario ha prodotto con la collaborazione del Conagga  di Reggio Emilia e dell'Ama di Trento), vengono fornite al personale delle indicazioni utili per individuare un soggetto a rischio di patologia sulla base dei movimenti effettuati sul proprio conto corrente. “Per esempio – spiega Cavazzoli - se all'inizio del mese fa frequenti prelievi con il bancomat, tanto da esaurire il plafond mensile, oppure se paga cifre consistenti con il bancomat o con assegno in tabaccherie, bar, sale da gioco o casinò". A quel punto la palla passerebbe al direttore della filiale che dovrebbe contattare il cliente a rischio, “e in questa fase  - aggiunge Cavazzoli-  scatta il nodo della privacy perché il cliente può reagire in tanti modi e, se ammette il problema, può essere aiutato, ma se rifiuta l'aiuto o nega il disagio, non potremo certo rivolgerci ai suoi familiari perché le informazioni relative al proprio conto corrente sono protette dalla privacy. Ma siamo comunque convinti di fare un servizio utile in quanto, in ogni caso, siamo in grado di fornire al cliente in questione il recapito di associazioni e Asl che possono aiutarli a liberarsi dalla dipendenza del gioco".

 

ESEMPIO ANCHE PER IL SETTORE – Se dal punto di vista istituzionale l'iniziativa appare oggettivamente positiva, dal punto di vista dei servizi, il fatto di bloccare le carte di credito verso i siti di gioco non piacerà probabilmente ai titolari di queste attività. Come hanno reagito, quindi, gli operatori del comparto giochi che sono clienti di Bper? “Onestamente, fino ad oggi, non abbiamo ricevuto alcun riscontro negativo nei confronti di questa iniziativa ma non ci aspettiamo lamentele in questo senso visto che la nostra campagna, oltre ad essere esemplare dal punto di vista della nostra attività, visto che non conosciamo iniziative analoghe in Italia, crediamo che possa essere guardata soltanto di buon occhio anche dagli addetti ai lavori i quali sanno bene che devono avere a che fare con giocatori sani e non problematici. E in questo facciamo un servizio anche a loro”.

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