Cronache
Diciamo la verità. Da lui non ce lo saremo proprio aspettato. Che il gioco fosse finito, a torto a ragione, nel mirino nell'opinione pubblica e dei media nazionali, lo sapevamo bene. Come pure ci eravamo ormai “abituati” (si fa per dire..) a una trattazione spesso approssimativa e a tratti populista di questa complessa materia, tanto da non farci nemmeno più caso. Ascoltando Roberto Saviano, però, parlare del comparto del gioco pubblico e, peggio ancora, della “Mafia SpA che ha messo le mani sul gioco legale” - come l'autore ha pensato bene di introdurre il suo intervento con un post dedicato sul suo profilo twitter – è inevitabile cadere nello sconforto, mettendosi nei panni di quegli operatori che, nel comparto del gioco lecito, ci operano ogni giorno. E lo fanno, nella maggior parte dei casi, senza alcun legame né compromesso che li possa avvicinare alla malavita. E chissà cosa avranno pensato, quelle centinaia di migliaia di addetti ai lavori, quelle famiglie, quelle persone, che si sono sentite, ieri sera, accomunare a dei “servitori della malavita”.
Il Codacons ha organizzato il prossimo 20 maggio alle ore 14 a Roma presso l’aula Magna del San Camillo Forlanini, un convegno dedicato alla dipendenza da gioco, durante il quale verranno resi pubblici i risultati di uno studio ad hoc condotto in Italia e saranno illustrate alcune clamorose iniziative a tutela dei giocatori. Al convegno interverrà anche il Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, Giampiero D'Alia. In particolare l’associazione diffonderà i numeri reali del fenomeno, che testimoniano come la “ludopatia sia diventata oramai la ‘malattia del secolo’, e illustrerà alla stampa la prima azione risarcitoria avviata da un giocatore affetto da dipendenza, con la quale si chiedono 10 milioni di euro di risarcimento allo stato italiano.
Manomettevano le slot machine scollegandole dalla rete telematica per non pagare le tasse allo stato. Con questa accusa la Guardia di finanza ha eseguito otto misure cautelari (cinque agli arresti domiciliari), emesse dal gip del tribunale di Siracusa. Disposto un sequestro preventivo di circa 3 milioni di euro. Le indagini hanno permesso di accertare che le macchine, installate in diversi esercizi pubblici, a volte venivano dichiarate dismesse o in manutenzione ma di fatto erano funzionanti, e mai collegate con i Monopoli di Stato per i relativi pagamenti del prelievo unico erariale.












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