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Ora non ci sono più scuse: il governo parta dalla Delega

E' arrivato il momento della verità per il gioco pubblico. Finalmente, verrebbe da dire. Dopo anni di attese e buoni auspici, ma senza riscontri concreti, è il momento dei fatti. Con l'approvazione definitiva della Delega Fiscale il governo ha ora il compito (e il dovere) di intervenire sulla “materia gioco” con una riforma strutturale e definitiva, mirata, almeno teoricamente, a rendere tale settore davvero sostenibile. Quello cioè che gli addetti ai lavori auspicano da tempo, e che ora dovrebbe diventare realtà. L'articolo 14 della legge delega prevede il riordino totale del comparto del gioco pubblico, ippica compresa, con l'istituzione della Lega Ippica italiana. Non solo. Il testo promette di concedere più poteri ai comuni, la razionalizzazione delle sale giochi sul territorio, e il rafforzamento della disciplina in materia di trasparenza e di requisiti soggettivi e di onorabilità dei soggetti controllano o partecipino al capitale delle società concessionarie dei giochi pubblici. Oltre al divieto di pubblicità nelle trasmissioni radiofoniche e televisive e al contrasto al gioco patologico.
Un bella gatta da pelare per il nuovo premier, che in passato aveva preso le distanze dal gioco pubblico quando i media parlavano della presunta lobby potentissima, e che ora è chiamato ad affrontare la materia in modo concreto. Col rischio, lo sanno tutti, di sentirsi proclamare amico della lobby o, peggio ancora, l'untore della società che favorisce e incentiva il gioco nel paese. Ma il nuovo leader Matteo Renzi ama le sfide a adora metterci la faccia. Per questo ci si attende che ciò avvenga anche stavolta, affrontando l'argomento in tempi rapidi, pure. Del resto non si tratta di lanciare nuovi giochi o di decretare qualcosa d'urgenza - come avvenuto, e più volte, in passato - ma al contrario, di attuare delle vere riforme che consentano una organizzazione (finalmente, di nuovo) razionale del settore, pensando anche a nuovi limiti e perimetri ben definiti. E tanto basterebbe sottolineare per placare ogni possibile strumentalizzazione.
Ecco dunque che la delega, in questo senso, si potrebbe rivelare, al contrario, una vera e propria opportunità non solo per il settore (e per il paese, a dirla tutta) ma anche, e soprattutto, per il nuovo premier. Dopo la promessa di Renzi di attuare “una riforma al mese” nel suo avvio di mandato, quella del gioco pubblico potrebbe essere un punto di partenza di questa ambiziosa road map. L'intervento – al netto delle possibili resistenze – non sarebbe neanche così difficile, tenendo conto che tale riforma è sul tavolo da tempo ed in ballo da ben tre legislature. Ma in un paese dove la forma conta troppo spesso più della sostanza, anche gli interventi più facili possono rivelarsi i più difficili. Specie quando accompagnati da battaglie ideologiche, come sempre accade in fatto di giochi. Per questo il premier avrà bisogno di individuare, prima possibile, il 'suo' delegato al mercato del gioco, pescando tra i tre sottosegretari all'Economia (con Baretta che sembra essere in pole). Cercando, forse, quello con le spalle più larghe, al di là della conoscenza della materia.
Quello che conta, però, è che la riforma venga attuata presto. Prima che la burrasca che soffia da troppo tempo, spazzi via l'intero settore. La deregulation dell'ultimo periodo ha portato al proliferare di leggi regionali che minano il futuro (e in qualche caso, anche il presente) del settore e solo un'attuazione attenta della delega potrà evitare il peggio. Senza contare, poi, che c'è un decreto che prevede la sostituzione delle slot sull'intero territorio nazionale che attende solo l'attuazione di questa nuova disciplina per essere attuato, proprio per non incagliarsi sulle leggi locali. Insomma, è il momento di agire. Fare, e non parlare. Proprio come diceva Renzi nella sua corsa alla presidenza. E ora che la delega è legge, non ci sono più alibi. E' ora di fare i giochi, smettendola di giocare.

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