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L'ultima occasione per il gioco pubblico

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Se la Delega fiscale rappresenta senza dubbio un appuntamento imperdibile per sanare le (tante) anomalie che ruotano attorno al comparto del gioco pubblico, appare altrettanto evidente come tale occasione potrebbe essere l'ultima per intervenire sul sistema. Per questo è vietato compiere passi falsi e lasciarsi sfuggire la più grande opportunità mai presentata prima d'ora al settore. O, meglio, alla politica, la quale potrebbe smarcarsi una volta per tutte dall'etichetta conservatore di 'Stato biscazziere' per dare uno slancio serio all'economia ma senza gravare né sui cittadini, né tanto meno su enti locali e imprese. Sì, perché di questo si parla nella legge Delega e in quell'ambizioso articolo 14, ricco di buoni propositi, se solo saremo in grado di poterli applicare. Ed è proprio questo il punto. La storia ci insegna, in effetti, che il Legislatore italiano ha già avuto momenti in cui riflettere sulla disciplina del gioco pubblico, ma in ogni intervento, in maniera quasi sistematica, si è generata una falla interna al sistema che ha permesso a soggetti od eventi esterni di scagliarsi contro il settore minandone seriamente la stabilità. Vale per le scommesse e le tante battaglie portate avanti dai bookmaker esteri che rifiutano le nostre concessioni e che sta portato oggi il settore vicino al collasso, ma vale anche per gli apparecchi da intrattenimento e le guerre messe in atto dalle amministrazioni locali. E vale ancor di più per l'ippica, che dopo anni di vicissitudini politiche e rimandi arriva oggi alla vera resa dei conti. Ma è pur vero che nei precedenti momenti c'è sempre stata una qualche urgenza a cui rispondere, e le riflessioni sul gioco sono sempre state compromesse dal fattore tempo. Questa volta però è diverso, e l'intervento annunciato (e richiesto) dal Parlamento in materia di gioco è ormai in circolazione da tempo e la politica ha ormai imparato a confrontarsi anche con questo settore. Per questo è vietato sbagliare. Perché un ulteriore passo falso su questa materia sarebbe irrimediabile. E se il futuro del comparto è oggi in mano al governo, la filiera – attraverso le sue rappresentanze - dovrà metterci del proprio, per portare il dibattito regolamentare su binari concreti, suggerendo, perché no, proposte e soluzioni concrete, che in un ambito così ampio come quello delle delega potrebbero trovare applicazioni. Evitando che questa legge si riduca a un semplice slogan trasformandosi in una riforma soltanto annunciata. O, peggio ancora, male interpretata.

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