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Giochi rimandati a settembre: e, forse, al 2018

Nel clima politico sempre più rovente, il riordino dei giochi rischia di slittare al prossimo autunno o, peggio ancora, al prossimo anno.

Rimandati a settembre. Come accadeva una volta agli studenti delle scuole superiori, anche il gioco pubblico si trova a subire lo stesso trattamento da parte della politica, che non sembra affatto intenzionata ad affrontare il tema del riordino del comparto prima della pausa estiva. Solo che la scuola, nonostante le varie vicissitudini degli ultimi anni, ha comunque vissuto alcuni periodi di riforma, spesso anche radicale, che l'ha modificata sostanzialmente – nel bene e nel male – nel corso tempo. Al punto che gli esami di riparazione non esistono più, e da tempo. Per il gioco, invece, non solo non sembrano arrivare i promessi interventi riparatori, ma neppure quella tanto agognata stagione delle riforme che gli ultimi governi che si sono succeduti alla guida del paese hanno sistematicamente promesso, ma senza mai occuparsene. Con i buoni propositi che si ripetono (almeno) dal 2014: anno in cui il Parlamento approvava la cosiddetta Legge Delega che conteneva le linee guida per il riordino generale del settore e le indicazioni per una corretta applicazione da parte dell'Esecutivo, mai applicate da Palazzo Chigi. E, forse, neppure considerate. Al punto che oggi, a pochi giorni dall'interruzione dei lavori parlamentari per la consueta pausa estiva, della riforma dei giochi si è smesso addirittura di parlare.

Nonostante i tentativi del sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, e di pochissimi altri soggetti che lo accompagnano (oppure ostacolano, all'occorrenza) in questa sfida politica e istituzionale, in virtù dei quali potrebbe essere incluso nell'ordine del giorno della prossima riunione della Conferenza unificata il tema dei giochi, ma senza alcuna possibilità di arrivare a un accordo. Per un altro, insostenibile (e ingiustificabile), rinvio. Ma più che a settembre, a data da destinarsi. Probabilmente al 2018, ovvero alla prossima Legislatura. O, comunque, alla fine di quella attuale. Ma non prima.
Dopo le dimissioni del Ministro agli Affari regionali (ovvero, proprio il Dicastero che ospita la Conferenza unificata) Enrico Costa, il governo continua a perdere i pezzi e la maggioranza scricchiola, con gli equilibri in Parlamento che si fanno sempre più labili. E figuriamoci se in un clima politico di questo tipo si vorrà toccare una materia così complessa e tutt'altro che portatrice di consensi come il gioco pubblico. Del resto, proprio in queste settimane dovrà avvenire il passaggio di consegne anche al vertice dell'Agenzia delle Dogane – il regolatore del gioco pubblico – con la nomina del nuovo direttore generale dalla quale potrebbe scaturire anche un ricambio nella governance dei Monopoli. Motivo in più – nella logica iper-attendista della nostra politica – per attendere e rinviare la riforma. Figuriamoci.
Così, nel mini-calendario governativo e parlamentare delineato nelle scorse ore per il prossimo agosto, non sembra esserci spazio per i giochi. Ancora una volta. Tra il Decreto vaccini (in aula al Senato da martedì 18), Legge europea 2017 e Trattamenti pensionistici dei parlamentari (stesso calendario, ma alla Camera), la Legge di delegazione europea 2016 (in aula al Senato da mercoledì 19), il Decreto legge sul Mezzogiorno (in commissione al Senato da lunedì 17); e, ancora, i Decreti legge sulle banche (in commissione al Senato da martedì 18), la Legalizzazione della cannabis, i Trials clinici e professioni sanitarie e il Codice antimafia (assegnati alle varie commissioni della Camera da martedì 18), la Trasparenza dei partiti politici (in commissione al Senato da martedì 18) e la Regolamentazione degli scioperi nei trasporti pubblici (in commissione al Senato da mercoledì 19), per i giochi non sembra esserci alcuno spazio di manovra. Se non nel prossimo autunno, quando però ad occupare i tavoli parlamentari sarà di nuovo la Legge di Stabilità.
Eppure quel riordino appare sempre più urgente e imprescindibile. Per l'industria e per le istituzioni. Non a caso, proprio in queste ore, a prendere coscienza della gravità della situazione e a muovere i primi passi è stata  anche la prima linea di Confindustria, con il presidente Vincenzo Boccia che ha preso una posizione chiara e decisa rispetto alla materia, come mai accaduto prima. A sottolineare la questione industriale che il governo si deve porre intervenendo (o evitando di farlo) sul mercato del gioco. Ma ad attendere la svolta governativa, sul tema, sono anche gli stessi soggetti istituzionali che da più parti auspicano una soluzione definitiva al conflitto tra Stato ed Enti locali che continua a protrarsi nel tempo, nell'interminabile protrarsi della Questione Territoriale. Dopo gli altalenanti e spesso contraddittori verdetti provenienti dai tribunali amministrativi della Penisola e dal Consiglio di Stato, sul tema della regolamentazione dei giochi, anche per gli amministratori territoriali la materia si fa sempre più complessa e difficile da gestire senza una linea guida di carattere centrale. E, forse, da più parti inizia anche a diffondersi la consapevolezza che il divieto assoluto del gioco o la “ghettizzazione” di alcune sue forme nelle sole periferie, non possa essere la soluzione ideale a salvaguardare la sicurezza pubblica né tanto meno la salute dei cittadini. Come pure inizia ad apparire sempre più sterile la convinzione che all'origine e al centro dei disagi – veri e presunti – lamentati in vari territori, ci siano soltanto le slot, contro le quali si scagliano le restrizioni regionali o comunali, dimenticando il resto dell'offerta. Ingenuamente o premeditatamente, ma in ogni caso, colpevolmente. Ma nonostante tutto il governo, sui giochi, non ha fretta. E il parlamento neppure. Nonostante c'è chi tiri la volta alla legalizzazione della cannabis – magari anche gli stessi soggetti che rivendicano l'assenza di etica e di morale nella gestione del gioco pubblico – o a chissà quale altro intervento che appare oggi imprescindibile, in barba al futuro delle imprese del settore, che chiedono e attendono da troppi mesi un intervento risolutivo, e della salute pubblica che lo stesso governo prometteva di voler tutelare attraverso un riordino attento del settore.
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