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Lo Stato cambia passo sui giochi, ma tolga la retromarcia del proibizionismo

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Dopo la Conferenza Unificata e il lavoro dell'Istituto Superiore di Sanità e AdM, lo Stato segna il definitivo cambio di passo sui giochi: ma ora va fermato il proibizionismo.

 

 

Che il processo di riforma del gioco pubblico avviato dal governo non piaccia a tutti, è un fatto. Anzi, a dirla tutta, la soluzione proposta dal Ministero dell'Economia sembra proprio dover scontentare un po' tutti, stando alle dichiarazioni degli ultimi giorni dei rappresentanti istituzionali, dell'industria e delle altre parti in cause coinvolte, a vario titolo, nelle vicende del settore. Ma forse è già questo un segnale da ritenere positivo, avendo evitato, almeno stavolta, di ritrovarsi con una soluzione completamente sbilanciata in un'unica direzione, qualunque fosse. Stavolta la musica appare diversa: nonostante le varie critiche e i numerosi punti interrogativi che devono ancora trovare risposta, lo Stato sembra aver assunto una posizione chiara e intrapreso una strada definitiva nei confronti di questo settore. Come ricordato nelle scorse ore dal sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta: “Abbiamo costruito un quadro di riferimento che modifica l’approccio complessivo dello Stato”, attraverso “un'inversione di tendenza: il governo, che in passato si è concentrato sugli effetti finanziari tralasciando quelli sociali, ora assume la salute pubblica come priorità”. Affrontando prima di tutto l’aspetto contraddittorio del problema, che vedeva lo Stato incassare da un lato, mentre dall’altro si andava a creare un crescente disagio sociale. Sia pure perseguendo un obiettivo fondamentale che era quello di “combattere il gioco illegale, promuovendo quello legale”, ma arrivando comunque a un punto critico e non più sostenibile.
Il cambio di passo, dunque, c'è stato ed è evidente. Almeno in teoria. Ora si tratta di vederlo attuare nella pratica, con il primo passaggio che verrà definito attraverso il decreto attuativo dell'accordo raggiunto in Conferenza unificata, atteso per la fine del mese.

Intanto, però, questo stesso mese è iniziato con un altro importante avvenimento che rappresenta, anch'esso, un passo in avanti e un chiaro segnale di questa nuova tendenza e di quel cammino intrapreso dallo Stato nei confronti del gioco: ovvero, l’attivazione del Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo. Il nuovo servizio, denominato “Tvnga” e attivato in via sperimentale fino al 31 marzo 2018, rientra nel triplo piano di azione basato su ricerca, formazione e informazione, ideato e finanziato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) e affidato nella sua realizzazione al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Per “conoscere meglio e fronteggiare le problematiche connesse al gioco d’azzardo, soprattutto nel suo possibile impatto sulla salute di soggetti vulnerabili”. Un altro percorso virtuoso che conoscerà un primo traguardo la prossima primavera, quando verrà pubblicato il lavoro di indagine svolto dallo stesso Istituto sulla diffusione del gioco patologico nel nostro paese e sullo stato dell'arte delle iniziative di gioco responsabile.
Per la prima volta nel nostro paese, dunque, le amministrazioni dello Stato si occupano di queste problematiche in una logica unitaria, condividendo strategie nella prospettiva della prevenzione e della tutela della salute dei cittadini. Ma questo è soltanto l'inizio, rimanendo aperte una serie di questioni altrettanto importanti e, soprattutto, indispensabili al completamento del percorso virtuoso di cui sono state appena tracciate le origini. In primo luogo, risulta da completare il processo di riforma del settore, andandosi ad occupare degli altri segmenti del gioco pubblico, visto che finora si è parlato soltanto di slot machine, introducendo provvedimenti ed azioni unicamente riferiti a quel segmento. Mentre rimangono fuori da ogni discorso altri giochi come quelli online, le lotterie e tutto il resto. Inoltre, cosa ancora più urgente, bisogna prima disinnescare le varie mine presenti sul territorio che rischiano di far saltare l'attuale assetto della rete del gioco pubblico, ora che il sistema è stato messo in sicurezza. Ciò significa andare a rimuovere, in maniera coerente con quanto disposto dalla Conferenza unificata, i divieti proposti in alcune Regioni e in molti comuni, laddove presentino soluzioni proibizioniste, essendo queste in conflitto con la linea intrapresa dal Legislatore e con quanto concordato dai vari soggetti istituzionali autori dell'intesa dello scorso 7 settembre.
Anche qui, del resto, sembra scorgersi un differente approccio da parte dello Stato – e del governo - rispetto a quello utilizzato finora: ne è una prova la presa di posizione sancita dall'ultimo Consiglio dei Ministri nei confronti della Legge regionale della Basilicata che mal si concilierebbe con il processo virtuoso poc'anzi descritto. Rappresentando, come tutte le legge con profilo proibizionista, una retromarcia rispetto al cammino di tutela e di salvaguardia, dei cittadini e dell'economia nazionale. Per un atto, quindi, senz'altro dovuto, se si pensa alla centralità dello Stato nella disciplina dei giochi, dovuta alla Riserva di legge da sempre vigente sul comparto, ma mai davvero attuata. E che oggi viene forse ripristinata. In una nuova - e rinnovata più che ritrovata – visione del gioco pubblico.
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