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Dare un senso al gioco pubblico, e responsabile

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il settore del gioco pubblico è alla prese con un cambiamento che impone maggiore responsabilità all'industria, ma anche a politica e istituzioni.

Una cosa è certa: qualunque sia la strada che verrà intrapresa dal legislatore (e imposta all'industria) nella fase di riordino del comparto del gioco pubblico, si tratterà di un percorso sempre più orientato alla prevenzione e alla tutela dei consumatori. Per un futuro all'insegna della responsabilità e, si spera, della sostenibilità. E' questo l'unico obiettivo che può darsi lo Stato, nel definire e attuare le politiche di sviluppo (o, meglio, di mantenimento) del settore e il principale obiettivo che deve essere perseguito dalle imprese che operano in questo mercato, così complesso e delicato com'è quello del gioco. Lo stesso discorso vale però per le altre istituzioni e per gli enti locali, intesi, questi ultimi, nel senso più ampio della definizione: una volta compreso (anche se, probabilmente, non è ancora chiaro a tutti) che il proibizionismo non può essere una soluzione, neppure da contemplare. Ecco quindi che la responsabilità diventa un concetto generale e un dovere che tutti sono chiamati ad assolvere, rispetto alle proprie attività e competenze di ognuno.

E' questo l'unico “senso” che è possibile dare al gioco pubblico e alle politiche di regolamentazione intraprese dal governo e che dovranno essere necessariamente tramandate al prossimo esecutivo, come pure al successivo Parlamento. Ed è quanto sembra suggerire il libro a cura del professor Riccardo Zerbetto – un luminare in materia di gioco patologico - , presentato in anteprima nella Biblioteca del Senato, martedì 23 gennaio, che affronta proprio i temi della dipendenza e, quindi, della ricerca e attuazione di un piano concreto di “Gioco Responsabile”. Illustrando anche cosa si voglia e debba intendere, in senso compiuto, quando si ricorre a questa espressione.
La responsabilità di impresa - come quella della politica, del resto - non è soltanto una buona pratica o un mero slogan “politically correct” da sbandierare all'occorrenza, ma un preciso dovere di tutti i soggetti che ruotano attorno a un comparto così altamente delicato e pure complesso. Come evidenzia anche la senatrice Emilia Grazia De Biasi, Presidente della 12° Commissione Igiene e Sanità, nella sua prefazione al libro. Evidenziando quanto ci sia bisogno “dell'aiuto dei soggetti esterni alle istituzioni che nella società di questo si occupano: dagli operatori sociosanitari, ai regolatori, fino alle agenzie educative come la scuola e la famiglia. Passando, perché no, anche per l'industria”. Alla ricerca di quell'equilibrio più volte richiesto e perseguito dal sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, ma che appare ancora lontano da raggiungere, guardando agli interminabili lavori della Conferenza unificata sui giochi e all'ancora irrisolta “Questione territoriale” che continua a pesare come un enorme macigno sulla testa delle imprese del settore (come del resto, su quella del governo), le quali di certo non riescono a intravedere, al momento, alcun segnale di “equilibrio”, né in termini di prevenzione, né tanto meno dal punto di vista della distribuzione e razionalizzazione dell'offerta.
Ma è proprio nel raggiungimento di quell'equilibrio che è racchiusa la chiave di volta per il futuro (sostenibile) dell'industria e nel mantenimento di quel baluardo della legalità rappresentato dal sistema del gioco legale e dalla sua presenza sul territorio. Un futuro, però, fatto di maggiore responsabilità e di partecipazione attiva, da parte di tutti, sul fronte della prevenzione e dell'informazione ai consumatori. Per dare davvero un senso a questo settore, e non solo una prospettiva di stabilità.
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