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editoriale

Quando la (buona) politica riscopre il dialogo

In uno scenario politico decisamente ‘sartriano’, dominato, ormai da anni, dall'incomunicabilità tra le amministrazioni locali e l'industria del gioco pubblico, la settimana appena andata in archivio presenta un chiaro segno di discontinuità.

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Verso un gioco davvero responsabile

Finalmente si inizia a guardare al gioco responsabile – o, volendo, a quello patologico – in maniera concreta. Compiendo azioni efficaci e andando oltre le mere parole degli ultimi anni. Un processo che richiede anzitutto un passo in avanti, per superare vecchie ideologie e inevitabili pregiudizi, affrontando la materia con l'attenzione che merita. In ambito economico e politico, ma anche in quello sociale, medico e sanitario. Provando, da un lato, ad abbandonare l'antica scuola proibizionista, ormai stantia e senz'altro inefficace, e dall'altro – quello cioè dell'industria – evitando un approccio iperprotezionistico, troppo sbilanciato sul profitto e non abbastanza sulla responsabilità sociale.

  • Scritto da Alessio Crisantemi

La deregulation nel settore più regolato del paese

Tra i tanti paradossi che si ravvisano nel settore del gioco pubblico italiano, quello più assurdo e senza dubbio più attuale, è lo status di apparente deregulation in un comparto che, al contrario, risulta uno dei più rigidamente controllati del paese. E non si tratta di una mera opinione, ma di un'evidenza, emersa peraltro in numerosi dibattiti pubblici, dove tale paradosso era stato già esplorato, ma a quanto pare non scongiurato. Basti pensare alla disciplina applicata ai concessionari che gestiscono i vari prodotti di gioco (e, in particolare, per i tredici che operano nel settore degli apparecchi) nei confronti dei quali vigono dei requisiti, da mantenere per tutta la durata del rapporto di partnership con lo Stato, ben più rigidi e restrittivi rispetto a tutti quelli previsti nelle altre gare di concessioni pubbliche.

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il gioco riscrive la geografia economica: e l'Italia non resti a guardare

Quando l'Italia avviava la regolamentazione del comparto del gioco pubblico e, in particolare, quello degli apparecchi da intrattenimento - ormai dieci anni fa - con il rilascio delle prime concessioni statali, in molti vedevano nel futuro lo spettro dei giganti che avrebbero cannibalizzato il settore. Come a indicare una volontà 'oscura' o un celato obiettivo politico, di affidare il settore a pochi grandi gruppi, in sostituzione alla frammentazione che caratterizzava il mercato, affidato a una moltitudine di operatori (gestori, produttori e distributori oltre che concessionari). Un passaggio che, in realtà, non è mai avvenuto. Anzi, al contrario, col passare del tempo, si sono andate affermando anche le altre figure professionali che compongono la filiera, in un percorso completato dall'emanazione, nel 2011, dell'Elenco degli operatori new slot da parte dei Monopoli di Stato.

  • Scritto da Alessio Crisantemi

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