"Alla sicurezza va affiancata (e con privilegio) la sopravvivenza delle aziende di gestione", afferma As.Tro – l'associazione degli operatori del gioco lecito, impegnata direttamente insieme agli altri organismi interni alla Federazione del gioco di Confindustria, nel confronto con i Monopoli – impegnandosi a verificare le “modalità attuative” delle nuove soluzioni tecnologiche, ovvero a come rendere compatibili le nuove possibili norme con le attuali prassi di raccolta di gioco e manutenzione quotidiana dell’apparecchio, evitando alle aziende del gioco lecito costi e appesantimenti operativi non affrontabili e punitivi.
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La situazione di incertezza che regna attorno al cambio macchine direttamente e indirettamente annunciato dall'amministrazione preoccupa – e non poco – gli addetti ai lavori. In particolare i gestori, che dovranno farsi carico dell'acquisto di nuove macchine se imposto dalla normativa. Per questa ragione interviene As.Tro precisando che “il confronto Istituzionale in atto, talvolta equivocato ed equiparato alla concertazione”, ha ingenerato la sensazione che le associazioni di categoria dei gestori fossero a capo della proposta di cambio macchine, o, peggio, passive entità di discussione della stessa.“La priorità di As.Tro – scrive l'associazione in una nota - è difendere l’operatività dell’azienda di gestione, e la sua possibilità di affrontare (vincendole) anche le sfide finanziarie che un cambio macchine i impone ai bilanci delle imprese”. Inoltre, “nel rispetto assoluto dei concetti di sicurezza e tutela dei consumatori, ha avuto un preciso mandato di evitare l’ingessatura dell’attività quotidiana di mantenimento in efficienza dei congegni, ovvero l’ossatura operativa e funzionale dell’azienda modello di gestione”.
Quello tuttavia che l'associazione intende evitare è: che al gestore sia interdetta o resa eccessivamente onerosa l'attività attualmente svolta, per mantenere funzionanti ed efficienti le new slot; che al gestore sia richiesto uno sforzo economico-finanziario incompatibile con le difficili condizioni in cui tutta l’industria italiana si trova, ovvero carenza di liquidità e stretta creditizia; che il progetto tecnico di riforma si riveli non idoneo a rispondere agli obiettivi di maggior sicurezza per eccessiva "complicazione", ingessando così la conduzione dell’apparecchio e risultando impraticabile finanziariamente, con l’effetto - certamente non voluto, ma reale - di istigare una pericolosa riemersione dell’illegalità.

















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