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I 'margini' per un futuro migliore: ma serve anche una legge

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Nel momento forse più critico nella storia del comparto del gioco pubblico si intravedono spiragli per un futuro migliore: ma serve una legge (e varie norme) ad hoc.

Non c'è pace per il gioco pubblico. E, soprattutto, per gli addetti ai lavori: da troppo tempo ormai abituati ad operare in un contesto altamente instabile che rende impossibile programmare investimenti e definire strategie aziendali di medio o lungo termine. Vivendo alla giornata e proseguendo le proprie attività in balia degli eventi e in attesa di potenziali sviluppi. Basti pensare all'atteso Riordino del comparto: annunciato, per la prima volta in assoluto, (addirittura) dal lontano Decreto Balduzzi di fine 2012 – che proponeva, tra le varie misure, la “ricollocazione del gioco” previa intesa tra governo ed Enti locali –, poi rilanciato dalla Legge Delega ed infine inserito tra le previsioni della Legge di Stabilità del 2016 e, ad oggi, non ancora attuato. Né tanto meno definito. Per un'attesa perenne che continua a protrarsi nel tempo, anche dopo l'accordo effettivamente raggiunto tra l'Esecutivo e gli enti territoriali, salvo poi essere già tradito dagli eventi: almeno nei termini temporali, visto che la data ultima stabilita dalla Conferenza unificata per l'emanazione del decreto attuativo era fissata allo scorso 31 ottobre. E, invece, nulla. Ancora una volta.

Nonostante dal Ministero dell'Economia giungano rassicurazioni rispetto all'imminente pubblicazione del decreto, per gli addetti ai lavori il richiamo più opprimente è quello proveniente dai territori, con la bomba a orologeria rappresentata dalle Leggi regionali che minacciano l'espulsione dell'offerta di gioco (legale) dai territori, ormai in dirittura di arrivo. Prima su tutte: quella del Piemonte, la cui entrata in vigore è prevista entro la fine del mese corrente. Per poi essere seguita da una serie di altre Regioni, se il governo non sarà in grado di garantire il disinnesco di tali norme, magari proprio attraverso l'emanazione dell'atteso decreto attuativo. O, comunque, con un'ulteriore e definitiva mediazione, basata sugli stessi principi sanciti dalla Conferenza unificata.
Certo è che il governo non è rimasto del tutto immobile nei confronti del gioco pubblico, in queste ultime settimane. Anzi. Intervenendo con alcune misure inserite nella Legge Bilancio e nel Decreto Fiscale che promettono nuovi e ulteriori cambiamenti nel comparto. Più che altro, per ragioni economiche ed erariali, ma provando comunque, al tempo stesso, a risolvere anche le varie anomalie che vedrebbero un parziale disallineamento tra gli accordi siglati in Conferenza e la loro concreta attuazione. Osservando che alcune Regioni hanno espressamente dichiarato di non avere alcune intenzione di adeguarsi. Entrambi i provvedimenti, in effetti, contengono misure importanti per il settore: il decreto fiscale, come noto, prevede la proroga della concessione per le lotterie istantanee, per garantire "nuove e maggiori entrate al bilancio dello Stato in misura pari a 50 milioni di euro per l’anno 2017 e 750 milioni di euro per l’anno 2018", mentre il Ddl Bilancio include la proroga di un anno delle concessioni per le scommesse sportive e il bingo, con bandi di gara entro settembre 2018. Ma al di là delle valutazioni – politiche e industriali – sull'opportunità e la metodologia delle scelte effettuate dal Legislatore (si guardi per esempio le critiche mossa da una parte del settore nei confronti della proroga, che impedisce e rimanda ulteriormente l'ingresso di nuovi operatori sul mercato del betting, rischiando pure di mettere in difficoltà quello del bingo), nel testo di legge in fase di approvazione in Parlamento si legge anche una specifica previsione relativa agli enti locali: “Al fine di consentire le procedure di selezione, inoltre, le Regioni sono tenute ad adeguare le proprie leggi in materia di dislocazione dei punti vendita del gioco pubblico all’intesa sancita il 7 settembre 2017 in sede di Conferenza Unificata". Richiamando così alla responsabilità e alla coerenza le amministrazioni regionali, nel rispetto degli impegni presi in occasione dell'accordo. Qualcosa di buono, quindi, per il settore, si può già intravedere, e riguarda l'immediato futuro: anche se bisognerà attendere la fine dell'anno per capire se e come tali previsioni verranno mantenute nei testi di legge che andranno a comporre la prossima manovra finanziaria, tenendo conto del lungo iter parlamentare che dovrà affrontare. E' pur vero, tuttavia, che nello stesso percorso istituzionale, la legge potrebbe introdurre ulteriori misure riferite al comparto, magari anche potenzialmente migliorative. Per esempio, quella dell'introduzione della cosiddetta “tassazione sul margine” sugli apparecchi da intrattenimento, dopo che lo stesso cambio di regime fiscale era stato già introdotto qualche anno fa anche nelle scommesse e nel gioco online. Un'ulteriore cambiamento – per ora transitato sui banchi del Parlamento unicamente sotto forma di emendamento ma che potrebbe accogliere i favori dell'Esecutivo – che andrebbe, questo sì, a favore dell'industria (e non solo dell'Erario), risollevandone le sorti, in termini potenziali, dopo essere stata strangolata dalla morsa del Prelievo erariale, salito alle stelle con la precedente manovra.
Sembrano dunque esserci i “margini” per un futuro (e non solo per una tassazione) migliore: ma per poterlo dire con certezza è necessario vederlo scritto nero su bianco, in termini di legge. Ma è altrettanto opportuno che la legge vada a risolvere anche le altre criticità che riguardano il settore e che sono causa di instabilità: come per esempio l'introduzione delle cosiddette “Awp da remoto”. Mai disciplinate finora, nonostante la loro teorica uscita sul mercato a partire dal primo gennaio del 2018, la cui uscita viene però accompagnata dall'interruzione della distribuzione delle slot di attuale generazione. Per un blocco del mercato (e, quindi, delle produzioni per le aziende manifatturiere del settore) previsto a partire dal prossimo anno, se il Legislatore non interverrà con una specifica previsione normativa, sia pure una semplice proroga. Un tema non ancora esplorato in ambito governativo e parlamentare, neppure in termini di emendamenti, ma altrettanto importante per un pezzo dell'industria, per la quale non rimane che aspettare di conoscere i prossimi sviluppi. Com'è ormai abitudine.
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