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Pd Verona: 'Norme anche per attività di gioco già autorizzate'

  • Scritto da Redazione

Il Pd Verona chiede al Comune di prevedere norme per le attività di gioco autorizzate prima dell'entrata in vigore dell'ordinanza sindacale del 2016.

 

"La normativa è affermata e lo Stato ha limitato le sue aspettative di entrate dal gioco d’azzardo. Si tratta dunque di intervenire sulle tante attività che nel frattempo hanno aperto e che non sono tenute ad esempio a rispettare la normativa sulle distanze. L’unico modo per intercettarle è al momento di una eventuale riapertura dell’attività con una diversa partita Iva. Ma occorre che il Comune prepari il provvedimento e che lo renda esecutivo senza attendere altri 5-6 anni!".


A chiedere norme per le attività di gioco di Verona aperte prima dell'entrata in vigore delle normative nazionali e locali sul Gap è il gruppo consiliare comunale Pd (con Carla Padovani, Elisa La Paglia, Stefano Vallani, Federico Benini Per Verona Civica, Tommaso Ferrari), all'indomani della sentenza del Tar Veneto che ha confermato la legittimità dell'ordinanza sindacale varata dal Comune scaligero nel 2016. 


"Il Comune di Verona e la Regione del Veneto si sono mossi con gravissimo ritardo rispetto alla velocità di propagazione del fenomeno. Al lavoro di limitazione di orari di apertura e di fissazione di distanze minime da centri sensibili (che altre città e regioni stanno facendo da ormai 5-6 anni), da noi ora si aggiunge il compito di scremare anche le numerosissime attività che nel frattempo sono riuscite ad aprire.
In Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia la normativa per il contrasto del gioco d’azzardo che consente ai Comuni di porre vincoli risale al 2012-2013. Da noi l’ordinanza sindacale del 2016 venne limitata ai soli orari con esclusione delle distanze proprio perché mancava ancora la normativa regionale di appoggio e il Comune non trovò il coraggio di osare un pochino di più", concludono i consiglieri.
 
 

LA SENTENZA DEL TAR VENETO - Il tribunale amministrativo veneto ha confermato la legittimità dei limti orari vigenti per le nuove aperture con questa motivazione. "L’impugnata disciplina limitativa degli orari di apertura dei pubblici esercizi in cui si svolgono attività di gioco compulsivo o scommessa – che consente un’apertura giornaliera pari a otto ore (dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 22.00 di tutti i giorni) – appare al Collegio proporzionata rispetto agli obiettivi perseguiti (prevenzione, contrasto e riduzione del gioco d’azzardo patologico), realizzando un ragionevole contemperamento degli interessi economici degli imprenditori del settore con l’interesse pubblico a prevenire e contrastare fenomeni di patologia sociale connessi al gioco compulsivo, non essendo revocabile in dubbio che un’illimitata o incontrollata possibilità di accesso al gioco accresce il rischio di diffusione di fenomeni di dipendenza, con conseguenze pregiudizievoli sia sulla vita personale e familiare dei cittadini, che a carico del servizio sanitario e dei servizi sociali, chiamati a contrastare patologie e situazioni di disagio connesse alle ludopatie".
 
 
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