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Gori: 'Riordino giochi, Regioni facciano squadra'

  • Scritto da Daniele Duso

Intervistato da Gioconews.it, Giorgio Gori traccia un bilancio del riordino nazionale dei giochi e dell'attuazione della legge lombarda sul Gap.

Milano - "Al momento serve un passaggio di tipo tecnico che ancora non c'è stato. L'accordo che abbiamo raggiunto in Conferenza Stato Regioni e Enti locali a settembre 2017 non è saltato, c'è, è siglato. Trovo che queste fughe in avanti rispetto a quanto era stato concordato dai rappresentanti di tutte le Regioni, di tutte le Province e di tutti i Comuni rischino di bloccarci piuttosto che farci andare avanti. E il risultato infatti è che adesso siamo fermi. Visto che il tema è di valenza nazionale, e che questo tipo di risultato lo possiamo raggiungere solo trattando col Governo, che gestisce le concessioni, credo che dobbiamo andare oltre alla parcellizzazione delle responsabilità, soprattutto evitando, proprio ora, che ogni regione vada per conto suo".

Lo sottolinea Giorgio Gori, sindaco di Bergamo e candidato alle elezioni regionali per la presidenza della Regione Lombardia con il Pd, intervistato da Gioconews.it a margine della III edizione degli Stati generali per il contrasto al gioco d'azzardo, organizzati a Milano da Anci e associazione Mettiamoci in gioco.
 
 

Pare ormai chiaro che fino al prossimo 4 di marzo, data delle prossime elezioni politiche (e regionali in Lombardia, Lazio e Molise), non ci saranno novità su questo fronte. A suo parere da dove si dovrebbe ripartire, dal 5 marzo in poi, e quale potrebbe essere il punto di forza di una regione come la Lombardia?

"Prima di tutto servirà, da subito, tornare a fare squadra con le altre Regioni per applicare quello che abbiamo sottoscritto finora in sede di Conferenza unificata Stato Regioni e Enti locali. Poi ci sono degli elementi che la regione Lombardia potrebbe comunque fare in più, e penso all'esperienza del comune di Bergamo, che mi piacerebbe fosse estesa a tutto il territorio, anche perché non è in contraddizione con quanto stabilito con il Governo. È compatibile con quanto inserito nell'accordo, ma comprende delle disposizioni più puntuali, basti pensare ad esempio alle tre fasce orarie di stop al gioco durante la giornata, che sarebbe auspicabile fosse applicata da tutti i comuni negli stessi orari. Stesso discorso per i divieti sulla pubblicizzazione delle vincite, sulla distanza dai luoghi sensibili dei nuovi apparecchi. E in più c'è tutta quell'esperienza di comunicazione, di prevenzione e di educazione dei giovani, sulle quali non ci sono limiti, ma si tratta solo di volerle pensare e attuare destinando le giuste risorse".

Quali sono a suo parere gli aspetti positivi della vigente legge lombarda sul Gap da cui chiunque subentrerà potrà ripartire?

"Ho sempre riconosciuto che una cosa buona fatta in questi anni è la legge sull'azzardo, che non tutte le regioni hanno sviluppato negli stessi tempi. Ma è una legge che però può essere estesa maggiormente, in quanto ora regolamenta solo le slot machine, mentre io non credo che il problema sia dovuto solo alle slot machine. Quanto invece non condivido è l'aspetto proibizionistico, che non porta da nessuna parte. Se siamo convinti che il gioco lecito, normato e trasparente è una barriera contro il dilagare del gioco criminale non dobbiamo puntare alla totale abolizione del gioco legale, ma dobbiamo semplicemente contingentarlo e limitarlo. Qualunque proposta vada nella direzione del proibizionismo, come quella proposta della Lombardia, che avrebbe significato non più apparecchi di gioco su tutto il territorio lombardo, è una proposta che non funziona, secondo me. È una proposta solo demagogica e assolutamente inefficace, perché si presta a qualsiasi ricorso, ma soprattutto costituirebbe un grande regalo, se applicata così, a chi gestisce il gioco clandestino illegale".

 

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