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Scommesse, Polizia scopre rete di 700 agenzie abusive

  • Scritto da Redazione

Con l'operazione Game over, Polizia scopre 700 agenzie di scommesse abusive. Parte dei proventi, tra i 300 e gli 800 mila euro l’anno, venivano distribuiti a famiglie mafiose.

"Una rete di agenzie di scommesse abusive, più di settecento in tutta Italia, capaci di generare profitti quantificati nell’ordine di oltre un milione di euro mensili". 

La scoperta arriva da una vasta operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, volta a disarticolare l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra, in corso dalla mattina di oggi, 1° febbraio, a Palermo. 

Sono state quindi chiuse e sequestrate più di 40 agenzie di scommesse operanti in tutto il territorio nazionale.

Secondo quanto si legge in una nota ufficiale delle forze dell'ordine, "più di 200 poliziotti del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Palermo, stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 31 soggetti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, riciclaggio, auto riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo mafioso, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla raccolta abusiva di scommesse ed alla truffa ai danni dello Stato, stupefacenti e altro".
 
 
Nel provvedimento figurano, inoltre, altri 29 soggetti indagati per associazione per delinquere finalizzata all'esercizio abusivo delle scommesse sportive ed alla truffa ai danni dello Stato. Per costoro, il Gip, pur non ritenendo sussistenti le esigenze cautelari, ha pienamente riconosciuto la gravità del quadro indiziario a loro carico.

 
Le indagini, si legge nella nota, "originano dall'analisi di numerosi brani intercettati nell'ambito delle investigazioni condotte sul mandamento mafioso di San Lorenzo, dai quali si evinceva chiaramente come Cosa nostra avesse riposto particolare interesse nel settore dei giochi, con particolare riferimento alle agenzie di scommesse e alle slot machine". Inoltre, "è emerso un vero e proprio contratto tra Cosa Nostra palermitana e  Benedetto Bacchi, imprenditore del settore dei giochi e delle scommesse, che era riuscito, con l’appoggio delle famiglie mafiose, a monopolizzare il settore e realizzare una rete di agenzie di scommesse abusive, più di settecento in tutta Italia, capaci di generare profitti quantificati nell’ordine di oltre un milione di euro mensili. Parte di queste somme, tra i 300 e gli 800 mila euro l’anno, veniva poi distribuita all’organizzazione mafiosa. Tra gli arrestati, spicca il nome di Francesco Nania, socio occulto di Bacchi e capo della famiglia mafiosa di Partinico, che, grazie alla complicità di Michele De Vivo, insospettabile commercialista campano che fungeva da prestanome, era anche riuscito a creare un fiorente mercato di import-export di prodotti alimentari con gli Stati Uniti".
 
È stata in parte ricostruita la movimentazione degli enormi flussi di denaro provenienti dal gioco illecito e  sono stati "posti sotto sequestro beni immobili, società e conti correnti bancari di pertinenza del citato imprenditore e di diversi altri soggetti che lo avevano coadiuvato nell’opera di riciclaggio, per il valore di diversi milioni di euro".
 
 Sono state, altresì, chiuse e sequestrate, con l’ausilio delle Squadre Mobili territorialmente competenti, "più di 40 agenzie di scommesse operanti in tutto il territorio nazionale con il marchio di proprietà di Bacchi. Tra gli arrestati, oltre a persone legate a Cosa Nostra, con ruoli apicali, anche insospettabili professionisti funzionali agli interessi criminali di Bacchi. Alcuni indagati rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla produzione ed al traffico di stupefacenti", evidenziano le forze dell'ordine.
 
I DETTAGLI - Dagli approfondimenti condotti dalle forze dell'ordine poi emerge che "Bacchi, grazie alla sua capacità di stringere accordi particolarmente vantaggiosi con Cosa nostra, era riuscito a creare un modello aziendale, tanto efficiente quanto illegale, forte di più di settecento agenzie di scommesse in tutto il territorio nazionale e con tentativi di proiezioni internazionali finanche in Costa d'Avorio tramite l'interessamento di Giuseppe Gelardi (non indagato in questo procedimento), mafioso di Partinico catturato in Costa D'Avorio dove aveva vissuto parte della sua latitanza..
L'imprenditore partinicese aveva strutturato una rete commerciale basata su differenti livelli di responsabilità e, conseguentemente, proporzionali percentuali di distribuzione degli utili. In estrema sintesi, la base era rappresentata dai singoli centri scommesse che erano coordinati dai vari agenti di zona (personal jokers) che, a loro volta, rispondevano del loro operato ai masters territoriali i quali, in ultimo, si relazionavano con i proprietari del sito. L'organizzazione, inoltre, beneficiava dell'importante contributo di diverse figure professionali (consulenti tecnici, commercialisti, esperti di legislazione comunitaria).
Il meccanismo sopra descritto operava in aperta violazione della normativa di settore che prevede l'obbligo, per l'esercizio dell'attività di raccolta delle scommesse online, di munirsi di concessione da parte dell´Agenzia dei Monopoli e delle Dogane e della licenza rilasciata del Questore ex art. 88 del Tulps.
La capillarità della distribuzione delle agenzie e il livello di efficienza raggiunto nel volgere di pochi mesi hanno consentito a Bacchi di realizzare profitti netti quantificati nell'ordine del milione di euro mensili.
È evidente che tali risultati non sarebbero mai stati raggiunti senza il decisivo intervento dell'organizzazione mafiosa che imponeva alle agenzie operanti nei territori di rispettiva influenza di giocare sul sito di proprietà di Bacchi. Questi, a fronte di tale 'sponsorizzazione', versava nelle casse di Cosa nostra somme variabili tra i 300.000 e gli 800.000 euro l´anno.
È chiaro come il rapporto tra imprenditore e organizzazione mafiosa sia evoluto dal tradizionale modello vittima-estortore ad un più redditizio e meno rischioso rapporto societario. Durante le indagini, sono stati documentati incontri e contatti, diretti o indiretti, tra Bacchi e numerosi esponenti di assoluto rilievo nel panorama mafioso palermitano. Tra questi, spiccano i nomi di Francesco Nania, socio di Bacchi e, per un determinato periodo, anello di collegamento tra lo stesso Bacchi e le famiglie mafiose palermitane".
Il sistema ha generato "un enorme flusso di denaro contante che, ben presto, ha posto Bacchi nelle possibilità (o, necessità) di trovare nuovi canali d'investimento che gli consentissero di 'ripulire' il denaro e farlo rientrare nel tessuto economico legale. Da sottolineare, infine, la sua disponibilità a partecipare alla sanatoria per le sue 700 agenzie che, ove approvata, avrebbe previsto il pagamento di 10.000 euro per ogni punto gioco per un totale, quindi, di 7 milioni di euro.
Da considerare che gran parte della disponibilità economica di Bacchi era dissimulata mediante una rete di società, anche di diritto maltese, strutturate in modo da occultarne la reale proprietà e create grazie alla complicità di consulenti e professionisti (tutti arrestati per riciclaggio). Su richiesta della Procura, il Gip ha ordinato il sequestro per equivalente dei beni (sono compresi immobili, società, beni mobili ed altro) di Bacchi e del suo nucleo familiare fino alla concorrenza di più di 4 milioni di euro per i reati di riciclaggio e auto riciclaggio. Ha, inoltre, disposto il sequestro preventivo delle quote sociali e dell'intero patrimonio aziendale della Phoenix International Ltd, società di diritto maltese con cui stanno tuttora operando alcune agenzie di Bacchi entrate in sanatoria, e le quasi 50 agenzie, distribuite su tutto il territorio nazionale, che operano con concessione Phoenix.
Analogo ragionamento, seppur con dimensioni minori, vale per Francesco Nania, socio di Bacchi, il quale, grazie al prestanome campano Michele De Vivo (arrestato oggi), aveva fondato una società (World trading enterprises, sottoposta a sequestro) di import-export di prodotti alimentari verso gli Stati Uniti mediante la quale aveva in animo di 'invadere New York di pomodori'. Da non dimenticare che alcuni parenti di Nania, in particolare il cognato Vito Rappa, vivono negli Stati Uniti e gestiscono alcune pizzerie che operano con insegna Francesco's".
LO VOI - "L'indagine ‘Game over’ si occupa di questa materia e conferma gli allarmi lanciati dalla Banca d’Italia", afferma il procuratore capo della Dda di Palermo, Francesco Lo Voi, nel corso della conferenza stampa sull’operazione “Game over”.
 
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