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Pagano (Qlash): 'Su eSports regole e nessun proibizionismo'

  • Scritto da Sara Michelucci

Luca Pagano, ceo e co-founder del team eSports Qlash parla della differenza tra l'industria del poker e quella dei videogiochi competitivi. 

 

 

"Il mio passaggio dall'industria del poker a quella degli eSports mi ha permesso di mettere in risalto alcune analogie e differenze tra questi due settori". Parola di Luca Pagano ceo e co-fondatore del team Qlash, che si occupa di eSports. L'ex pro di PokerStars è stato relatore nel panel all'Ice di Londra sul settore dei videogiochi competitivi. "L'industria degli eSports è frammentata perché ogni gioco è un prodotto a se stante. Ha un'audience diversa tra un titolo e un altro, usa linguaggi diversi e canali social differenti. Questo crea complessità e le aziende che vogliono investire in tale industria devono analizzare attentamente i diversi segmenti che i vari giochi possono andare a colpire. Inoltre per quanto riguarda l'utenza, per i giocatori di poker il main driver è l'aspetto economico, mentre per gli eSports è l'accettazione sociale.

Essere considerati il numero uno dai compagni. I giocatori di videogame sono più 'tolleranti' rispetto ad altri players. I players di poker e scommesse sono visti senza pregiudizi e considerati alla pari. I videogiocatori hanno a che fare con l'aleatorietà e sono abituati a prendere decisioni critiche. Fa parte della loro educazione".
C'è chi considera in Italia il fenomeno come un pericolo e possibile catalizzatore di dipendenza. Cosa ne pensa? "Posso essere d'accordo se non sono regolati. Ma vietarli a prescindere non ha senso. Il proibizionismo non ha mai avuto credito e sui giovani ha l'effetto contrario. Serve invece regolamentare incanalando la passione dei giovani in maniera positiva. L'importante è che non si faccia partire una caccia alle streghe, magari per paura che gli eSports possano fagocitare altri settori dell'intrattenimento".
Cosa pensa della possibilità di scommettere sugli eSports? "Oggi è un fenomeno ancora piccolo e gli scommettitori non lo possono capire o apprezzare. Devono essere visti dalle aziende come investimenti a lungo termine. Potrebbero così essere associati anche ad altri prodotti, ma non nell'immediato. Le aziende devono iniziare oggi a investire per raccogliere i frutti tra 3/5 anni. Poi sarà difficile inserirsi".
I Millennials che target sono? "La differenza tra la mia e la loro generazione è enorme, maggiore di quella che c'è tra me e i miei genitori. Ancora maggiore è il gap tra Millennials e la generazione z. Quindi l'industria dei videogames è destinata a crescere e cambiare. Soprattutto con il mobile".

 

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