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Cirielli (Fdi-An): 'Sport e cultura a sostegno dell'ippica'

Edmondo Cirielli (Fdi-An) reputa necessario ridare dignità al settore, attraverso l'attuazione di un processo in grado di rilanciarlo.

L'attesa di un riordino del settore ippico italiano, con la messa a punto del decreto attuativo del Collegato Agricolo continua e il settore è alle prese con una situazione di incertezza che frena gli investimenti e non conferisce la possibilità di mettere a punto azioni concrete di rilancio. Ma cosa significa rilanciare il comparto a livello nazionale? Lo abbiamo chiesto al deputato Edmondo Cirielli (Fdi-An), il quale ha presentato anche una interrogazione sull'ippica: “Rilanciare l’ippica vuol dire ridare dignità ad un settore che è stato in passato e per molti anni un esempio positivo in tutto il mondo”.

Quali sono le misure più importanti da mettere in atto?

“Molte delle misure sono previste nella legge delega, ma ad oggi i decreti non sono stati ancora varati. Il primo relativo al sistema tecnico-giuridico, il secondo relativo alle scommesse”.

Che peso hanno gli ippodromi sul territorio nazionale in termini occupazionali, di indotto a livello turistico?

“Attualmente, gli ippodromi presenti o meglio le società di corse che dovrebbero essere l’espressione del sistema ippico, non hanno un peso rilevante in tal senso. Nel passaggio dal sistema concessorio a sovvenzionale gli spazi di manovra lasciati alle società si sono notevolmente ridotti impedendo, di fatto, alle stesse di poter agire come liberi imprenditori e questo, naturalmente, ha influito anche sul fronte occupazionale. Oggi, paradossalmente, il sistema sovvenzionale non avvantaggia le società di corse che investono nella loro attività”.

A livello nazionale, a suo avviso, cosa dovrebbe fare il governo per dare vigore all’ippica come sport e intrattenimento?

“Il governo deve varare i decreti, poi toccherà al nuovo organismo rilanciare il settore. Gli ippodromi si assumeranno l’onere, con proprietari e allevatori, di risollevare l’ippica, attraverso progetti sportivi, oltre che puntando sull’aspetto socio-culturale e formativo. Una buona formazione darebbe nuovo vigore e soprattutto restituirebbe quella dignità oggi cancellata, con nuove e importanti prospettive di sviluppo”.

Crede che gli ippodromi debbano essere luoghi diversi rispetto al passato, per attirare un target differente come le famiglie?

“Le famiglie devono vivere gli ippodromi come occasione di sport e devono diventare parte attiva del sistema, come avviene nelle altre discipline sportive”.

Le scommesse, a suo avviso, andrebbero riformate?

“La scommessa ippica è obsoleta e inesistente sul mercato. Non essere presenti comunicativamente significa marginalità del settore all’interno dell’industria dei giochi”.

È favorevole all’introduzione di altre tipologie di gioco, come bingo e slot machine, negli ippodromi?

“Non sono favorevole e appare strumentale e demagogico sostenere che il mondo ippico possa reggersi su altri tipi di giochi. Ad oggi, comunque, nulla va alla filiera, la quale non trae quindi nessun tipo di giovamento economico”.

Quanto conta riportare l’ippica ad un livello di credibilità anche in termini di sicurezza, legalità, lotta alle infiltrazioni criminali? Quali gli strumenti da mettere in campo?

“Il settore ippico potrà tornare agli antichi fasti solo se si riformerà il sistema attraverso un processo culturale che ne evidenzi il principio di disciplina sportiva. Occorre riformare la giustizia sportiva ippica come è avvenuto per le altre discipline, al fine di avere procedimenti più snelli ed efficaci”.

 

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