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Gioco pubblico: l'eterno ritorno della questione territoriale

30 aprile 2024 - 12:54

Nell'apparente 'silenzio' sul confronto fra Mef e Regioni sul riordino nazionale del gioco fisico, i Comuni continuano a legiferare sulla regolamentazione delle attività del comparto. I casi di Salerno e Terni.

Scritto da Fm
© Lance Asper / Unsplash

© Lance Asper / Unsplash

Tutto tace, almeno apparentemente, in merito ai lavori per il riordino del gioco fisico.

Per il momento infatti è ancora rimandata “a data da destinarsi” una nuova convocazione del tavolo fra il ministero dell'Economia e delle finanze e i rappresentanti di Regioni ed Enti locali, dopo l'espressione delle prime proposte sia da parte del Mef sia dal Gruppo tecnico delle regioni e delle province autonome sub area dipendenze.

Ma questo non vuol dire che il tema non cessi di essere di attualità.

Di riordino del gioco pubblico terrestre e di “questione territoriale” infatti si è parlato diffusamente in occasione della prima edizione di Ige – Italian gaming expo & conference organizzata da Gn Media a Roma, se ne parlerà il 15 maggio al Senato con la presentazione del nuovo libro dell'avvocato Geronimo Cardia, senza dimenticare le nuove esternazioni in materia del direttore generale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, Roberto Alesse, o i recenti provvedimenti varati da alcuni Comuni italiani.

A Salerno ad esempio il sindaco Vincenzo Napoli ha firmato un'ordinanza che regola l’orario di apertura e chiusura per le sale giochi, le sale scommesse e per gli esercizi aventi attività esclusiva o prevalente differente dal gioco, stabilendo le seguenti disposizioni: “1) Per le sale da gioco pubbliche e sale scommesse (tra cui anche bowling, sale bingo) aventi il gioco quale attività esclusiva o prevalente, e nelle quali è vietato l’accesso ai minori, l’osservanza del seguente orario: dalle ore 10.00 alle ore 02.00. 2) Per gli esercizi aventi attività esclusiva o prevalente differente dal gioco (bar, tabaccherie ecc...), e nei quali non è vietato l’accesso ai minori, l’osservanza del seguente orario: dalle ore 09.00 alle 12.30, e dalle 14.30 alle 23.00”.

Tale ordinanza “non si applica alle attività che abbiano installato esclusivamente apparecchi da gioco senza vincita in denaro e comunque agli apparecchi senza vincita in denaro installati all’interno dei pubblici esercizi – articolo 13 comma 8 della L.R. n. 2/2020”.

 

A Terni invece  la giunta comunale ha approvato lo “Schema di Regolamento per l’esercizio del gioco lecito” con l’obiettivo di "stabilire i criteri localizzativi e le limitazioni per l’apertura delle nuove strutture adibite al gioco che tengano conto della necessità di preservare le fasce sensibili della popolazione, contemperando le esigenze di rispetto della libera iniziativa economica e di tutela della concorrenza sancite dalla Costituzione e dall’Unione Europea con il potere dovere dell’Ente locale di salvaguardare valori costituzionali fondamentali, quali la salute e la quiete pubblica”.

Dando però mandato – ed è questo, forse, il punto più importante del provvedimento - alla Direzione Economia e lavoro, promozione del territorio, ambiente, di avviare una fase di concertazione con le associazioni di categoria sottoponendo lo schema di regolamento ai soggetti portatori di interesse, “per le eventuali osservazioni, nonché la predisposizione dei successivi atti amministrativi”.

A Potenza invece la maggioranza di centrodestra ha fatto mancare il numero legale all’ultimo consiglio comunale, per protestare contro la ricandidatura decisa a Roma del sindaco leghista Mario Guarente, facendo saltare quindi l'approvazione dei provvedimenti all'ordine del giorno, compreso il Regolamento sul gioco con vincita in denaro.

Episodi che concorrono tutti a evidenziare la necessità di “fare presto”, per dare finalmente un'uniformità nazionale a tutte le normative locali sul gioco, superando una volta per tutte la questione territoriale, che ora potrebbe essere aggravata dall'eventuale approvazione del  disegno di legge proposto e firmato da Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le autonomie, sull’Autonomia differenziata, che dividerebbe l’Italia in tante piccole repubbliche, mettendo in capo alle regioni la gestione di alcuni settori, compresa la tutela della salute, ambito nel quale ricade anche il gioco.

 

L'unica via da percorrere, lo ripetiamo da sempre, resta quella del dialogo e del confronto, come richiesto anche dalle principali associazioni di rappresentanza dal comparto.

 


 

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