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Legge Gap Piemonte, gli operatori: 'Pronti a dialogo con istituzioni'

  • Scritto da Fm

Le associazioni As.Tro e Sapar chiedono alla Regione Piemonte un dialogo per salvare i 15mila posti di lavoro minacciati dall'attuazione della legge sul Gap.

 


Bisogno di unità, necessaria per uscire da una situazione distruttiva per il settore. E' il messaggio che arriva dagli operatori del gioco all'indomani della seduta del Consiglio regionale del Piemonte che ha visto l'impegno a proseguire nell'attuazione della legge sul Gap che dal 20 novembre spegne oltre il 98 percento degli apparecchi installati sul territorio. Ma le associazioni As.Tro e Sapar preannunciano a Gioconews.it nuove iniziative per far ripartire il dialogo con le istituzioni.


NEGRO (AS.TRO): "NON SIAMO LOBBISTI" - "Stiamo valutando cosa fare e ci siamo presi del tempo per farlo, senza peggiorare una situazione di per sè già drammatica. Pensiamo ad una manifestazione che riunisca i rappresentanti e i lavoratori del settore, o ad un convegno in cui esporre il nostro punto di vista", afferma Mario Negro, presidente onorario dell'associazione As.Tro. "Quanto alle dichiarazioni fatte ieri dal presidente della Regione, Sergio Chiamparino, in cui ha puntato il dito contro chi ha criticato la legge regionale sul Gap al convegno organizzato ad aprile da As.Tro al Museo dell'automobile di Torino, siamo dispiaciuti, ma se fosse intervenuto avrebbe potuto esprimere le sue rimostranze di persona. Abbiamo chiesto di incontrarlo più volte, speravamo ci fosse di fronte a un tema così caldo a livello occupazionale. E allo stesso modo ci spiace che parli dell'industria del gioco come di una lobby: noi non siamo lobbisti, qua ci sono solo associazioni che rappresentano le istanze del settore e hanno anche promosso studi a loro spese per dimostrare che su Torino e Chieri il distanziometro previsto dalla normativa regionale non si limita a regolamentare il gioco, come sostenuto dal Consiglio, ma lo espelle proprio".
 

VALENZANO (SAPAR): "MANCA MAPPATURA DEI COMUNI" - Sulla stessa linea anche Davide Maria Valenzano, dell'associazione Sapar. "Si è instaurato un bel clima di collaborazione con le associazioni, abbiamo trovato un'unione di intenti che è essenziale di fronte ad una situazione grave come questa. Non possiamo stare fermi ad aspettare con le mani in mano, ma nello stesso tempo siamo fiduciosi del fatto che qualcosa debba cambiare velocemente. Tutti i Comuni sono dubbiosi su come procedere, e l'approvazione dell'ordine del giorno di ieri che chiede la piena attuazione della legge attraverso il sostegno ai Comuni nell'applicazione della normativa fa presumere che l'esigenza di compiere la mappatura del gioco nei territori conceda tempo per capire quali sono i luoghi sensibili per i Comuni. C'è tanta confusione a riguardo, e forse tali luoghi sensibili non sono così 'evidenti' come pensava chi ha scritto la legge. Come Sapar stiamo portando avanti tutte le azioni legali possibili per far valere i diritti dei nostri associati e continuiamo a tenere in piedi il rapporto con le istituzioni, nella speranza che ci permettano di uscire da questo empasse distruttivo.
Vogliamo spiegare le nostre ragioni a un pubblico che non sia di parte o abbia già dei pregiudizi perche è quello che viviamo ogni giorno, facciamo fatica a far capire che la nostra è un'attivita legale".
 
 

I NODI DA SCIOGLIERE - La strada da percorrere, quindi, è quella della manifestazione di piazza, ma all'insegna del dialogo più che della protesta, o di un convegno che consenta di affermare le posizioni degli operatori, che rischiano la perdita di circa 15mila posti di lavoro.
Nel frattempo alla Regione Piemonte resta da sciogliere il "nodo" dell'attuazione della legge, stretta fra l'attesa della legge di Stabilità - che all'articolo 90 chiede alle Regioni di adeguare "le proprie leggi in materia di dislocazione dei punti vendita del gioco pubblico all'intesa sancita in sede di Conferenza unificata in data 7 settembre 2017" - e il ritardo dei Comuni nel mappare la diffusione degli apparecchi nel proprio territorio di competenza e individuare i luoghi sensibili nelle cui vicinanze vietare l'installazione.
 
 
IL PLAUSO DELLA CONSULTA ANTIUSURA - Intanto, la scelta della Regione Piemonte di andare avanti per la propria strada incassa anche i favori della Consulta Nazionale Antiusura, con le dichiarazioni del presidente, monsignor Alberto D'Urso. "Un atto coraggioso ha intrapreso il presidente Sergio Chiamparino, con il quale ha accolto le preoccupazioni che le Fondazioni Antiusura operanti in Italia hanno urlato a gran voce ai rappresentati del Governo, delle Regioni e dei Comuni. In tutte le maniere, tramite i mass media, gli incontri pubblici, abbiamo spiegato che l'accordo siglato dall'onorevole Baretta in sede di Conferenza Unificata Stato- Regioni- Enti locali  sul riordino del settore giochi non avrebbe portato ad alcuna riduzione del consumo di azzardo. Con piacere  dunque accogliamo che alcune Regioni e alcuni Comuni abbiano preso le distanze da quell'accordo".
 
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