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Gioco legale e normativa locale, Governo e Regioni a confronto a Roma

  • Scritto da Redazione

A Roma la presentazione del libro 'La questione territoriale', di Geronimo Cardia, con il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta: gioco e leggi locali al centro.

 

Roma - La contrapposizione tra la normativa territoriale e quella nazionale sul gioco pubblico italiano, e il suo possibile superamento, è il filo rosso che tiene insieme la raccolta di articoli che ha dato vita al libro 'La questione territoriale. Il proibizionismo inflitto al gioco legale dalla normativa locale' a cura dell'avvocato Geronimo Cardia. Si tratta di una raccolta di interventi e scritti a partire dal 2011, che offrono un quadro chiaro ed esaustivo delle varie normative regionali e comunali sul gioco e del loro rapporto con la regolamentazione statale. Il volume, presentato in anteprima oggi, giovedì 21 aprile, nella Sala Michelangelo del Boscolo Exedra di Roma, in Piazza della Repubblica, è stato realizzato dalla casa editrice Gn Media con il supporto di Novomatic Italia.

Partecipano all’incontro, insieme all’autore Geronimo Cardia, il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, a cui è stata affidata la prefazione del libro; il direttore di Gioco News e coordinatore del progetto editoriale, Alessio Crisantemi, insieme ai rappresentanti degli enti locali: il vice presidente della Commissione Cultura della Regione Lazio Olimpia Tarzia, l'assessore all'Economia della Regione Lombardia Massimo Garavaglia e il segretario della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, Marcello Mochi Onori

Per una discussione su un tema decisamente 'caldo' quando si parla di gioco pubblico in Italia, anche e soprattutto in vista della imminente Conferenza unificata dedicata alla materia. Ragion per cui l'opera è stata accolta con entusiasmo dagli interessati.
IL COMMENTO DI PIER PAOLO BARETTA - “Come può lo Stato intervenire per favorire una corretta gestione del gioco pubblico? È possibile trovare un punto di equilibrio nell’offerta di gioco che evidenzi gli aspetti “ludici” e non quelli “ludopatici”? Ci sono le condizioni per un accordo tra lo Stato ed Enti locali su una materia così delicata e controversa? A queste domande è dedicato il bel libro di Geronimo Cardia. La pretesa non è quella di dare un “verdetto”, come opportunamente ricorda Alessio Crisantemi nel preambolo al libro. Eppure, attraverso la lettura della realtà legislativa che il libro ripercorre, si intravedono le strade da imboccare. Una prima risposta ci viene dalla conferma della riserva statale in materia di giochi che, prima ancora che nella raccolta di risorse finanziarie, si sostanzia nella esigenza di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica e, contemporaneamente, di contrastare le varie forme di illegalità di un fenomeno, quale il gioco e le scommesse, che è insito nella società. Il panorama che abbiamo davanti non è dei più allettanti: i cambiamenti conseguenti alla evoluzione tecnologica e alle condizioni internazionali di mercato, soprattutto nell’industria del gioco, non sono sempre stati adeguatamente accompagnati da un corrispondente quadro regolatorio che, nel giusto tentativo di porre freno al diffondersi indiscriminato del gioco illegale, governasse nel contempo, la crescita del disagio sociale. Lo scorso anno il tentativo di intervento normativo di riorganizzazione del settore dei giochi, sebbene condiviso ampiamente da tutte le parti sociali, purtroppo non è andato in porto e, successivamente, a delega scaduta, si è cercato di salvaguardarne almeno gli aspetti essenzialmente necessari, volti ad una maggiore tutela della fede e della salute pubblica e, non lo nego, a salvaguardare le altrettanto necessarie entrate erariali. Non è un caso, quindi, che nella legge di Stabilità per il 2016, oltre alle regole più specificamente tecniche di riordino del settore, si sia provveduto a sistematizzare, codificandolo, l’accordo degli enti locali per definire i criteri di distribuzione e concentrazione territoriale dei locali adibiti al gioco autorizzato. Si scelta come sede privilegiata quella della Conferenza Unificata, nel tentativo di rendere coerente ed omogenea, ma anche legittima e ordinata, la voce di tutti gli enti locali. Oggi assistiamo, infatti, al proliferare di regolamentazioni locali, per lo più restrittive nei confronti del gioco. Il libro di Cardia ci dà una panoramica esaustiva del fenomeno. Ed è proprio l’assenza di un quadro regolatorio a livello nazionale che ha legittimato gli interventi locali, basati fondamentalmente sui “distanziometri” e sulle limitazioni agli orari di apertura delle sale. Se una regolamentazione appare necessaria, tuttavia, l’approccio “proibizionista” non risolve il problema perché, in genere, ha come conseguenza ovvia e reale il consolidamento dell’offerta illegale, o ai limiti della legalità, offerta che continua la sua attività indisturbata, attraverso prodotti senza regole e senza controlli e, come tali, potenzialmente idonei ad accrescere il fenomeno più negativo, proprio quel rischio di ludopatia, che stiamo tutti combattendo. Tale problematica è stata più volte discussa anche nel confronto e nella riflessione con le associazioni che si occupano di disagio e con molte amministrazioni locali. Quello che emerge è che nel determinare una condizione di gioco il più possibile controllato, che si ponga come barriera contro l’illegalità, vanno definite regole che consentano una gestione concordata del gioco legale. In questa ottica ci siamo mossi decidendo nella legge di Stabilità una riduzione di almeno il 30 percento delle “macchinette”. Per concludere, nella considerazione degli attuali sviluppi delle varie normative territoriali, sicuramente preventive e restrittive rispetto ad un’evoluzione del gioco incontrollata, quale era quella cui si è approdato negli ultimi anni, appare oggi quanto mai necessario, un disegno organico che preveda da un lato maggiori e pressanti controlli contro la rete illegale, strumento per il riciclaggio di denaro e di interesse specifico della criminalità, dall’altro un’omogenea distribuzione sul territorio delle sale dedicate al gioco autorizzato e legale per una maggiore tutela delle fasce più deboli della popolazione, i minori innanzi tutto”.
 
L'INTERVENTO DI GERONIMO CARDIA – “È dal 2011 che gli operatori del gioco legale cercano di mettere in luce in tutte le sedi (giudiziali, culturali, giornalistiche) quanto la normativa prodotta dalle realtà territoriali (Regioni, Province, Comuni e questi ultimi con o senza copertura normativa provinciale o regionale) in merito alla distribuzione e alle modalità di distribuzione del gioco legale presenti caratteri di inadeguatezza, inapplicabilità oltre che di illegittimità, con tutte le conseguenze sul piano degli effetti. Il tema è di rilievo in quanto, benché la vicenda interessi solo apparentemente la normativa territoriale, a ben vedere il fenomeno è ormai diffuso a macchia d’olio sull’intero territorio dello Stato. Le leggi regionali e provinciali anti gioco legale sono tante. I provvedimenti comunali anti gioco legale sono ancora di più. Il tema è di rilievo perché interessa un’intera realtà industriale con tutte le forze occupazionali che negli anni sono state coinvolte: gli operatori del gioco legale colpiti dalla normativa sono tutti indistintamente coinvolti, a secondo dell’iniziativa adottata, i concessionari di Stato, i gestori, i gestori di sala, gli esercenti del comparto delle cosiddette slot, delle video-lotterie, delle scommesse, del bingo, senza esclusione alcuna. E con loro tutti i fornitori di tecnologia, i produttori e l’intero indotto. Il tema è di rilievo perché una buona e giusta regolamentazione - al pari di una non buona o ingiusta regolamentazione - del gioco legale ha inevitabilmente impatto e riflessi su profili di interesse generale quali la salute, l’ordine pubblico e, perché no, il gettito erariale. (…) Quel che a gran voce si cerca di fare intendere ormai dal 2011, è che le misure adottate, anziché regolamentare la distribuzione e la modalità di distribuzione del gioco legale di fatto, anche disattendendo gli scopi di volta in volta esplicitati, vietano, proibiscono la distribuzione del gioco legale, in chiaro contrasto con la normativa nazionale che da tempo ha compiuto la scelta della regolamentazione, della disciplina, per carità sempre migliorabile, piuttosto che quella del proibizionismo”.
PAROLA A REGIONI E PROVINCE AUTONOME - “Non sfugge la delicatezza dei temi che dovranno essere affrontati e disciplinati, ma è importante che si imbocchi seriamente la strada della prevenzione e del contrasto alla ludopatia – spiega il Segretario Generale della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, Marcello Mochi Onori - Certamente occorre un salto di qualità negli interventi, ma serve soprattutto una strategia condivisa tra Governo, Regioni ed Enti locali. L'obiettivo è quello di migliorare  i livelli di sicurezza della tutela della salute, dell'ordine pubblico, della pubblica fede dei giocatori  e di prevenire il rischio di accesso ai minori”.
IL CONTRIBUTO DI ALESSIO CRISANTEMI – “Non v’è dubbio, per la salvaguardia del mercato, e dell’erario, di conseguenza, che è del tutto prioritario l’obiettivo di ristabilire il corretto equilibrio tra i diversi livelli in cui si esprime lo Stato. In un perfetto esercizio di sussidiarietà: principio che è venuto meno, negli ultimi anni, a causa di troppi errori ed evidenti carenze, da un lato e dall’altro, all’interno delle quali si trovano a operare gli oltre 120mila addetti che costituiscono l’indotto dei giochi. Un comparto industriale di primaria importanza, è evidente, non soltanto per il ruolo economico e occupazionale ma anche per quello di baluardo della legalità in un mondo altrimenti dominato dall’offerta fuori controllo. E per le conseguenze di carattere sociale che derivano in maniera diretta dalla sua organizzazione (o che deriverebbero, peggio ancora, da un’inefficace o addirittura inesistente regolamentazione, come accade ancora oggi in altri Paesi)”.
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