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Gioco patologico, questa legge s'ha da fare

Calabria, Sardegna e Sicilia sono le uniche regioni a non avere ancora una normativa sul Gap, ma l'intesa sui giochi potrebbe colmare questa mancanza una volta per tutte.

 

Che fine faranno le proposte di legge regionali attualmente in discussione dopo l'intesa sul riordino dell'offerta di gioco in Conferenza Unificata di settembre? È una delle tante domande che aleggia fra i politici locali in vista del decreto attuativo dell'intesa. Gioco News lo ha chiesto ai diretti interessati: i consiglieri e gli assessori di Calabria, Sardegna e Sicilia.


CALABRIA - Per la Calabria, che ha inserito le sue norme sul Gap  nella proposta di legge "Interventi regionali per la prevenzione ed il contrasto della criminalità organizzata e per la promozione di una cultura della legalità e dell'economia responsabile, a rispondere è Arturo Bova, presidente della Commissione contro la ‘Ndrangheta e primo firmatario del testo. "Dopo l'approvazione della commissione Affari istituzionali, compresi i 18 emendamenti presentati, manca soltanto il sì della commissione Bilancio ma ormai è un dato formale perché i dipartimenti hanno trovato la copertura, dopo un lavoro di sei mesi, pari a 6 milioni di euro. C'è già un'approvazione di fatto: non la portiamo subito in commissione Bilancio in quanto essendo una copertura importante necessita l'ok del Bilancio per l'esercizio finanziario 2017 che è in programma a gennaio 2018. Perciò la legge sarà calendarizzata o nella stessa seduta di Consiglio per l'approvazione del bilancio o in quello che si terrà dopo due o tre giorni, quindi al massimo entro gennaio".

Bova poi entra nel merito dell'intesa fra Governo ed enti locali. "Si tratta di un grandissimo passo in avanti per quanto riguarda il contrasto al Gap; certo non è proprio la panacea perché per la limitazione degli orari di apertura sono previste solo sei ore: si potrebbero verificare casi in cui ad esempio una sala chiude dalle 2 di notte alle 8 del mattino e avrebbe comunque adempiuto al precetto legislativo, e non è questo ciò che si chiedeva.
Ma il fatto che sia stato riconosciuto alle Regioni, agli enti locali di adottare provvedimenti in materia di restrizione sotto il profilo temporale e spaziale delle attività di gioco, prevedendo anche le distanze obbligatorie dai luoghi sensibili, è un grande passo in avanti. Anche noi nella nostra proposta di legge prevediamo che ci sia una distanza di almeno 300 metri per i Comuni sotto i 3mila abitanti e di almeno 500 per quelli sopra, da luoghi di culto, di aggregazione, scuole, sportelli bancari, compro oro: di fatto, un provvedimento applicato in questi termini sarebbe un forte argine alla presenza nei centri abitati di apparecchi per il gioco. Su questo, fra l'altro, ci sono già stati degli incontri con le associazioni di categoria, ne promuoverò altri perché capisco la difficoltà in cui andranno a trovarsi gli esercizi commerciali che hanno al loro interno le slot, come i bar e le tabaccherie. Questa limitazione sarà molto importante e comunque l'accordo Governo-enti locali è fondamentale: è ovvio che bisognerà intervenire anche sulla tassazione dei ricavi delle attività di gioco. Si è capito che il contrasto al Gap è un obiettivo primario, principale, per cui accontentiamoci di questo. Prendiamo per il momento questo risultato però lavoriamo un po' tutti, a cominciare dai Consigli regionali, per fare in modo che il Parlamento intervenga. Quanto al nostro testo, non cambierà assolutamente niente, visto che aveva già previsto i parametri stabiliti dall'intesa in Conferenza Unificata. Nella nostra legge inoltre figura un 'no slot day', la giornata con tutte le scuole della Calabria, poi registreremo il marchio ' no slot' e tutti gli esercenti che lo adotteranno e rinunceranno agli apparecchi da gioco usufruiranno di agevolazioni fiscali e acquisiranno di diritto il presupposto indispensabile per accedere a qualsiasi finanziamento regionale o patrocinio a titolo gratuito. Quelli eventualmente già in corso verranno revocati.
Oltre a ciò la legge calabrese punta moltissimo sulla formazione di una cultura di contrasto al gioco patolofico, quindi è l'intera normativa che è permeata di questo aspetto. Più che alla repressione noi puntiamo alla prevenzione, a campagna di informazione con iniziative nelle scuole per avvisarli dei rischi connessi,
Tutti coloro che vorranno aprire una sala da gioco o installare apparecchi nei propri esercizi dovranno frequentare dei corsi di formazione, abbiamo già un accordo con la Camera di commercio", conclude il presidente della Commissione contro la ‘Ndrangheta.
SARDEGNA - Normativa ancora lontana dall'approvazione in Sardegna, come riferisce Francesco Agus, consigliere regionale appartenente al Gruppo Misto e firmatario di una delle due proposte di legge sul tema presentate nel 2014 e mai calendarizzate (l'altra è quella di Salvatore Demontis, nelle file del Partito Democratico).
"Le proposte sono ferme perché in questi mesi la commissione Sanità è alle prese con la riforma della rete ospedaliera. Si deciderà cosa fare al termine di questa riforma, posto che il testo non è ancora stato inserito all'ordine del giorno.
La discussione è ancora in fase embrionale: sarà la commissione ad affrontare i problemi. Probabilmente il testo potrebbe cambiare alla luce dell'intesa in Conferenza Unificata ma per ora non si sta pensando a questa eventualità. Per quanto mi riguarda credo che ormai sia più probabile, per motivi di tempo, che la Sardegna si doti semplicemente della legge statale".
Sullo sfondo anche l'impegno della giunta regionale che la scorsa primavera ha promesso, rispondendo ad un'interrogazione dello stesso Agus,  ha promesso di intervenire al più presto nel riordino del sistema della tutela delle patologie da gioco con una delibera che includerebbe nel bilancio regionale una spesa annua di svariate centinaia di migliaia di euro per la prevenzione e la cura della patologia.
SICILIA - Per la Sicilia, in attesa di quanto deciderà la giunta Musumeci, a dare delucidazioni sulla materia è l'assessore uscente alla Salute Baldo Gucciardi."Siamo abbastanza soddisfatti dell'accordo in Conferenza Unificata, poteva prevedere una maggiore riduzione dei punti vendita e nuovi criteri per la distribuzione territoriale per garantire livelli di sicurezza per la salute dei cittadini. Gli enti locali potranno esercitare i poteri conferiti dallo Stato, decidendo in modo concreto la distribuzione dell’offerta di gioco nel proprio territorio in base alle esigenze sociali e sanitarie con riduzione della diffusione del Gap.
Seguendo le indicazioni stabilite con l’intesa, sulla base dell’articolo 14 dalla delega fiscale, con la riduzione di almeno il 30 percento delle Awp in circolazione, la determinazione di un numero massimo di sale e di corner per le scommesse, la riduzione di spazi pubblicitari, l’innalzamento del Preu ci permette di poter effettuare i controlli sul territorio e strutturare una legge, in termini chiari, sul gioco. Esistono già alcune proposte generiche, con l’accordo raggiunto in commissione riusciremo a proporre una legge che risponda alle esigenze dei cittadini e della Regione Sicilia", commenta Gucciardi.
"Sicuramente dovranno essere consultate associazioni, operatori del settore per comprendere meglio la realtà regionale, gli enti locali su proposte che rispettino l’accordo raggiunto a salvaguardia degli investimenti fatti ma soprattutto della salute dei giocatori sia problematici che non, al fine di costruire un percorso condiviso dalle varie parti.
Dall'altro canto il Governo deve incrementare le risorse per la prevenzione e cura del Gap, possibilmente utilizzando parte dei ricavi della tassazione sul gioco anche per il potenziamento dei servizi sanitari (SerD) che attualmente sono gli unici deputati alle cure della patologia", conclude l'ex assessore.

 

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