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Scommesse virtuali e sportive, così lontane, così vicine

  • Scritto da Sonia Biondi, Market & Consumer Understanding Business Unit Manager Doxa

Le scommesse sportive ‘tradizionali’ e quelle sugli eventi virtuali rappresentano due mondi simili eppure decisamente distinti tra loro. A studiare differenze e similitudini è l’istituto di ricerche Doxa.

Dopo un’analisi di lunga durata condotta da Doxa sul settore del betting italiano e sui prodotti ad esso collegati, si sono voluti mettere a confronto due diversi giochi che partono da una stessa matrice, che è appunto quella delle scommesse. Il significato italiano del termine 'scommessa' vuol dire: “azione dall'esito incerto o con carattere di sfida” che, se traslato al giocatore, riporta ad un gioco che in qualche modo o sfida l’avversario o sfida se stesso sfidando il gioco. Abbiamo quindi voluto comprendere quanto questa “sfida” sia importante nel giocare alle scommesse virtuali piuttosto che alle scommesse sportive, o se invece siano altri i criteri che creano l’appeal dei due prodotti di gioco. Nella ricerca condotta abbiamo dunque chiesto di assegnare degli aggettivi e delle caratteristiche ai due giochi, ed il risultato dell’analisi ci fornisce una spiegazione motivazionale del cosa si ricerca mentre si gioca, e del perché ci si dedica proprio alla scommessa virtuale piuttosto che a quella sportiva.

Il giocatore del ‘virtual betting’, in particolare, si mostra fortemente fidelizzato al gioco in virtù della sua natura aleatoria ed imprevedibile, ed alla sua connotazione fortemente ludica rappresentata dalla velocità di esecuzione, dall’immediatezza dei risultati e dal basso investimento economico richiesto. Per il giocatore, quindi, il virtual rappresenta un gioco di facile fruizione ed è proprio questa sua immediatezza che ne determina il forte appeal, e non è la sfida il cardine di esso. Le occasioni di gioco sono costanti, appositamente dedicate al virtual, spesso solitarie e ricorrentemente legate ad attività del quotidiano (es: la pausa pranzo, il passaggio in sala all’uscita del lavoro, il caffè con l’amico) e consentono una pillola di adrenalina immediata e leggera nel 'qui e ora'. Le aggettivazioni che più lo connotano sono “mi diverto in maniera semplice”, e allo stesso “posso vincere qualcosa”, dando così la sensazione di poter coniugare il divertimento all’adrenalina della vincita. Ebbene, è proprio l’adrenalina, insieme alla possibilità di provare suspense, che costituisce il trait d’union tra scommesse virtuali e scommesse fisiche.
Anche se il tempo dell’adrenalina delle fisiche è decisamente più prolungato rispetto al tempo ristretto delle virtuali. L’impiego del tempo nelle scommesse fisiche è più paziente ma anche più saccente, uno scommettitore sa che deve impegnarsi, informarsi e che il gioco stesso richiede una certa competenza, che “mostra” verso il giocatore virtuale come una marcia in più, e che gli piace mostrare anche all’interno dell’agenzia in cui gioca. È per questo che lo scommettitore non ama giocare in solitudine, a differenza dello scommettitore virtuale, perché vuole ostentare a tutti la sua conoscenza alla quale è arrivato impiegando tempo appunto. E poi lo scommettitore sa di dover aspettare, il suo tempo di gioco è più dilatato perché ovviamente deve attendere il momento della partita reale. Ma cosa è dunque che consciamente o inconsciamente fa scattare la voglia di giocare?
Potrà apparire strano ma una larga parte del campione ci risponde: “Quello che mi piace è il mettermi alla prova sfidando il gioco”, ed alla nostra domanda “ma come sfidare il gioco? Lei scommette su partite reali, o su gare di cavalli, come può pensare di sfidare il gioco?”. La risposta, solo apparentemente incoerente, si rivela invece molto più sensata di quello che potrebbe sembrare: perché se analizzo, leggo, mi informo, guardo le statistiche e seguo la preparazione atletica, metto in campo insomma tutto ciò che so, metto alla prova la mia preparazione e sfido non solo il gioco delle scommesse, ma proprio il gioco del calcio: più adrenalina di così!

 

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