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Cassazione: 'Cessione rete, tribunali dimostrino discriminazione'

19 aprile 2018 - 13:55

Secondo la Corte di Cassazione sta ai tribunali accertare che la cessione della rete prevista dal bando Monti per le scommesse non sia discriminatoria per Stanleybet.

Scritto da Fm
Cassazione: 'Cessione rete, tribunali dimostrino discriminazione'

"La motivazione dell'ordinanza impugnata è gravemente carente, perché si limita ad un breve cenno sulle modalità di calcolo scelte da ciascuna delle tre consulenze - contenenti separati pareri di accademici di diritto commerciale ed aziendale - inerenti l'entità del danno che deriverebbe al concessionario, in una prospettiva ex ante, per l'ipotesi di applicazione della misura ablatoria di cui all'art. 25 dello schema di convenzione di cui alla procedura di evidenza pubblica bandita ai sensi dell'art. 10, comma 9-octies del d.l. 16/2012, anche avuto riguardo alle determinazioni che l'impatto dell'applicazione della previsione potrebbe assumere nelle determinazioni di un operatore razionale. A fronte dell'elaborazione contenuta nelle consulenze di parte, il provvedimento, anziché analizzare (per ricavarne la verifica del soddisfacimento dei criteri indicati dalla Suprema Corte) gli esiti dei pareri, che seppure seguendo percorsi diversi, giungono tutti a definire antieconomica l'attività, afferma un'evidenza del tutto ingiustificata dal punto di vista argomentativo".

 

Così la Corte di Cassazione motiva la decisione di annullare con rinvio al Tribunale del riesame di Salerno l'ordinanza con cui lo stesso ha rigettato la richiesta di riesame avverso il provvedimento del Gip di sequestro preventivo di alcune attrezzature informatiche per la ricezione e trasmissione di scommesse, pronunciato nei confronti di un esercente quale prestatore di servizio in Italia della Stanleybet Malta. Oggetto del contendere la cessione gratuita della rete a fine concessione prevista dal bando Monti per le scommesse del 2012 e ritenuta in contrasto con i principi comunitari dalla Corte di Giustizia europea.

Secondo i giudici "deve ritenersi che la prova della sussistenza dei presupposti della misura cautelare richiesta incomba, non diversamente della prova fondante l'accertamento di responsabilità, sulla parte pubblica che chiede l'emissione o
insiste per il mantenimento della misura cautelare, non potendo pretendersi che per evitare una restrizione della libertà, ancorché economica, sia la parte che la subisce a dover fornire la prova del mantenimento del suo diritto a fronte dell'esigenza di assicurare, attraverso la misura, l'esito delle indagini o del procedimento".
 

"L'argomentazione del Tribunale del riesame di Salerno, pur affermando in via preliminare l'onere del pubblico ministero di dare la prova dell'esistenza del fumus, ritiene legittimità dell'ordine cautelare fondato sulla mera corrispondenza fra la situazione di fatto e la norma incriminatrice, sostanzialmente affermando che laddove manchi l'autorizzazione di cui all'art. 88 Tulps, a causa della mancata concessione da parte dell'Aams, per ciò solo la misura deve ritenersi legittima, spettando alla parte che la subisce il compito di dimostrare che le disposizioni normative che impongono determinati requisiti per il suo ottenimento sono sproporzionate rispetto alla scopo prefisso dalla legge. Cioè, in buona sostanza e per il caso di specie, l'antieconomicità virtuale dell'attività e quindi della partecipazione alla gara.
Al di là della valutazione circa la fondatezza astratta della censura, stante l'onere del pubblico ministero di dimostrare la preesistenza dei presupposti concreti dell'emissione della misura alla sua assunzione, vi è che, in questo caso, il ricorrente ha comunque fornito gli strumenti per consentire al giudice del riesame la diretta valutazione del presupposto idoneo a condurre alla disapplicazione della norma, producendo tre consulenze di parte rivolte alla dimostrazione dell'antieconomicità della partecipazione al bando per l'ottenimento delle concessioni".
 

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