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As.Tro alla Regione Emilia Romagna: "Settore gioco mira a garantire elevato livello di sicurezza"

  • Scritto da Sm
  • Published in Generale

Oggi As.Tro , anche in rappresentanza di Sistema Gioco Italia ha partecipato all’udienza conoscitiva indetta dalla assemblea legislativa della regione Emilia Romagna. L’associazione ha depositato un documento di analisi presso la Commissione assembleare Politiche per la Salute e Politiche Sociali. “In Emilia Romagna – si legge - i dati di sistema sono i seguenti: 84 imprese di gestione di apparecchi da gioco a premio, impegnate complessivamente alla conduzione in esercizio di circa 37.500 new slot (1/11 dell’intero parco-nazionale dei congegni di detta tipologia) , la cui base occupazionale globale si attesta sull’ordine delle 1.100 unità. 

21 imprese di costruzione – distribuzione di apparecchi e relativa componentistica di ricambio, la cui base occupazionale globale si attesta sull’ordine delle 400 unità;  1 Concessionario di Rete aggiudicatario della nuova concessione indetta per il periodo 2013-2021 per la gestione telematica dei congegni da gioco a premio in denaro;  3.505 esercizi pubblici in cui è presente – a vario titolo – l’offerta di gioco a mezzo di apparecchi per il gioco lecito; 282 sale attive per il gioco lecito “dedicato”, e quindi autorizzate dalla competente Questura, in cui lavorano almeno 600 persone. 4.600 controlli effettuati dall’Agenzia dei Monopoli all’interno del circuito legale di gioco, con incidenza di verifica “positiva” di ispezione pari al cinque per mille.

In data 23 aprile 2013  si è tenuta un’audizione conoscitiva presso la Provincia di Bologna, in cui l’ASL dell’area metropolitana (rappresentata dal dott. Gambini) ha ufficializzato la presenza complessiva di 41 persone “assistite” dai servizi sanitari per dipendenza da gioco patologico (0,006% della popolazione), alcune delle quali di “nuova entrata”, altre in fase di prosecuzione del trattamento iniziato nell’anno precedente .

La spesa di gioco emiliano-romagnola relativa alle slot (comma sei lett. A dell’articolo 110 Tulps), incide mediamente sull’ordine dell’8,5% del totale nazionale; per l’anno 2012 ciò equivale a circa 550 milioni di euro . Altri e differenti dati sul punto sono quindi privi del “conforto” del riscontro.

A livello nazionale, il dato più sensibile riguarda la complessiva spesa di gioco, ovvero il differenziale tra l’importo ”introdotto” per l’attivazione del congegno e il “restituito” dai congegni a stessi a termine della singola partita. Per quanto riguarda gli apparecchi della tipologia slot  la spesa effettiva registrata – a livello nazionale - nel 2012, dalle reti telematiche  è stata di 6,5 miliardi, a fronte dei 7,403 miliardi censiti nel 2011. Per l’anno 2012, a tale spesa effettiva è corrisposto un “saldo erariale” di 3,2 miliardi di euro e un fatturato complessivo di filiera (Concessionari + gestori proprietari di apparecchi + esercizi pubblici) pari a 3,3 miliardi di euro. E’ quindi corretto “fotografare” il fenomeno della propensione al gioco ai congegni “new slot” in termini di evidente regressione, peraltro confermata dai dati telematici del primo trimestre 2013.

E’ altresì doveroso sottolineare come la pressione erariale “sul gioco”, che già equivale all’intero fatturato di comparto, si somma poi alla ordinaria tassazione sulle singole attività, sia a livello di tributi locali che di imposte statali.

Per quanto riguarda i congegni della tipologia Vlt, disciplinati dall’articolo 110 comma sei lett. B) del Tulps, il dato nazionale della spesa effettiva riflette il progressivo posizionamento “a terra” dei diritti acquistati nel 2009 e quindi la progressiva apertura di quei locali “speciali” autorizzati all’installazione di detta categoria di apparecchi (sale dedicate al gioco lecito autorizzate dalla Questura ai sensi dell’articolo 88 del Tulps) .

Nel 2011 la spesa effettiva si assestava sull’ordine di 1,8 miliardi di euro, mentre nel 2012 si registra (a fronte dell’aumento dei congegni installati e delle sale allestite) il dato di 2,1 miliardi di euro.

Il dato “giornalistico” dei c.d. 80 miliardi di euro di “fatturato” dell’industria del gioco lecito è quindi frutto di una mistificazione ideologicamente orientata e finalizzata confondere le “idee” sulle effettive priorità del Paese. Il fatturato dell’industria del gioco lecito coincide con la “spesa” del giocatore, ovvero con il differenziale tra “prodotto venduto” e “premio erogato”, operazione non complicata, ma di cui non vi è traccia nelle relazioni di accompagnamento ai progetti di legge in esame, purtroppo recettive delle sole evidenze mediatiche. 

All’industria del gioco lecito è stata principalmente rappresentata la criticità socio-ambientale degli effetti derivanti dal “gioco eccessivo”, ovvero pratiche di accesso ai servizi/prodotti di gioco che generano “dipendenza del consumatore” o comunque patologie comportamentali. La predetta criticità è oggi oggetto di un programma nazionale volto a “fotografare” la situazione dal punto di vista “statistico/epidemiologico” e – conseguentemente – predisporre la più opportuna rete di prevenzione e cura sanitaria. La legge n. 189/2012, infatti, ha riconosciuto il G.A.P. come malattia e presuppone il censimento del fenomeno per organizzare le strutture e predisporre la rete dei servizi. A tale scopo è stato istituito (ed è già operativo) l’Osservatorio nazionale sulle dipendenze da gioco, coordinato dalla Presidenza del consiglio dei Ministri (Dipartimento antidroga) e dall’Agenzia del Monopolio, ed è insediato presso la Direzione Generale di quest’ultima.

Il “non encomiabile” confronto di cifre tra i sostenitori dei 3 milioni di malati  di Gap, e i sostenitori della “base di assistiti dalle strutture” come criterio di riferimento , è quindi destinato a terminare entro l’anno. Per “l’industria responsabile”, per l’Amministrazione Finanziaria, per tutte le Istituzioni Locali serie, anche un solo malato di Gap deve essere motivo di apprensione.

 Lo scrupolo, tuttavia, con cui si deve rappresentare il fenomeno Gap (che grazie all’Osservatorio sarà presto “fotografato” dall’unica entità per legge deputata a farlo), risponde ad una “esigenza di sistema”. Al cospetto di ‘milioni di malati’, il gioco lecito sarà indubbiamente ri-visitato integralmente su tutto il Territorio Nazionale, mentre al cospetto di “diverse categorie di numeri”, il “sistema” risponderà in termini di “misure e risorse” idonee ad affrontarlo.

La legge n. 189/ 2012, infine, prevede che “a fronte di un piano straordinario di controlli” e di un “recepimento delle istanze e segnalazioni degli Enti locali da concentrare presso l’Agenzia dei Monopoli, sia attuato un nuovo piano regolatore nazionale attinente la distribuzione degli apparecchi da gioco lecito, in chiave di tutela delle fasce deboli e di maggior considerazione per i luoghi sensibili. All’industria del gioco lecito, nel frattempo, la citata legge ha impartito prescrizioni per agevolare un quotidiano contrasto nei confronti degli eccessi. In particolare: Pubblicità regolamentata sotto forma di contenuti positivi minimi e esclusione di contenuti impropri; Informazione  responsabile all’interno di ogni punto vendita, con divulgazione del materiale sanitario messo a disposizione dalle locali Asl. L’industria italiana del gioco lecito, in attesa di verificare le determinazioni che verranno assunte a seguito del “processo” instaurato dalla c.d.  Legge Balduzzi, osserva il costante ricorso alla stratificazione normativa (legislativa e regolamentare su base locale) che – di fatto – mina il tentativo in corso da parte dello Stato di attuare un piano nazionale di salvaguardia fondato su evidenze scientifiche e asseverate; ricorre a “medicine urbanistiche” di conclamata inefficacia, quale il “distanziometro”, a cui attualmente non si ricollega alcun effetto positivo in tutte le aree in cui sia stato introdotto (Liguria e Trentino Alto Adige).

In merito al “distanziometro” occorre un brevissimo inciso di chiarimento: ogni “strumento urbanistico” nasce a seguito di una verifica empirica, quindi non può essere concepito “ a occhio” (100 metri, 200 metri, 500 metri). Deve essere chiaro l’impatto di abbattimento che si reca all’iniziativa imprenditoriale e deve essere chiaro se lo strumento corrisponde ( o meno) ad un camuffato divieto di insediamento di attività lecite, oppure ad una “ghettizzazione” del gioco lecito nelle aree a bassa urbanizzazione . Nel caso della Provincia Autonoma di Bolzano (che come si sa ha la competenza speciale per il rilascio della licenza di cui all’articolo 88 TULPS), la legge provinciale è stata “seguita” dalla trionfale dichiarazione della Giunta in merito alla “raggiunta impossibilità tecnica” di installare anche una sola slot all’interno dei bar”. L’effetto che – nel primo anno di vigenza della LP – si è avverato è stato il seguente:

250 slot destinatarie della diffida alla rimozione, 54 sale dedicate con scommesse e Vlt autorizzate dalla Provincia, circa 100 ricorsi al Tar presentati di cui la metà ancora in “gestazione”.

Nel caso della Regione Liguria, l’anno di vigenza della rispettiva legge regionale anti-slot non ha sortito nessun calo dei “casi” censiti dai Sert, mentre l’allarme “ordine pubblico” è stato lanciato dalla Locale Questura, seriamente preoccupata da un “modello di sviluppo cittadino” che non preveda più “il gioco lecito” nelle aree urbane, ma solo, l’inevitabile “offerta alternativa” dell’illegalità.

Nel caso dell’Emilia Romagna, il modello di “sviluppo” del gioco lecito evincibile “disegnando” le aree che i p.d.l. definiscono come interdette agli apparecchi per il gioco lecito, corrisponde alla ghettizzazione dell’attività in “zone concentrate” della periferia, oggi destinate a massicci insediamenti artigianali, industriali o commerciali. 

Per questo motivo si formula formale istanza affinché l’attività delle commissioni dell’Assemblea Legislativa acquisisca: sviluppo planimetrico delle aree che saranno “abilitate” a ospitare gli apparecchi da gioco sul territorio regionale, in relazione al “distanziometro” utilizzato per proteggere i luoghi sensibili identificati; report di tutte le ASL metropolitane relativamente al numero effettivo di persone “entrate” in trattamento sanitario per Gap previsioni sui dati della “disoccupazione” che deriverà in Regione dalla dismissione di asset aziendali da parte delle imprese del comparto.

Allo stato attuale, attingendo dal know how internazionale in materia, il settore ha allestito programmi di profilassi e proposte di riforma legislativa per offrire al Paese un più elevato livello qualitativo del servizio e una più incisiva partecipazione del punto-vendita alla prevenzione sociale di fenomeni di gioco problematico-eccessivo-patologico.

In particolare si segnalano: allestimento di corsi di formazione professionale per i preposti di sale dedicate, finalizzati a dotare gli operatori territoriali di conoscenze interdisciplinari propedeutiche al riconoscimento di condizioni di rischio. L’iniziativa, almeno per quanto riguarda il contesto confindustriale, ha assunto il rango di “mission”. Proposta di modifica del Tulps per munire il “preposto di sala” di poteri che consentano la diffida all’utenza, ovvero il potere di allontanamento dal gioco dell’utenza che corrisponde ad un profilo di problematicità eccessiva.

La proposta accennata potrebbe sortire effetti di immediato abbattimento delle incidenze critiche oggetto di apprensione locale, se fosse condivisa dalle Amministrazioni territoriali nell’ambito delle rispettive competenze, e poste alla base del confronto che queste ultime sono chiamate a svolgere in attuazione della legge Balduzzi, di un confronto con i vari Questori, affinché le prescrizioni delle licenze di PS possano essere integrate da compiti di allerta – G.A.P. e diffida all’allontanamento dell’utenza compulsiva.

Nell’auspicio che la sessione “conoscitiva” possa trasformarsi in una occasione di confronto costante, e in una iniziativa di costante coinvolgimento dell’industria del gioco lecito nell’ambito delle politiche di pianificazione economica sul territorio, si ringrazia l’Amministrazione Regionale per la facoltà di interlocuzione concessa”.

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