Lavorare alle Wsop potrebbe essere possibile ma i tempi e la burocrazia complicano tutto
Lavorare alle World Series of poker come dealer? Si potrebbe fare, non esistono vincoli come l’ultima edizione gioco d’estate e come la recente autunnale dove a bloccare tutto fu il Covid-19. Tuttavia le barriere all’ingresso da abbattere potrebbero non finire qui e le procedure per ottenere il visto lavorativo potrebbero essere lunghe e forse anche con scarse percentuali di andare in porto.
Ieri avevamo scritto della sontuosa campagna di reclutamento dei dealer dopo gli evidenti problemi palesati nell’edizione 2021: pochi addetti e anche di scarsa qualità. E siamo stati subissati da richieste di nostri lavoratori che incontriamo nei tornei live di tutta Italia ed Europa che volevano provare l’esperienza di dare carte ai prestigiosi tavoli di Las Vegas o girare un river a Phil Ivey, Doyle Brunson, Bryn Kenney e chi più ne ha più ne metta.
Come detto, però, alcuni contatti vicini all’organizzazione delle World Series hanno spiegato che il visto che serve è una licenza completa di lavoro e non un semplice Esta che si compila online per volare negli Stati Uniti da semplice turista o visitatore e comunque per periodi molto brevi.
Servono impronte digitali, casellario giudiziario, licenza di gioco e altri dati da fornire oltre ai documenti classici di identità. Ma secondo alcuni potrebbe essere anche tutto bloccato dal casino e dalle World Series of Poker stesse. Eppure le competenze dei dealer italiani ma in generale del centro Europa erano importanti e, soprattutto in questa fase in cui molti lavoratori mancano dopo il difficile periodo del Covid-19, è singolare che non si attinga a queste riserve. Anche la grossa percentuale di players esteri che torneranno a rimpinguare i field già popolosi delle World Series, potrebbe essere gestita meglio dall’integrazione dei nostri lavoratore.