Nuovo galoppo Italia al Masaf: ‘Cavalli, urgono politiche per rafforzare mercato interno’
“AAA Cavalli cercansi per disputare corse”.
Inizia così un articolo pubblicato sul sito Grande ippica italiana, emanazione di quello propriamente istituzionale del ministero dell'Agricoltura.
Una disamina in cui si ricorda che “gli inglesi hanno deciso di 'investire' nell’aumento del montepremi delle corse 4,4 milioni di sterline, una piccola percentuale del piano complessivo da 77,1 milioni, e 'per sostenere la crescita del numero e la qualità dei cavalli in Gran Bretagna”, dopo la pubblicazione del calendario 2026 del galoppo anglosassone, che “può essere un primo spunto per avere a disposizione il cosiddetto 'benchmark internazionale', ovvero quel modello di riferimento citato nel decreto Criteri Calendario italiano 2026 emanato a fine luglio dal Masaf.
Nell'articolo di Grande ippica italiana quindi si legge: “L’Italia ha due problemi, uno a breve e l’altro a lungo termine. Il primo è quello del numero di cavalli in attività, che può essere 'tamponato' nell’immediato con acquisti all’estero, il secondo è quello del rilancio dell’allevamento, per il quale però serve almeno un quinquennio. Per il futuro prossimo è importante però 'rinvigorire' il nostro parco cavalli di fascia media e medio alta (magari anche alta) indirizzando verso l’acquisto di cavalli di buona qualità, utili per migliorare il prodotto corsa. Ma d’altronde, anche le associazioni, hanno chiesto un rilancio della fascia media e medio alta e, con il previsto aumento del montepremi sommato alla diminuzione delle giornate, l’operazione può essere effettuata”.
LA REPLICA DI NUOVO GALOPPO ITALIA – Frasi alle quali oggi risponde l'associazione Nuovo galoppo Italia: “Ancora una volta ci troviamo di fronte a un comunicato ministeriale privo di un’analisi concreta e costruttiva. La premessa stessa, 'AAA Cavalli cercansi', è fuorviante: non è il cavallo a mancare, ma un mercato interno solido e competitivo. È sul mercato che bisognerebbe intervenire, e con urgenza.
Il galoppo inglese, preso a modello in questa nota, si muove in un contesto storico, culturale ed economico completamente diverso dal nostro. Confrontare i numeri italiani con quelli britannici senza tener conto di tali differenze è esercizio sterile”, rimarcano dall'associazione.
La nota quindi prosegue: “Negli ultimi 14 anni, il mercato internazionale delle aste — Goffs e Tattersalls, entrambe attive sia in Inghilterra che in Irlanda, insieme ad altre piazze come Arqana in Francia — ha registrato incrementi costanti del valore medio di vendita dei cavalli. Parliamo di prezzi medi in crescita anno dopo anno, che hanno reso sempre più difficile per l’Italia competere e acquistare cavalli di qualità. I pochi cavalli di fascia media prodotti in Italia non finiscono certo nelle aste di Goffs o Tattersalls, perché non abbiamo questa qualità; finiscono invece, nella migliore delle ipotesi, in mercati poveri dal punto di vista storico e culturale come quello libico. L’Europa non guarda più all’Italia con interesse”.
L'associazione quindi sottolinea che nell'articolo apparso su Grande ippica italiana si legge che “applicando il benchmark britannico, il numero corretto di giornate in Italia sarebbe di 374, molto vicino alle 380 giornate fissate dal Ministero per il 2026. Questo conferma esattamente quanto da noi anticipato e smentisce le previsioni dell’Associazione nazionale galoppo, che nel proprio comunicato aveva parlato di 460 giornate. Sarebbe auspicabile che l’Ang prendesse ufficialmente posizione di fronte a un dato così chiaro.
Ma il vero paradosso sta nella pretesa di fare un paragone tecnico tra due calendari che appartengono a universi opposti: 1.458 giornate di corse in Gran Bretagna contro 380 in Italia. Non si tratta solo di un rapporto di quasi 4 a 1, ma di una differenza strutturale legata a un patrimonio ippico, a un tessuto di scuderie e a un indotto economico completamente diversi. Fare un confronto diretto tra questi due sistemi non è solo improprio: è tecnicamente irrilevante e rischia di distorcere la percezione della realtà del nostro settore.
Come già evidenziato in precedenti analisi, i dati ufficiali dal 2010 al 2022 dimostrano che il taglio del numero di corse non ha portato alcun beneficio al settore. Al contrario, ha generato un crollo proporzionale in tutti i valori fondamentali dell’ippica: movimento del gioco, numero di partenti, numero di cavalli presenti sul territorio, valore economico medio del cavallo e ammontare del montepremi. In poco più di dieci anni il comparto ha perso circa il 50 percento del suo valore complessivo, un tracollo che conferma quanto sia orbo e miope il ragionamento perseguito dalla Direzione generale del Masaf: tagliare corse come se fosse la soluzione a tutti i problemi, ignorando le vere cause strutturali della crisi.
Un ulteriore aspetto che il Masaf ignora completamente, per superficialità, inesperienza o incapacità, è il principio cardine che guida i sistemi ippici di Francia e Inghilterra: l’obiettivo primario non è solo vincere una corsa o un Gran Premio, ma raggiungere un alto valore di mercato attraverso il miglioramento della razza, per vendere il cavallo a prezzi elevati sul mercato internazionale. Il Ministero italiano esclude categoricamente questa prospettiva e riduce tutto a un confronto di numeretti privi di reale significato. In questo contesto, il taglio delle corse così concepito è non solo inutile, ma ridicolo, perché non interviene minimamente sul vero obiettivo strategico: aumentare il valore tecnico ed economico del nostro prodotto”.
Ed ecco la stoccata finale di Nuovo galoppo Italia: “Infine, appare quasi surreale leggere che per rilanciare l’allevamento italiano 'ci vorrà almeno un quinquennio'. Cosa significa esattamente? Dov’è il progetto che dovrebbe coprire questi cinque anni? Al momento, gli stalloni presenti in Italia — e non certo per colpa di chi li acquista e mantiene con grandi sacrifici — non hanno un valore competitivo neppure minimo se paragonati a quelli in servizio nei principali Paesi esteri. Parlare di 'quinquennio' senza un piano dettagliato è una presa in giro: un orizzonte temporale vuoto, che rischia di diventare solo un’altra promessa senza esito, mentre il tempo per salvare il settore si esaurisce rapidamente.
Il Masaf, invece di concentrarsi su politiche per rafforzare il mercato interno, incentivando il mantenimento in Italia dei cavalli di fascia media, si limita a produrre articoli che non affrontano le cause strutturali della crisi. L’incapacità gestionale e l’assenza di strategie a lungo termine stanno aggravando un collasso ormai evidente.
Chi redige questi comunicati dovrebbe essere consapevole che si rivolge a un settore composto da operatori di alto profilo, che meritano rispetto e dati concreti, non slogan da titolo sensazionalistico. Prima di scrivere, servirebbe uno studio serio, che parta dai fondamentali del galoppo italiano e metta in primo piano la sua specificità: un patrimonio che, se non tutelato, rischia di scomparire”.