Un videogioco è l’arma in più nella lotta alle fake news sui vaccini
La disinformazione in ambito sanitario rappresenta una minaccia sempre più concreta per la salute pubblica. Dalle teorie del complotto sulla Covid-19 al ritorno di malattie come il morbillo a causa del calo delle coperture vaccinali, la diffusione di notizie false ha conseguenze drammatiche. In questo scenario, la scienza sta esplorando nuove strade per contrastare il fenomeno, e la risposta arriva da un luogo inaspettato: il mondo dei videogiochi.
Un team di ricercatori ha sviluppato "Bad Vaxx", un gioco gratuito per browser che simula l'ambiente dei social media, permettendo ai giocatori di sperimentare in prima persona le tattiche usate per diffondere notizie false sui vaccini. La piattaforma, basata sul concetto di "pre-bunking" o "inoculazione psicologica", mira a rendere le persone più resistenti alle manipolazioni, proprio come un vaccino rende il corpo immune a un patogeno.
Il gioco è stato sviluppato dal team di ricerca dietro il progetto Inoculation Science, un'iniziativa accademica dedicata alla lotta contro la disinformazione online. Questo gruppo ha creato diversi videogiochi educativi, ciascuno focalizzato su un diverso ambito della disinformazione, in un progetto guidato da ricercatori dell’Università di Cambridge, tra cui il dottor Sander van der Linden e Jon Roozenbeek.
BAD VAXX E L'INOCULAZIONE COGNITIVA – "Bad Vaxx" espone i giocatori, attraverso scenari umoristici e divertenti, a dosi "depotenziate" delle principali tecniche usate per ingannare le persone sulle vaccinazioni. I giocatori interagiscono con quattro personaggi fittizi: Ann McDoctal, che usa aneddoti spaventosi; Dr Forge, che si finge un esperto; Ali Natural, che sfrutta la "fallacia naturalistica"; e Mystic Mac, il cospirazionista.
Il giocatore può scegliere se vestire i panni di un manipolatore online, per capire "come viene prodotta la salsiccia", o se provare a sconfiggere i personaggi riducendo la loro influenza. In tre diversi studi sperimentali, i ricercatori hanno dimostrato che il gioco migliora significativamente la capacità delle persone di distinguere tra informazioni credibili e fuorvianti, aumenta la loro fiducia nei propri giudizi e riduce la loro propensione a condividere disinformazione. La versione in cui si gioca come "bravo ragazzo" ha avuto risultati leggermente migliori rispetto a quella in cui si impersona il "cattivo".
NUOVI APPROCCI CONTRO UNA MINACCIA STORICA – Il concetto di "inoculazione" contro la disinformazione non è del tutto nuovo. Già nel 1800, ad esempio, i cosiddetti "anti-vaxxer" sostenevano falsamente che il vaccino contro il vaiolo avrebbe trasformato le persone in ibridi uomo-mucca. Quello che è cambiato oggi è che le informazioni più influenti provengono spesso da politici e influencer di spicco che diffondono affermazioni già smentite.
Sebbene gli effetti di questi interventi psicologici siano generalmente modesti e temporanei, simulazioni epidemiologiche mostrano che, se applicato su milioni di persone, il "pre-bunking" può aiutare a contenere la diffusione della disinformazione. I creatori di "Bad Vaxx" sperano che il loro gioco possa essere integrato nei programmi educativi, utilizzato da funzionari della sanità pubblica, medici e pazienti, e diventi parte delle campagne internazionali di salute pubblica. Dopo tutto, un virus ha bisogno di un ospite suscettibile. Se un numero sufficiente di persone è "immunizzato", la disinformazione non avrà più la possibilità di diffondersi.
E proprio il prebunking è a monte di giochi come "Bad Vaxx", che fa parte di un approccio basato su un metodo studiato da diversi team scientifici per contrastare la disinformazione. Un esempio noto è il già citato gioco per browser "Bad News", lanciato nel 2018 da sociologi dell'Università di Cambridge (Sander van der Linden e Jon Roozenbeek, già citati in precedenza), con l'obiettivo di testare un approccio preventivo contro le fake news e altri giochi simili tra cui, oltre a Bad News, Harmony Square e Go Viral!. Questo tipo di ricerca è in continua evoluzione, e i team che si occupano di "pre-bunking" lavorano spesso in collaborazione con università e laboratori di ricerca specializzati in psicologia e scienze sociali.