Caroli (Fondazione Fair): ‘Gioco di qualità rispecchia qualità dell’offerta, e dell’impresa’
"Sviluppare una cultura del gioco responsabile è un passaggio fondamentale innanzitutto nell'interesse delle persone, dei giocatori, ed è fondamentale per le imprese, per tutti i concessionari del gioco, perché una qualità del gioco significa una qualità dell'offerta, e significa quindi un riconoscimento anche sociale di un ruolo positivo delle imprese."
Lo ha detto Matteo Caroli, presidente della Fondazione Fair e ordinario presso l’Università Luiss Guido Carli, introducendo, oggi, 11 settembre 2025, nella Sala Caduti di Nassirya, Piazza Madama, la presentazione della ricerca “Gioco responsabile e giovani Under 25: motivazioni, contesti e strategie di intervento”, condotta dall’Unità di ricerca in Psicologia economica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per conto della Fondazione Fair – Ets.
"Oggi sappiamo che l'impresa deve sicuramente fare profitto", continua Caroli, "ma non può più limitarsi a fare solo profitto, deve anche contribuire alla soluzione delle problematiche sociali e la nostra fondazione, che nasce su spinta per volontà e sostegno di uno dei principali concessionari, che a sua volta fa parte di uno dei principali gruppi internazionali, è un segnale di questo".
"Vogliamo che questa cultura del gioco responsabile penetri in tutto il sistema delle imprese, riteniamo che questo sia nell'interesse pubblico perché va sottolineato che l'industria del gioco è un'industria molto importante dal punto di vista dell'occupazione, degli investimenti e del contributo che viene dato al sistema pubblico. Per questo lo sviluppo sano di questo settore è nell'interesse di tutti".
E introducendo la ricerca spiega che "oggi parleremo di una tematica quella appunto del gioco dei giovani e dei giovanissimi di cui si parla poco considerata invece la sua rilevanza. Siamo voluti intervenire su questa questione partendo da un'analisi concreta dei dati della situazione, proprio per avere delle evidenze che siano concrete, che non siano viziate da posizioni di qualunque genere e sulla base quindi della presentazione di questi dati e di un dibattito finalizzato a capire come questa fascia di utenti possa essere ancora una volta protetta da comportamenti che poi siano negativi e siano dannosi innanzitutto per loro stessi ma poi anche come detto per tutto il sistema".
Tra i promotori dell'iniziativa vi è la senatrice Elena Murelli (Lega), componente dell’Intergruppo parlamentare 'Prevenzione e riduzione del rischio', che nel suo intervento sottolinea l'importanza di approfondire la conoscenza del fenomeno del rapporto degli under 25 con il mondo del gioco, "perché purtroppo è un fenomeno sociale e culturale che riflette dei bisogni profondi, ci sono ragazzi che hanno desiderio di autonomia, di avere l'indipendenza economica, il riconoscimento, la socialità, tuttavia naturalmente in questo percorso possono insinuarsi delle fragilità, delle vulnerabilità, dell'isolamento dal punto di vista sociale, dal punto di vista relazionale e quindi dei problemi psicologici."
"Il gioco deve essere fatto per uno scopo", continua Murelli, "che è quello di divertirsi, deve essere fatto per la passione di giocare, per il divertimento, per un momento di svago, non deve essere fatto invece come una dipendenza e non deve essere fatto solo per questioni economiche. Dall'altro punto di vista dobbiamo andare a tutelare le aziende, le nostre aziende che sono soprattutto piccole e medie imprese, quelle che lavorano nel settore del gioco e hanno una concorrenza svietata soprattutto dal mondo internazionale." E sottolinea come la Fondazione Fair abbia avviato questo percorso "anche di confronto con il settore del gioco, con i diversi attori, gli stakeholder coinvolti, per vedere il problema del gioco da un altro punto di vista e fare in modo che il gioco sia un momento di svago, di passione, di divertimento e non crei appunto dipendenze".
"Si tratta di un femonemo che va attenzionato. Devono essere utilizzati gli strumenti che sono a disposizioni. Grazie all'onorevole Capitanio che ha voluto reintrodurre l'educazione civica, mentre noi, in questa legislatura, abbiamo introdotto l'educazione finanziaria. Ma occhio anche", sottolinea nel suo intervento conclusivo, "al tema del gioco illegale".
Poco prima, Nathania Zevi, moderatrice dei lavori, aveva sottolineato come non si deleghi più al singolo giocatore né la responsabilità né il compito di autoregolarsi, ma "si crea un ecosistema in cui sono le aziende, le istituzioni, gli operatori e anche i media ad assumersi insieme in modo corale la responsabilità di garantire che gli ambienti di gioco siano effettivamente sicuri e sostenibili. Per fare questo rilanciamo anche il tema dell'accountability che molto spesso in Italia talvolta trascorriamo. Giocare è un'abitudine normale, il gioco pubblico è un settore industriale strategico, è fatto di imprese, di lavoratori, di persone oneste, di proprietari fiscali e deve essere per questo anche potenziato e incentivato, soprattutto tutelato perché vanno tutelati i giocatori".
Zevi ha ricordato come "l'Italia in questo senso non parte da zero, non è un paese arretrato, c'è molto da fare ma molto è stato fatto. C'è stato un riordino generale del settore normativo online che traccia una strada che è importante", ma anche che "si può fare di più, si può imparare dai contesti internazionali, si può guardare alle best practices come facciamo spesso soprattutto quelle del nord Europa dove la cultura del gioco è stata consolidata e forse segna la via da seguire".
Tra gli interventi successivi anche quello di Maurizio Benzi, segretario generale Fondazione Fair, che sottolinea il fatto che "la nostra ricerca evidenzia come per assurdo i giovani, che dovrebbero essere quelli che conoscono meglio anche gli aspetti digitali, in realtà conoscono poco il livello di allarme".
"Le nuove generazioni", continua Benzi, "sono cresciute in un mondo in cui il gioco è sempre stato un elemento naturale della loro vita, ancora di più negli strumenti digitali; c'è però un passaggio che li porta in un'altra dimensione", quella delle lootbox e del gioco con vincita in denaro. "Ecco perché partire dei giovani per noi significa tante cose diverse", aggiunge, "perché nuove generazioni nate e cresciuta nel mondo digitale sono molto diverse, e se le comprendiamo, comprendiamo le loro modalità, riusciamo naturalmente anche a corteggiare meglio quelli che saranno gli adulti del futuro e dunque anche i giocatori del futuro”.
E chiosa spiegando che "la posizione della Fondazione Fair è molto chiara: partiamo dall'idea della prevenzione, evitiamo che si creino i giocatori problematici e per farlo dobbiamo lavorare molto su tutto quello che riguarda le giovani generazioni. La nostra idea è che la protezione debba essere qualcosa di naturale, un diritto, per i giocatori, non qualcosa che viene imposto da regole di settore."