Black monkey, Vaccari (Pd): ‘Bene confisca dei beni a Nicola Femia’

Il deputato del Partito democratico Stefano Vaccari commenta la confisca dei beni di Nicola Femia, arrestato 12 anni nell'operazione Black monkey, eseguita dalla Guardia di finanza per un totale di 45 milioni di euro.
Scritto da Redazione

© Stefano Vaccari - Pagina Facebook

“È un’ottima notizia la confisca eseguita dalla Guardia di finanza che, dopo dodici anni, dà attuazione a una condanna importante nei confronti di uno dei più rilevanti esponenti della ’ndrangheta, Nicola Femia, che, giunto in confino in Romagna, era riuscito a organizzare un vero e proprio impero economico illegale nel settore delle slot machine. Femia e i suoi sodali avevano potuto allargare pressoché indisturbati le maglie della loro rete di influenza, arrivando a condizionare e ricattare molte rivendite e diversi circoli ricreativi in varie province emiliane, imponendo il posizionamento delle loro slot illegali”.

 

Così il deputato del Partito democratico Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e primo firmatario della proposta di legge sul riordino del settore gioco d’azzardo, commenta la confisca eseguita dalla Guardia di finanza dei beni – per un totale di 45 milioni di euro – di Nicola Femia,  arrestato nel 2013 nell'operazione "Black monkey" per la vendita e il noleggio di slot illegali. 

 

“Ringrazio la Guardia di finanza e la magistratura – aggiunge e – che con coraggio e determinazione hanno indagato su questo nuovo filone di radicamento della ’ndrangheta in Emilia-Romagna, grazie a una importante inchiesta dell’allora giornalista della Gazzetta di Modena Giovanni Tizian, stroncando un fiorente mercato illegale legato al gioco d’azzardo e aprendo la strada ad altre importanti azioni di contrasto. Ho seguito da vicino questa vicenda da componente della Commissione parlamentare antimafia e del Comitato sul gioco d’azzardo: la prima condanna arrivò proprio in quegli anni, durante l’avvio dei nostri lavori. Per questo la confisca di oggi non rappresenta solo la conclusione di una lunga e complessa vicenda giudiziaria, ma anche, e soprattutto, un segnale forte dello Stato nella difesa della legalità e della trasparenza economica di un settore troppo spesso terreno di infiltrazioni mafiose. La lotta alla criminalità organizzata – conclude – passa anche da qui: dalla capacità di sottrarre risorse e potere a chi ha costruito la propria ricchezza sull’illegalità, sull’intimidazione e sulla violenza”.