Pubblicità del gioco, nuove regole in Danimarca entro il 2027 (ma il modello non è l’Italia)
La Danimarca ha ufficialmente notificato ai media nazionali, alle agenzie pubblicitarie e agli enti sportivi che avranno un anno di tempo per implementare nuove restrizioni alla pubblicità sul gioco d'azzardo.
Dal 2026 in poi, il Parlamento della nazione scandinava – Folketinget – inizierà l'attuazione graduale delle sue nuove riforme alla legge danese sul marketing e la pubblicità.
La ministra delle Finanze Ane Halsboe-Jørgensen sottolinea in proposito: “Stiamo compiendo un primo passo significativo per proteggere i bambini e i giovani in particolare dai problemi legati al gioco d'azzardo e da un mercato del gioco d'azzardo eccessivamente aggressivo. Lo stiamo facendo, tra le altre cose, con un divieto esteso di segnalazione, proprio come la pubblicità e gli influencer hanno reso fin troppo facile essere indotti alla dipendenza. Ora stiamo compiendo un passo importante per rallentare questa tendenza”.
Le riforme mirano a ridurre le pratiche di marketing aggressive e a migliorare la tutela del pubblico più giovane, soprattutto durante gli eventi sportivi di alto profilo,anche se il Paese non applicherà i divieti pubblicitari totali previsti in Spagna o Italia.
Verrà introdotto anche il divieto di pubblicità “whistle-to-whistle” (da dieci minuti prima del fischio iniziale di una partita a 10 minuti dopo la sua fine, Ndr), già visto in Gran Bretagna, ad esempio. Inoltre, il materiale promozionale non sarà consentito entro 200 metri da scuole o strutture giovanili, le persone di età inferiore ai 25 anni non potranno apparire nelle pubblicità del gioco d'azzardo e le pubblicità del gioco d'azzardo sui mezzi pubblici non saranno consentite.
Le nuove normative saranno applicate da Spillemyndigheden, l'Autorità danese per il gioco d'azzardo, che avrà più poteri per punire gli inserzionisti inadempienti e vietare gli operatori senza licenza. Ciò comporta la gestione di campagne sui social media e sui media digitali, oltre a quelli più convenzionali come la stampa e la televisione.