Griset (Pfe) alla Commissione Ue: ‘Norme per vietare valute virtuali nei videogiochi’
Catherine Griset, europarlamentare del gruppo Patrioti per l'Europa (Pfe), torna ad occuparsi dello stato di salute del comparto dei videogame.
Non per chiedere politiche comunitarie per supportarlo, come già fatto in occasione di un'interrogazione presentata nel 2025 ma di vietare l'utilizzo valute virtuali in essi.
Il tema è al centro di un'interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione europea intitolata “Sviluppo di valute virtuali utilizzate nei videogiochi” e supportata anche dai colleghi di partito Jean-Paul Garraud e Valérie Deloge.
Nel testo Catherine Griset parte da una premessa: “Le valute virtuali utilizzate nei videogiochi, come i Robux del gioco Roblox, vengono utilizzate per acquistare oggetti, potenziamenti per gli avatar o altre funzionalità all'interno dei giochi stessi.
Tuttavia, le valute possono anche essere acquistate con denaro reale e utilizzate nel gioco in questione, o su altri siti e in altri giochi.
Queste valute comportano quindi una manipolazione fraudolenta dei minori, ma rappresentano anche un onere finanziario per i genitori.
Per questo motivo, negli Stati Uniti sono state presentate denunce contro le società che gestiscono i giochi. Le denunce si concentrano principalmente sulla mancanza di misure adeguate per la tutela dei minori.
Nell'Unione europea, tuttavia, le critiche si concentrano sulle carenze del Digital Services Act, che potrebbe, se necessario, essere integrato da un Digital Fairness Act”.
Griset quindi chiede alla Commissione europea: “Invece di affidarsi a una possibile autoregolamentazione da parte del settore o a una regolamentazione europea aggiuntiva, perché non vietare – all'interno del nostro mercato interno – queste valute virtuali utilizzate nei videogiochi, pericolose e che creano dipendenza per i minori?”.
E poi, ancora: “Queste valute non consentono alle aziende di Paesi terzi di ottenere un vantaggio sleale rispetto ai loro concorrenti europei?”.
Attendiamo quindi la risposta della Commissione Ue.