Videogame: Ubisoft crolla in Borsa e per gli analisti è ‘grande reset’ industriale

Il titolo del gigante francese dei videogame perde il 36% a Parigi, guidance azzerata e maxi-svalutazioni mentre il gruppo taglia giochi, costi e previsioni, e gli analisti parlano di 'grande reset'.
Scritto da Dd

Ubisoft, sede di Parigi - @sito web Ubisoft

Ubisoft sprofonda in Borsa a Parigi, mentre lancia un severo profit warning sui conti dell’esercizio 2025-2026. 

Il titolo, uno dei nomi simbolo dell’industria videoludica europea, accusa un tonfo superiore al 36 percento, con le azioni sui nuovi minimi storici e un crollo complessivo del 92 percento negli ultimi cinque anni, secondo le valutazioni degli analisti. È il segnale plastico di una crisi che non è solo congiunturale, ma mette in discussione il modello di crescita seguito dal gruppo nell’ultimo decennio.

Al centro della tempesta, come spiega anche un articolo del Sole 24 Ore dedicato al gigante francese, ci sono le nuove indicazioni fornite dal management sull’andamento dell’esercizio in corso, molto peggiori rispetto alla precedente guidance. Ubisoft prevede ora net booking, cioè vendite di giochi, contenuti aggiuntivi e abbonamenti, attorno a 1,5 miliardi di euro, invece dell’andamento stabile rispetto al 2024-2025 che il gruppo indicava in passato, una flessione pari a circa il 19 percento. Questa caduta delle aspettative commerciali si traduce in una riduzione del margine lordo di circa 330 milioni di euro rispetto alla guida originaria, comprimendo in modo drastico la redditività. Ancora più forte è il segnale sull’Ebit: il gruppo ora si aspetta un risultato operativo intorno a –1 miliardo di euro, laddove in precedenza lo collocava vicino al pareggio, trasformando quello che doveva essere un anno di stabilizzazione in un esercizio in profondo rosso.

Il cuore industriale della crisi passa da una maxi-svalutazione che accompagna la “pulizia” del portafoglio prodotti. Ubisoft registra una svalutazione di circa 650 milioni di euro, dovuta principalmente all’interruzione dello sviluppo di sei giochi che, spiega il gruppo, "non soddisfano i nuovi criteri di maggiore qualità, come pure i criteri più selettivi nel portafoglio del gruppo". Tra i progetti sacrificati figura il travagliato remake di “Prince of Persia: The Sands of Time”, più volte rinviato negli anni, insieme ad altri titoli non ancora comunicati al pubblico, il che suggerisce un ripensamento radicale non solo delle singole uscite ma dell’intera strategia creativa. In parallelo, la società decide di concedere più tempo allo sviluppo di altri sette giochi inizialmente attesi per il 2026, che slittano al 2027, spostando in avanti anche il contributo potenziale di queste produzioni ai conti futuri.

Questa cura da cavallo sul catalogo si accompagna a una revisione profonda dell’assetto organizzativo. Ubisoft annuncia un nuovo modello operativo e un’accelerazione delle iniziative di riduzione dei costi, con l’obiettivo dichiarato di ridimensionare l’organizzazione e migliorare l’efficienza strutturale. I risparmi sui costi fissi per almeno 100 milioni di euro, già comunicati in passato, vengono raggiunti entro marzo con un anno di anticipo, mentre altri 200 milioni di tagli sono programmati per i prossimi due anni, per arrivare a 500 milioni di risparmi complessivi rispetto al 2022-2023. La stessa società spiega che il warning nasce "principalmente dai cambiamenti nella pipeline di lancio per il trimestre in corso e dalla decisione di rinviare le trattative per alcune partnership nel contesto di una revisione del modello operativo del gruppo", formula che lascia intendere un riposizionamento che coinvolge anche alleanze commerciali e accordi industriali.

L’ampiezza dello shock induce Ubisoft a ritirare le previsioni per l’anno fiscale 2026-2027, scelta che aumenta la percezione di incertezza sul medio termine. La società comunica che renderà nota una nuova guidance solo a maggio, una volta ridefinite pipeline e struttura interna, quasi a voler prendere tempo per ricalibrare le promesse al mercato su basi più realistiche. Nel frattempo, come riportato anche dalla stampa specializzata in materia finanziaria, il verdetto degli analisti è netto: per Oddo Bhf quanto sta avvenendo rappresenta «un grande reset», e occorreranno almeno tre anni prima che la nuova organizzazione ridia al gruppo la capacità di lanciare con regolarità giochi di successo, tornando a una crescita sostenibile e a una solida generazione di cassa. Gli esperti ricordano che il prezzo delle azioni è al punto più basso, con un crollo del 92 percento in cinque anni, e confermano il rating “Underperform”, abbassando l’obiettivo di prezzo da 9 a 5 euro per azione. Anche Tp Icap Midcap sottolinea che la prospettiva di un ritorno alla generazione di cassa appare lontana e che la struttura finanziaria rischia di indebolirsi nuovamente nel breve termine, evidenziando i rischi che gravano sull’equilibrio patrimoniale del gruppo. Basti pensare a quanto accade a Rockstar Games con le voci sui continui rinvii di Gta VI.

La crisi di Ubisoft si inserisce in un settore in rapida trasformazione, dove i costi di sviluppo dei tripla A continuano a crescere, i cicli di produzione si allungano e la concorrenza, anche da parte di titoli indipendenti o free-to-play, erode spazio e attenzione. La scelta di cancellare progetti che non rispondono ai nuovi standard qualitativi e di rinviare quelli più ambiziosi racconta la volontà di puntare su meno giochi ma più solidi, accettando nell’immediato perdite e svalutazioni pur di evitare ulteriori flop in futuro. Allo stesso tempo, la forte dipendenza da franchise storici e la difficoltà a creare nuove IP di successo espongono Ubisoft a una volatilità estrema: in assenza di uscite blockbuster regolari, ogni rinvio pesa sui conti molto più che in passato.

Se il “grande reset” annunciato oggi riesce, Ubisoft può uscire da questa fase come un gruppo più snello, selettivo e concentrato su pochi titoli ad alto impatto, magari riscoprendo la capacità di sorprendere il mercato con nuove idee. Se invece la combinazione tra debolezza in Borsa, margini in rosso e struttura finanziaria fragile dovesse protrarsi oltre la finestra di tre anni indicata dagli analisti, l’attuale crisi rischia di trasformarsi in un punto di non ritorno per uno dei marchi più rappresentativi dell’industria videoludica europea.