Sentenza Cgue perdite di gioco: valgono leggi Paese di residenza ma Malta alza il muro

La recente sentenza della Cgue apre ai rimborsi sulle perdite da gioco online illegale avvenute nel Paese d’origine del giocatore ma il Bill 55 di Malta consente ai tribunali locali di rifiutarne il riconoscimento.
Scritto da Redazione

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“Una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea ha rafforzato la possibilità dei giocatori di recuperare le perdite derivanti dal gioco online oltre confine in base alle leggi del loro Paese di origine, ma non ha contestato direttamente le controverse tutele legali di Malta per il settore dell'iGaming ai sensi di un emendamento legale noto come Bill 55.”

A riportarlo è il sito maltese Amphora Media che ha pubblicato la dichiarazione della Corte di Giustizia dove si legge che “un giocatore può, di norma generale, fare affidamento sulla legge del proprio paese di residenza quando intenta un'azione per accertare la responsabilità per illecito civile da parte degli amministratori di un fornitore straniero che non detiene la licenza richiesta"

La vicenda riguarda dunque un caso di gioco online che ha coinvolto una società maltese e la Corte di Giustizia dell'Unione Europea (Cgue). Secondo la ricostruzione dei fatti, un cliente austriaco ha intentato causa contro i due amministratori di questa società, che operava in Austria senza la licenza nazionale richiesta per recuperare le perdite accumulate tra novembre 2019 e aprile 2020.

La disputa legale ruota intorno al fatto che il giocatore accusava gli amministratori come responsabili di aver offerto giochi illegali. Questi ultimi invece sostenevano che dovesse essere applicata la legge di Malta dove la società era autorizzata e non quella austriaca. A proposito però la Corte di Giustizia europea ha stabilito che per azioni di responsabilità civile contro amministratori di fornitori stranieri senza licenza, un giocatore può fare affidamento sulla legge del proprio paese di residenza che in questo caso è l'Austria.

COSA DICE LA SENTENZA CGUE – La sentenza ha chiarito che il danno subito dal giocatore si considera verificato nel Paese di residenza e inoltre il mancato ottenimento di una licenza è stato considerato una violazione di una legge generale a tutela del pubblico. La sentenza, dunque, se da un lato rafforza i diritti dei giocatori, dall’altro non ha contestato direttamente la legge maltese Bill 55 che permette ai tribunali di Malta di rifiutare il riconoscimento o l'esecuzione di sentenze straniere contro società di gioco registrate sull'isola, creando un ostacolo pratico al recupero effettivo delle somme.

La società ha ora avviato le procedure di liquidazione per chiudere definitivamente con un processo cominciato nel 2021 e ancora in corso. In parallelo la Commissione Europea ha avviato una procedura d'infrazione contro Malta per il potenziale contrasto del Bill 55 con i regolamenti Ue sul riconoscimento delle decisioni giudiziarie.

IL POMO DELLA DISCORDIA – Tirando le somme la Corte di Giustizia dell'Unione europea ha stabilito che un giocatore che ha perso denaro su un sito di gambling online straniero senza licenza nel suo Paese può fare causa agli amministratori della società basandosi sulla legge del proprio paese di residenza. Nel caso riportato sopra, dunque, un giocatore austriaco può usare la legge austriaca contro una società maltese.

Nonostante questo, però, Malta ha introdotto una legge (Bill 55) che protegge i suoi operatori e che permette ai propri tribunali di ignorare e non eseguire le sentenze dei tribunali stranieri che condannano le società di gioco maltesi al rimborso. Detto in altri termini anche se un giocatore vince la causa in Austria o in Italia, potrebbe non riuscire mai a vedere i soldi se quella società ha i propri conti e la sede solo a Malta.

Come conseguenza la Commissione europea ha avviato una procedura d'infrazione contro Malta, accusandola di violare i regolamenti europei sul riconoscimento delle sentenze tra Stati membri.