Cardia (Acadi): ‘Riordino gioco protegga utenti e territori”
Per Geronimo Cardia (Acadi) distanziometri e limiti orari non tutelano la salute, ma riducono solo gettito e legalità. Sì scelte a coraggiose e misure ponte per il gioco fisico.
Sembra imminente il decreto di riordino del gioco fisico annunciato dal viceministro all’Economia e alle Finanze Maurizio Leo, un intervento atteso da anni e destinato a ridisegnare l’intero comparto.
Ne abbiamo parlato con Geronimo Cardia, presidente di Acadi, l’associazione dei concessionari aderente a Confcommercio, per approfondire criticità, priorità e rischi di un riordino che potrebbe incidere su gettito, occupazione e tutela della salute. Tanti i temi toccati, dall’inefficacia di distanziometri e limiti orari per la tutela delle persone, alla necessità di misure ponte immediate per evitare il collasso della rete fisica prima dell’arrivo del riordino. Ma partiamo da un discorso generale su questo atteso riordino, partendo da quanto, sinora, è stato anticipato dal rappresentante del governo, il viceministro Maurizio Leo.
Avvocato Cardia, il viceministro Leo ha parlato di recente di un decreto omnibus che sarebbe in dirittura d’arrivo con misure e previsioni ben definite per il riordino del gioco fisico. Lei come valuta questa impostazione, e quali garanzie chiede per evitare “salti nel buio”?
“Il ruolo del riordino invocato dalla delega fiscale è quello di superare le ipocrisie del proibizionismo e sostituire le misure del territorio che non tutelano l’utente e che impediscono allo Stato di fare le gare con un sistema distributivo sostenibile che utilizzi gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia. Continuare a prevedere distanze di 100 metri e orari solo per gli apparecchi non significa dare una risposta agli utenti per la loro tutela. La penalizzazione degli apparecchi del territorio e lo spostamento altrove della domanda ha comportato diminuzione di gettito e mancata tutela della salute. Come garanzia servirebbe una visione organica del comparto, dei suoi prodotti e dei suoi canali distributivi, ormai interdipendenti”.
Lei ha spesso denunciato i distanziometri e i limiti orari, che a quanto pare resteranno come punti fermi anche nel prossimo riordino, come misure espulsive che riducono il territorio disponibile e impediscono le gare. In che misura il decreto in arrivo dovrebbe tener conto di queste criticità per preservare la rete capillare sul territorio?
“Negli anni la domanda degli utenti per gli apparecchi del territorio è scesa in modo rilevante, determinando un calo complessivo del gettito erariale, mentre aumentavano spesa e raccolta per altri canali. Il tutto a discapito dell’occupazione e dei presidi di legalità. I dati del bilancio di sostenibilità presentato al Forum Acadi 2025 parlano chiaro. Il decreto dovrebbe tener conto di questi aspetti”.
Restando sul tema, nel contesto dell’attuale dibattito in Conferenza delle Regioni, ritiene che ci sia la reale volontà politica per abbracciare una tutela della salute basata su controlli tecnologici e professionalità degli esercenti, o il rischio è che il riordino si limiti a “calmierare” misure che lei ha già definito inefficaci?
“È un peccato che al dibattito in Conferenza delle Regioni non possano partecipare le rappresentanze degli operatori e gli studiosi in materia sanitaria. Calmierare significa mediare, ma è il momento di esplicitare e motivare le posizioni di chi pretende di tutelare gli utenti con distanze di 100 metri o limitazioni orarie applicate solo a due delle 33 tipologie di gioco, peraltro distribuite anche online. Sarebbe un modo per responsabilizzare le diverse posizioni”.
A suo parere quali sono le priorità per gli incontri in Conferenza Unificata, specie sulla compartecipazione erariale alle Regioni e sul contrasto effettivo al disturbo da gioco, in modo da non penalizzare il gettito e l’occupazione?
“Le priorità sono superare senza ipocrisie gli errori del passato. Occorre togliere distanze e orari inflitti solo agli apparecchi, puntare sulla tecnologia per prevenzione e dissuasione, dare strumenti finanziari agli enti territoriali per prevenzione e cura, coinvolgere operatori e superare l’idea che il Dga sia legato a una sola tipologia di gioco. Serve una strategia organica che tenga conto della complessità dell’offerta pubblica e delle interconnessioni tra prodotti e canali. Gettito e occupazione potranno sostenere l’intero comparto solo se il riordino terrà conto di questi aspetti”.
Considerando il calo di raccolta dagli apparecchi registrato dal 2018 al 2024, che lei ha indicato essere reversibile solo con interventi mirati, quali misure concrete propone per invertire la tendenza nel riordino fisico?
“Il punto non è rendere appetibili gli apparecchi, ma dare equilibrio ai parametri dei diversi tipi di gioco e canali distributivi. Il legislatore sa che modificare un parametro incide sulle scelte degli utenti e sulla loro salute. Negli anni si è fatto cassa aumentando la tassazione sugli apparecchi e riducendo il payout, con effetti evidenti: la domanda precipita, ma gli utenti si spostano sull’online. Le misure ponte servono a riequilibrare quanto inizialmente impostato. Diverse associazioni chiedono quattro misure congiunte: vincita a 200, giocata a 2, payout almeno al 70 percento e Preu al 19 percento. Ciò che sembra una riduzione di imposta genera in realtà maggiore entrata”.
Le considera misure sufficienti per riequilibrare il settore rispetto all’online e garantire la sopravvivenza della rete fisica prima che lo “spazio siderale” tra i due canali diventi incolmabile?
“Sono misure ponte perché servono a garantire la sopravvivenza del comparto in attesa del riordino. Anche se il riordino arrivasse nel 2026, gli effetti si vedrebbero nel 2028. Non c’è tempo. Le misure ponte anticiperebbero gli effetti benefici del riequilibrio previsto dalla delega fiscale. Altrimenti rischiamo scenari già visti all’estero, con aumenti improvvisi della tassazione sull’online”.
Dal punto di vista degli operatori, ci sono già strategie per bilanciare la riduzione della rete con la tutela delle piccole e medie imprese e il mantenimento del presidio di legalità?
“La presenza sul territorio è garantita soprattutto dalla rete generalista di bar e tabacchi, come confermato dal bilancio di sostenibilità del Forum Acadi 2025. La riduzione della rete è un tema rilevante per contrastare l’espansione dell’illegale. La tutela delle piccole e medie imprese dipenderà anche dal grado di concorrenza che i nuovi parametri del riordino permetteranno sui territori. Il legislatore dovrà considerare gli effetti dei parametri di concentrazione e delle modalità di assegnazione dei punti”.