Riordino del gioco fisico: Pedrizzi lancia l’allarme su concessioni e investimenti

Scritto da LP

L’incertezza normativa e politica rappresenta un freno per qualsiasi settore economico, ma nel gioco pubblico legale italiano i rischi sono amplificati. A sottolinearlo è Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale del Comitato scientifico dell’Ucid (Unione cristiana imprenditori e dirigenti), già senatore e presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, autore di un articolo per Formiche.net.

Il comparto del gioco legale in Italia genera oltre 160 miliardi di euro in termini di giocato, con circa 22 miliardi di spesa effettiva dei giocatori, contribuendo in maniera significativa all’occupazione e al gettito fiscale. Tuttavia, secondo Pedrizzi, la combinazione di ritardi politici, limiti normativi e vincoli economici rischia di “desertificare” il canale autorizzato, aprendo spazi per il gioco illegale e la criminalità organizzata.

IL NUOVO BANDO – Le nuove concessioni, previste entro il 2026, prevedono l’assegnazione di 50 lotti da 25 milioni di euro ciascuno per le gaming machine (Awp). Un’analisi dei dati di redditività 2025 mette però in luce criticità economiche rilevanti: il tempo medio necessario per recuperare l’investimento iniziale supera due terzi della durata totale della concessione. In altre parole, gli operatori potrebbero spendere sei dei nove anni di concessione solo per rientrare dei costi, senza generare profitti reali. Inoltre, circa il 50 per cento delle macchine attualmente in esercizio non garantirebbe margini sufficienti a rendere l’investimento sostenibile, creando una pressione economica significativa sulle imprese del settore.

Un quadro altrettanto complesso riguarda le Vlt. Le sale di medie dimensioni impiegherebbero oltre sei anni per recuperare le spese sostenute, con il risultato che molti investimenti rischierebbero di non essere remunerativi. Questo scenario mette in discussione la sostenibilità economica dell’intero comparto, aumentando il rischio che alcuni operatori rinuncino del tutto a partecipare al nuovo bando.

CONSEGUENZE ECONOMICHE E SOCIALI – Il quadro regolatorio attuale presenta forti lacune: Regioni e Comuni applicano regole differenti su orari, distanze dai luoghi sensibili e gestione delle sale. Senza un’intesa chiara tra Stato, Regioni ed Enti locali, gli operatori non possono pianificare investimenti di lungo periodo, rischiando che licenze e concessioni diventino vulnerabili a ordinanze locali.

Secondo Pedrizzi, una crisi del gioco legale avrebbe ripercussioni immediate e pesanti su gettito fiscale e occupazione. Le stime indicano un rischio di oltre 1,6 miliardi di euro di entrate statali, mentre circa 24.000 posti di lavoro — su un totale di 50.000 addetti diretti e indiretti — potrebbero essere compromessi. A questo si aggiungerebbero minori entrate fiscali per circa 700 milioni di euro, tra Irpef e contributi previdenziali, oltre ai costi per ammortizzatori sociali, che ricadrebbero sulla collettività. In pratica, la crisi non colpirebbe solo le imprese del settore, ma avrebbe effetti sistemici sull’economia e sulle finanze pubbliche.

Sul fronte delle scelte politiche, Pedrizzi mette in guardia contro il rischio di interventi guidati da pressioni demagogiche, che vedono il settore del gioco come un problema da reprimere invece che come una risorsa economica e sociale da tutelare. Secondo alcune indiscrezioni, il Governo starebbe valutando una riduzione delle macchine, con le AWP portate a 200.000 unità e le VLT a 46.000, accompagnata da restrizioni più rigide su orari e distanze dai luoghi sensibili.

Tuttavia, l’assenza di clausole di salvaguardia per le sale già attive, unite all’applicazione di vincoli che la ricerca scientifica più recente considera ormai superati, rischiano di produrre effetti contrari a quelli desiderati. In pratica, gli operatori legali verrebbero penalizzati senza che si registri un reale miglioramento nel contrasto alla ludopatia, che tende invece a spostarsi verso i circuiti clandestini, privi di controllo e trasparenza.

Pedrizzi sottolinea che il settore non può essere gestito con logiche ideologiche: “Se si affronta il tema senza dati precisi e senza regole chiare, perdono tutti, compreso lo Stato. Il gioco legale va valorizzato e regolamentato, non demonizzato”.

Le sue osservazioni rappresentano un monito chiaro alle istituzioni: la sostenibilità economica e la sicurezza del gioco pubblico dipendono dalla chiarezza normativa, dalla stabilità delle concessioni e da politiche che tutelino sia gli operatori legali sia i cittadini.