Riordino gioco fisico, D’Angelo (Sapar): ‘Gestori dimenticati in un modello che espelle le Pmi italiane’
Secondo il presidente di Sapar Sergio D’Angelo c’è il rischio di un oligopolio, e di conseguenza meno posti di lavoro e uno svuotamento dei punti generalisti se il nuovo modello di concessioni non valorizza le Pmi della filiera apparecchi.
In vista del riordino del gioco fisico, annunciato come imminente e in linea con quello dell’online per riduzione dei punti gioco, il taglio del parco apparecchi e la razionalizzazione delle reti, Gioconews, dopo le parole di Gennaro Parlati, presidente di Acmi e la posizione di Geronimo Cardia, presidente di Acadi, ha raccolto le valutazioni di Sergio D’Angelo, presidente di Sapar, per capire quali ricadute possano esserci per i gestori e per le piccole e medie imprese del comparto.
Il viceministro Leo ha annunciato che il riordino del gioco fisico seguirà la linea dell’online, con riduzione dei punti, taglio del parco apparecchi e razionalizzazione delle reti. Come associazione cosa pensate di questo impianto, può essere sufficiente a garantire un rilancio del settore o rischia di penalizzarlo ulteriormente?
“Come Associazione non siamo assolutamente in linea con le proposte che abbiamo appreso da indiscrezioni giornalistiche. Il modello che sembra emergere è finalizzato infatti ad espellere le Pmi italiane dal mercato ed a creare un comparto riservato a poche grandi aziende. Oggi leggendo questo riordino/bando si ha la sensazione del distacco totale con la filiera degli operatori, penalizzando i primi della classe che in questo caso sono i gestori operatori delle piccole e medie aziende del made in italy, che in questi anni dal 2004 ad oggi hanno fatto emergere un settore non regolamentato, combattendo spesso con operatori scorretti sul territorio, portando in 20 anni nelle casse dello stato italiano quasi 100 miliardi di nuove entrate erariali. Una cifra da capogiro. Malgrado ciò, oggi apprendo tristemente dalle varie bozze di riordini che circolano, che la figura del gestore è stata totalmente dimenticata, non si capisce il motivo perché la figura centrale della filiera degli apparecchi da intrattenimento non venga valorizzata, in un eventuale riordino. La figura imprenditoriale del gestore tutela e migliora la redditività degli apparecchi come solo un’azione imprenditoriale diretta ed interessata sul territorio riesce a fare. Capisco le esigenze di un riordino ma non si deve interpretare questo come un’occasione per eliminare commercialmente chi opera sul campo in maniera costante al servizio del cliente e, indirettamente, nel pieno interesse erariale. Oltre a ciò le cifre che si sentono garantirebbero un rientro dall’investimento per i concessionari solo dopo anni e solo raggiungendo livelli di raccolta molto elevati che ad oggi non sembrano realisticamente realizzabili.”
Sapar chiede innovazione, ammodernamento e allineamento agli standard europei. L’attuale schema di riordino risponde a queste esigenze o resta una riforma soprattutto restrittiva e fiscale?
“La riforma, di cui finora abbiamo appreso provenienti da indiscrezioni, appare molto restrittiva e orientata solo al gettito immediato, ma non ha una visione di ampio respiro. La riduzione degli apparecchi e degli operatori avrà come conseguenza a lungo raggio la perdita di gettito erariale, di posti di lavoro, e la concentrazione dell’offerta solo in zone molto redditizie, con il rischio che per il resto del territorio si apra spazio all’offerta illegale. Si annuncia la nascita di un vero e proprio oligopolio, il quale determinerà una maggior dipendenza degli esercenti dai livelli di raccolta con conseguenze deleterie anche sul gioco legale e sull’accesso al gioco dei minori. Insomma siamo di fronte ad un modello che non garantirà evoluzione tecnologica, in quanto creerà un oligopolio che porterà ad una contrazione della filiera con meno investimenti sul prodotto e che metterà a rischio lo stesso sistema del gioco legale. Tutto questo senza considerare l’impatto drammatico dal punto di vista occupazionale con la perdita di migliaia di posti di lavoro.”
Anche Euromat sembra temere che il nuovo modello favorisca i grandi gruppi e penalizzi i piccoli operatori. Con concessioni limitate e una rete più concentrata, quale spazio vede per le imprese storiche di Sapar e quali correttivi chiedete al Mef per evitare un effetto espulsivo?
“L’intervento di Euromat è più che giustificato. Si sente parlare di un limite di concentrazione elevato al 35/40 percento rispetto all’attuale 25 percento. Inoltre verrebbe proposto un modello di gara in cui si rischia che tutti i lotti verrebbero assegnati al massimo rialzo, mentre quanto meno occorrerebbe prevedere dei lotti minimi garantiti, senza base d’asta al rialzo al fine di garantire più equilibrio e l’accesso a più operatori. (comunque ritornando alla domanda precedente l’eventuale gara del fisico come proposta nella bozze in circolazione è totalmente differente, quindi non seguirà minimamente la gara dell’online) Inoltre è comunque basilare modificare la soglia di accesso e le offerte minime. Dal punto di vista sanitario bisogna mirare ad un modello in cui gli esercenti siano meno dipendenti dai concessionari, sul piano contrattuale, e sul piano dei livelli di raccolta da raggiungere. La concessione per il Lotto ad esempio è un modello in cui l’esercente è concessionario ed ha un rapporto diretto con Adm, più che con il concessionario della rete ed ha quindi livelli di raccolta molto più sostenibili.”
Uno dei nodi è il ruolo dei punti generalisti rispetto alle sale dedicate, tra orari, distanze e nuovi requisiti. Qual è il modello di equilibrio che Sapar propone per tutelare i soggetti vulnerabili senza compromettere la sostenibilità delle aziende?
“Bisogna sicuramente rilanciare i punti di gioco generalisti che ospitano apparecchi da intrattenimento, i quali in base ai dati garantiscono maggior gettito erariale rispetto alle sale ed alle altre forme di gioco (anche rispetto all’online). In questo senso va bene la riduzione delle distanze minime che sembra sia stata proposta ma non comprendiamo la differenza tra esercizi certificati e non certificati. Considerato che i punti gioco hanno già un notevole livello di specializzazione; penso ai corsi di formazione che ormai sono previsti in quasi tutte le regioni, alla normativa antiriciclaggio, e al costante controllo cui la filiera del gioco degli apparecchi è rigorosamente sottoposta in generale (Es. elenco Ries, sanzioni per violazione divieto di gioco ai minori etc.). Quindi penso, per tutelare i minori e i soggetti vulnerabili, non bisogna imporre a chi somministra prodotti di gioco dei livelli di raccolta da raggiungere. Perché non è giusto mettere l’esercente davanti ad una scelta cosi ostica, se tutelare la propria attività avviata a volte, anche ricorrendo a prestiti bancari, oppure tutelare i soggetti più vulnerabili.”
Nel confronto pubblico si parla spesso di “gioco responsabile”, ma poco di educazione al consumo e informazione corretta. Che ruolo può avere la filiera degli apparecchi, e Sapar in particolare, nella costruzione di un modello più trasparente e realmente orientato alla tutela del giocatore?
“Se si parla di Awp va mantenuto il concetto di apparecchio con più intrattenimento e vincita limitata. Non si può ipotizzare un riordino che trasformi gli appaecchi da intrattenimento in autentiche slot da casinò. Abbiamo già proposto come Associazione un rilancio della componente di intrattenimento attraverso la proposta di un nuovo apparecchio nella direzione proprio del gioco responsabile e contemporaneamente dell’innalzamento dei livelli di raccolta, riducendo la spesa media e aumentando il gettito erariale. Oltre a questo la proposta prevede anche l’obbligo di indicare il tempo massimo utilizzo con comparsa di messaggi a video al suo completamento. Riteniamo infatti che si debba andare verso luoghi di gioco “sociali” ed inclusivi che non siano ghettizzanti ma invece che tutelino il giocatore come del resto rimarcato già da diversi istituti di ricerca.”