Scommesse irregolari: la Corte di Giustizia tributaria dimezza le sanzioni
La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Lombardia riconosce la validità dell’accertamento di Adm per attività di gioco oltre i limiti di un Punto Vendita Ricariche ma ritiene le sanzioni eccessive.
La Corte di Giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia ha dato ragione all’Agenzia delle dogane e dei monopoli nella controversia con il titolare di un esercizio commerciale del milanese, accusato di aver svolto attività di gioco e scommesse oltre quanto consentito per un Punto Vendita Ricariche (Pvr). I giudici hanno però ritenuto sproporzionate le sanzioni inizialmente applicate, riducendone l’importo della metà.
Le verifiche hanno rilevato che il locale non si limitava alla ricarica dei conti di gioco online ma gestiva anche la raccolta delle puntate e il pagamento delle vincite in contanti, attività riservate agli operatori autorizzati. Inoltre, veniva utilizzato un unico account di gioco non intestato ai clienti, con le scommesse raccolte direttamente al banco. Il controllo della Guardia di Finanza aveva inoltre individuato sei apparecchi non collegati alla rete statale, il che ha portato l’Adm a contestare il mancato pagamento dell’imposta unica sulle scommesse, per un totale superiore a 450mila euro tra imposte e sanzioni.
La Corte ha poi respinto la tesi della difesa, basata sulla sentenza della Corte costituzionale del 2025, sottolineando che la violazione non riguardava solo i terminali di gioco ma l’intermediazione e la gestione delle scommesse fuori dal circuito autorizzato. L’applicazione dell’imposta unica sulle scommesse è stata quindi confermata, calcolata in modo induttivo vista l’assenza di dati contabili precisi. Pur riconoscendo la legittimità dell’accertamento, i giudici hanno ritenuto eccessive le sanzioni, riducendole del 50 per cento a circa 124mila euro.