L’Indian Gaming celebra le ‘Matriarche’ che hanno costruito il gaming tribale

Scritto da Daniele Duso
Nel segno di Ernie Stevens Jr., la Indian Gaming Association premia le leader native che hanno rafforzato il gioco pubblico tribale e la sovranità delle Nazioni.

La Indian Gaming Association annuncia le “Matriarchs of Indian Gaming 2026”. Si tratta di un riconoscimento dedicato alle donne native che hanno avuto un ruolo decisivo nello sviluppo del gaming tribale e nella difesa della sovranità delle comunità indiane. L’iniziativa nasce per volontà del compianto chairman Ernie Stevens Jr., che considerava le donne di Indian Country “la spina dorsale delle nostre comunità e della nostra industria”, e prosegue oggi sotto la guida del nuovo presidente IGA, David Z. Bean. Le Matriarche del 2026 saranno premiate il 2 aprile, a San Diego, durante l’Indian Gaming Tradeshow & Convention, con una cerimonia ospitata nella Chairman’s Lounge. L’obiettivo è dare visibilità alle leader che hanno contribuito a costruire il modello di gioco pubblico tribale, trasformandolo in un volano di sviluppo economico, occupazione e autodeterminazione politica.

LE MATRIARCHE 2026: LEADER TRA GIOCO, DIRITTO E SVILUPPO ECONOMICO

Fra le Matriarche 2026 spiccano profili che raccontano, in modo diverso, l’evoluzione del gaming tribale. A. Gay Kingman, cittadina della Cheyenne River Sioux Tribe, è tra le pioniere del settore: cofondatrice della National Indian Gaming Association, ha lavorato per oltre 60 anni alla costruzione di una voce unitaria dei Tribù a Washington, guidando le prime battaglie politiche per la tutela della sovranità e la regolazione del gioco. Elizabeth Lohah Homer, dell’Osage Nation, è tra le maggiori esperte di diritto federale indiano e gaming: già vice-chair della National Indian Gaming Commission, ha contribuito a definire i framework regolatori che hanno rafforzato il ruolo delle tribù nei processi decisionali federali.

Accanto alle giuriste, ci sono le manager del gioco pubblico tribale. Janie Dillard, oggi CEO di Choctaw Global, ha guidato per quattro decenni l’espansione del gaming della Choctaw Nation of Oklahoma, fino alla realizzazione – senza ricorso al debito – del grande resort di Durant, e alla negoziazione del compact di gioco che ha assicurato stabilità economica alla Nazione. Pam Shaw, cofondatrice di United Women of Tribal Gaming e speaker del Congresso dell’Osage Nation, ha concentrato il suo impegno sulla crescita professionale delle donne nel gaming tribale, creando reti di mentoring e spazi di rappresentanza in un settore storicamente maschile.

DONNE, TECNOLOGIA E SOVRANITÀ: IL FUTURO DEL GAMING TRIBALE

Il profilo delle Matriarche 2026 parla anche di tecnologia e nuove competenze. Erica Pinto, chairwoman della Jamul Indian Village, è la prima donna alla guida della sua comunità e da oltre 25 anni lavora per coniugare sviluppo delle imprese di gioco, servizi di welfare e progetti sanitari, con un’attenzione particolare alle giovani generazioni. Robin Villarreal, prima donna nativa a ricoprire il ruolo di Chief Information Officer per Gila River Resorts & Casinos, incarna invece il fronte tech del gaming tribale: ha guidato progetti di trasformazione digitale e sistemi informativi che migliorano l’esperienza di gioco e l’efficienza operativa, promuovendo al tempo stesso programmi di formazione per i talenti nativi in ambito IT.

Per l’Indian Gaming Association, queste figure rappresentano un modello di leadership matriarcale che unisce competenze industriali, radicamento culturale e capacità di visione. Nelle parole del chairman Bean, le Matriarche sono “una road map per dove stiamo andando”: raccontano come il gioco pubblico tribale, nato come strumento di riscatto economico, sia oggi un laboratorio di governance in cui le donne hanno avuto – e continuano ad avere – un ruolo centrale. Un messaggio che parla anche all’Europa, dove il tema della sovranità sul gioco pubblico torna ciclicamente al centro del dibattito regolatorio.

Crediti fotografici ©Facebook / Elizabeth Lohah Homer