Gioco e tutela consumatori: per Codici il Tribunale di Roma va contro il diritto Ue
L’associazione dei consumatori critica la pronuncia del Tribunale di Roma sul divieto di pubblicità del gioco d’azzardo: ‘Rischia di indebolire il contrasto al gioco’
Gioco e tutela dei consumatori sono al centro della nuova presa di posizione dell’associazione Codici, che esprime forte preoccupazione per il recente provvedimento del Tribunale di Roma, sezione sedicesima. Secondo l’associazione, la decisione rischia di indebolire il sistema di contrasto alla diffusione del gioco previsto dall’ordinamento italiano, aprendo scenari interpretativi che potrebbero compromettere anni di politiche restrittive.
Il nodo principale riguarda la lettura della giurisprudenza europea, in particolare della sentenza Placanica, richiamata per sostenere una presunta “espansione controllata” del settore. La sentenza della Corte di Giustizia UE, del 6 marzo 2007, è considerata una pietra miliare nel diritto europeo dei giochi.
Il rischio, secondo l’associazione, è quello di legittimare comunicazioni che, pur presentandosi come informative, potrebbero avere finalità promozionali, eludendo il divieto previsto dal Decreto Dignità.
IL QUADRO EUROPEO E IL NODO DELLA PUBBLICITÀ
Codici sottolinea come la Corte di Giustizia abbia più volte ribadito che gli Stati membri devono adottare politiche coerenti: non è possibile dichiarare di voler limitare il gioco e, allo stesso tempo, consentire pratiche che ne favoriscano la diffusione. Particolarmente critica è l’interpretazione secondo cui le comunicazioni oggetto di causa non integrerebbero mai forme di pubblicità. Una lettura che, se estesa, rischierebbe di svuotare di significato l’articolo 9 del Decreto Dignità, che vieta in modo generalizzato la pubblicità del gioco d’azzardo.
Codici evidenzia come tale impostazione possa aprire la strada a contenuti apparentemente neutri, ma in realtà idonei a incentivare il gioco. Un rischio che contrasta con l’obiettivo primario della normativa: prevenire la ludopatia e proteggere i soggetti più vulnerabili. L’associazione richiama inoltre il principio europeo di proporzionalità, ricordando che ogni misura nazionale deve essere coerente con la finalità dichiarata. In questo caso, la decisione del Tribunale potrebbe creare una frattura tra obiettivi di tutela e applicazione concreta delle norme.