Divieto pubblicità gioco, Sts vaglia azioni per ‘rimodularlo’
Il Sindacato totoricevitori sportivi sta valutando azioni per chiedere di ‘permettere forme di pubblicità del gioco da parte della rete professionale di raccolta’.
La pubblicazione sul sito dell’Agcom – Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del documento che riporta l’atto di indirizzo per la comunicazione del gioco responsabile approvato dal Consiglio a fine marzo è questione di pochi giorni.
Ma intanto il dibattito sulla trasparenza pubblicitaria per il settore del gioco non si ferma.
A riprendere il tema è Sts – Sindacato italiano ricevitori sportivi, che commenta i contenuti della Faq (Frequently asked question) pubblicate dall’Agcom in materia di tutela degli utenti nei contenuti diffusi tramite piattaforme digitali.
Le Faq seguono di poco un provvedimento della stessa Autorità – le Linee guida e il Codice di condotta per gli influencer – che sottopone l’attività di pubblicazione dei content creator ai divieti pubblicitari stabiliti dalla legge tra i quali rientra anche il divieto assoluto di pubblicità in materia di giochi pubblici sancito nel 2018 dal decreto Dignità.
In altre parole, sottolinea Sts, “i cosiddetti tipster – coloro che attraverso le piattaforme digitali pubblicano contenuti relativi a giochi e scommesse – non devono travalicare il confine della mera informazione”.
Il Sindacato ricorda che in tempi non sospetti ha denunciato la pratica decisamente commerciale di alcuni tipster “di indirizzare gli utenti verso specifiche piattaforme promuovendo, di fatto, il gioco in piena violazione del relativo divieto (senza peraltro alcun filtro di garanzia per i minori)” e che ha accolto favorevolmente l’autorevole intervento chiarificatore dell’Agcom.
Proseguendo su questa linea, Sts sta “valutando le possibili azioni volte a rimodulare le misure stabilite dal decreto Dignità al fine di permettere forme di pubblicità del gioco da parte della rete professionale” di raccolta dei giochi pubblici, fermi restando i limiti a carico di soggetti operanti sui social media privi di autorizzazione o licenza.
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