Gravina (ex Figc): ‘Il rilancio del calcio italiano passa per il betting’

Scritto da Daniele Duso
Secondo Gravina, ormai ex presidente Figc, per il rilancio del calcio italiano serve introdurre il diritto alla scommessa e abolire il divieto di sponsorizzazioni per gli operatori delle scommesse.

Gabriele Gravina puntava su diritto alla scommessa e fine del divieto di sponsorizzazioni per gli operatori del gioco. Era questa la rotta indicata dall’ormai ex presidente della Federazione italiana giuoco calcio, nella sua relazione sullo stato del calcio italiano. Un documento in dieci punti che il presidente uscente ha deciso di rendere pubblico dopo le dimissioni, per non lasciare “a metà” il confronto con politica e istituzioni.

La relazione era stata preparata per un’audizione alla commissione Cultura della Camera poi mai andata in scena. Il documento fotografa un sistema in crisi strutturale e prova a indicare una via di uscita che passa, in modo deciso, anche dal rapporto con il gioco.

“Il giorno dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2026, la commissione Cultura della Camera mi aveva convocato per un’audizione sullo stato del calcio italiano”, ricorda Gravina. “Un confronto condiviso da maggioranza e opposizione, poi cancellato subito dopo le mie dimissioni, come se i problemi fossero risolti”.

Nella sua analisi, l’ex presidente parla di “problemi non nuovi” e di “un quadro consolidato su cui incidono forti vincoli”. Nella maggior parte dei casi “l’impossibilità di intervenire efficacemente, legata a fattori interni ed esterni al sistema, ha prevalso sulla capacità di mettere in pratica le soluzioni individuate”. Il punto, insomma, non era l’assenza di diagnosi, ma la mancanza di strumenti, risorse e volontà per tradurle in riforme concrete.

DIRITTO ALLA SCOMMESSA E ABOLIZIONE DEL DIVIETO DI SPONSOR

Al centro della relazione Gravina c’è il tema delle scommesse sportive. Tema visto non solo come nodo regolatorio ma come possibile leva finanziaria per tutto il movimento. L’ex numero uno della Figc chiedeva esplicitamente di “introdurre il diritto alla scommessa”, ovvero il riconoscimento di una quota garantita dei proventi del betting destinata al calcio, con vincoli precisi. L’idea era che “una quota dei proventi delle scommesse” venisse riservata al sistema calcistico “con vincoli su infrastrutture, vivai e contrasto alla ludopatia”. Questo trasformando una parte del gettito in investimento strutturale e non in semplice entrata fiscale indistinta.

In parallelo, la relazione Gravina propone di “superare il divieto di pubblicità delle scommesse” e “abolire il divieto di sponsorizzazioni per gli operatori delle scommesse”. Cioè rivedere il blocco introdotto nel 2018 dal Decreto Dignità, che aveva azzerato tante partnership commerciali.

Nel dossier si richiama il dibattito europeo e le recenti risoluzioni parlamentari, che già aprono alla possibilità di destinare almeno l’1 percento dei ricavi delle scommesse a progetti giovanili, impiantistica, calcio femminile e iniziative di prevenzione della ludopatia.

L’obiettivo dichiarato era duplice: aumentare i ricavi dei club e, al tempo stesso, canalizzare parte delle risorse verso finalità “protette”, in un equilibrio che, inevitabilmente, riaccendeva il confronto tra mondo dello sport, politica e associazioni antiusura, già critiche verso l’idea che “l’azzardo potesse diventare motore di sviluppo”.

LE ALTRE PROPOSTE: GIOVANI, FISCO, STADI E SISTEMA

Attorno al diritto alla scommessa e al ritorno delle sponsorizzazioni betting, Gravina aveva costruito un vero decalogo di riforme, che toccava giovani, fisco, infrastrutture e governance. La Serie A veniva descritta come uno dei campionati più “anziani” d’Europa, con scarsa valorizzazione degli italiani Under 21 e un peso eccessivo di stranieri considerati più “sostenibili” nei bilanci.

Per invertire la rotta, la relazione proponeva un “credito d’imposta per i club”, cioè incentivi fiscali dedicati a chi investiva su giovani under 23 e impianti sportivi, legando così il beneficio a scelte concrete su vivai e infrastrutture.

Altro capitolo era quello degli stadi, con l’Italia in ritardo cronico sulla modernizzazione degli impianti: il documento parlava di un vero “piano per gli stadi”, basato su sostegno pubblico e strumenti per favorire investimenti privati, anche in vista di Euro 2032.

Completavano il quadro la “riforma dei campionati”, con revisione di format, numero di squadre e sistema di promozioni e retrocessioni tra Serie A, B, C e D, e la “riforma del sistema arbitrale”, attraverso l’introduzione del professionismo e una nuova governance dell’Aia.

Crediti fotografici ©Gabriele Gravina / Sito web Figc