Rapporto Coop 2022: ‘In crescita gli italiani che giocano’

Nel delineare i nuovi stili di vita degli italiani, il Rapporto Coop 2022 cita anche il gioco e le possibili derive patologiche. Ma al centro ci sono il caro bollette e il clima.
Scritto da Redazione

Gli italiani che nel 2022 hanno partecipato a giochi e scommesse sportive sono stati 4 milioni, con un “comportamento eccessivo” che ha riguardato l'11 percento di essi, contro il 4 percento registrato nel 2018. Poco più di tre milioni – 3,1 per la precisione – quanti hanno giocato con newslot e videolottery, con una possibile deriva patologica nel 9 percento dei casi (rispetto al 2 percento di quattro anni fa).

La stima arriva dal Rapporto Coop 2022 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani che si propone di fare il punto sul nostro Paese, stretto fra il post pandemia e gli scenari attuali alla luce della guerra in Ucraina, e dei suoi effetti politici ed economici, e dell'inflazione galoppante.

 

Uno studio che tratteggia gli italiani come “razionali e sereni di giorno quanto inclini agli eccessi, ai vizi, alle dipendenze di notte”, si legge nella nota stampa che lo accompagna. “Così molto più che in passato gli italiani si dichiarano dipendenti dagli smartphone e dai social (rispettivamente il 45 percento e il 28 percento del campione), guardano compulsivamente le serie tv (31 percento), inseguono esperienze ad alto tasso di adrenalina (12 percento) e in questa escalation di eccessi purtroppo si espande anche l’area delle possibili patologie come il consumo di alcolici, le scommesse e i giochi, quintuplica quasi l’uso di psicofarmaci e quadruplica l’uso di droghe.

Anche le disfunzioni alimentari aumentano e colpiscono soprattutto i ceti più fragili ed è proprio in questi che allignano gli stati d’animo di irritazione e rabbia, più contenuti o addirittura scomparsi nella larga maggioranza degli italiani. L’irritazione e il timore (entrambi in percentuali del 20 percento) vengono infatti sovrastati da stati d’animo più concilianti come la serenità (34 percento del campione), l’accettazione (32 percento), la fiducia (27 percento).

 

La slide sulle dipendenze, che riportiamo nel nostro articolo, in tema di gioco vede fra le possibili dipendenze i videogame (coinvolgendo il 16 percento della popolazione, e soprattutto, nel 20 percento dei casi, “l'upper class”), i giochi e le scommesse, con una fetta di persone del 10 percento (il 18 percento nell'upper class), le newslot e le videolottery, con l'8 percento del campione.

 

LA PREOCCUPAZIONE PER IL CLIMA – Sopravvissuti al Covid, ma attoniti e circospetti, perennemente in allerta gli italiani non minimizzano affatto le tensioni economiche e sociali, ma pongono al primo posto delle loro preoccupazioni l’emergenza generata dalla crisi climatica. Il 38 percento ritiene che il prossimo accadimento epocale sarà dovuto proprio al climate change, il 56 percento pensa che questa emergenza debba avere la massima priorità a livello nazionale e internazionale ed è ancora la preoccupazione ambientale ad avere il maggiore impatto sul loro stato d’animo; lo afferma il 39 percento, ben 11 punti percentuali in più rispetto ai timori generati dalla guerra in Ucraina. I temi ambientali arrivano prima anche della pur temuta inflazione (almeno per il momento). Però se da un lato la larga maggioranza del campione continua a mostrare comportamenti ecologicamente corretti e fa del non spreco la propria religione, messi di fronte a una questione impellente come la ricerca di energia alternativa, rispettivamente il 67 percento e il 40 percento degli intervistati opta come exit strategy solo su energia solare e eolica, e neanche uno su tre si dichiara favorevole alle centrali nucleari.

D’altronde la questione energetica bussa con estrema insistenza alla porta d’Italia e d’Europa e benché sia un allarme condiviso, è un fatto che pesi tanto più sul nostro Paese dove commercialmente ma anche ideologicamente la Russia gioca il ruolo di convitato di pietra. Se infatti il valore dell’interscambio commerciale si attesta nel 2021 su 25 miliardi di euro (+12 percento rispetto al 2017) e sempre nello stesso anno pre-guerra e pre-sanzioni gli investimenti diretti degli italiani in Russia ammontavano a 11,5 miliardi di euro, sono gli italiani a dichiararsi i più filoputiniani d’Europa convinti più di tutti gli altri europei che la stessa Ue e gli Usa siano i maggiori responsabili dello scoppio del conflitto (lo pensa il 27 percento del campione rispetto a un 20 percento di tedeschi e a un esiguo 5 percento di inglesi) e persino i maggiori ostacoli alla pace (lo afferma il 35 percento).

 

LA NUOVA AUSTERITY DEGLI ITALIANI E IL DILEMMA DELLE BOLLETTE – Detto questo, al netto delle ideologie, il più prosaico ma dirimente dilemma della bolletta è ben lontano dall’essere risolto e anzi pesa come un macigno sulle famiglie già a corto d’ossigeno in previsione dell’autunno imminente. Il 57 percento infatti dichiara già oggi la difficoltà di pagare l’affitto e il 26 percento pensa di sospendere o rinviare il pagamento e, se restringiamo il campo a luce e gas, un italiano su 3 entro Natale potrebbe non coprire più le spese per le utenze.

Essere le formiche d’Europa e risultare ultimi nella classifica di chi dichiara di spendere di più per godersi il presente (lo sostiene solo il 40 percento degli italiani a fronte del 46 percento degli inglesi e del 44 percento di tedeschi e francesi) non basta più. Neanche li mette al riparo la spending review energetica che le famiglie sembrano aver messo in campo tanto che il 41 percento si dichiara già molto attento a accendere le luci il meno possibile, il 30 percento è già consapevole di ridurre il riscaldamento domestico e molti sono gli italiani abituati ad un uso razionale degli elettrodomestici.

L’Italia del 2022 si scopre a conti fatti un Paese più vulnerabile con la classe media sempre più in difficoltà, una parte che rimane indietro (24 milioni che nel 2022 hanno sperimentato almeno un disagio) e una netta crescita dell’area della povertà vera e propria (+ 6 milioni nell’ultimo anno). Per converso nel post pandemia cresce agli antipodi il mercato del lusso: +46 percento le compravendite di case il cui valore supera un milione di euro (2021 vs 2020), +16 percento le immatricolazioni di auto di valore (primo semestre 2022 vs 2021) con un aumento pari a + 36 percento della ricchezza posseduta dai pochi ma rappresentativi Paperoni d’Italia (2022 vs 2019).

 La forbice tra chi ha poco e chi troppo si divarica e in un futuro sospeso che il 48 percento dipinge come instabile e precario ricompaiono le grandi rinunce; non si comprano le auto (-32 percento la variazione in negativo fra 2022 e 2019) né gli elettrodomestici, neanche la nuova casa (più di 10 milioni sono intenzionati a rimandare). Gli italiani compressi tra i prezzi che aumentano e i salari che rimangono inchiodati a un +0,8 percento, vedono scivolare in basso il loro potere d’acquisto e hanno già iniziato a cercare con insistenza altre possibili vie d’uscita. I più avveduti (68 percento) non si sono fatti trovare impreparati nemmeno dalla euforia estiva e hanno già avviato la loro personale spending review, il 17 percento dichiara invece l’intenzione di farlo con l’arrivo dell’autunno. Comunque sia sarà per tutti un esercizio quotidiano che, oltre ai grandi capitoli di spesa, colpirà soprattutto il superfluo di tutti i giorni (bar e ristoranti, abbigliamento e intrattenimento extradomestico), e comporterà anche il rinvio di viaggi e vacanze e il posticipo degli acquisti di prodotti tecnologici e arredo.

Intanto il lavoro è sempre più povero e lavorare non basta più; nel rapporto tra costo della vita e stipendi medi, l’Italia è il fanalino di coda tra le principali economie europee, con un salario del 33 percento più basso di quello dei tedeschi per esempio che hanno un costo della vita equiparabile al nostro, mentre guadagniamo come gli spagnoli che hanno un costo della vita del 19 percento inferiore. Un occupato su 5 tra coloro che hanno contratti part time è oggi a rischio povertà (era uno su sei nel 2010) e un dipendente su 10 full-time corre lo stesso rischio. A conti fatti sono 900 mila in Italia oggi i lavoratori che guadagnano meno di 1.000 euro al mese, il doppio rispetto a 15 anni fa.

 

UNA DOPPIA IDENTITÀ – Uscita dal Covid o perlomeno dalla sua fase più acuta, l’Italia mostra una doppia identità. Di fronte al caos del mondo rispunta per la larga maggioranza degli italiani la dimensione personale come meta di tutte le attenzioni; la salute, il benessere, gli affetti, l’amore. Questa dimensione rende ragione dei desiderata degli italiani che, intervistati alla fine del mese di agosto, guardando avanti vogliono fare ciò che davvero gli piace (lo afferma il 54 percento) seguito da propositi di mangiare meglio e mettersi a dieta (47 percento), rivendicare i propri diritti (44 percento), curare l’aspetto esteriore (39 percento), stare con gli amici (38 percento). Una sorta di rifugio nella propria comfort zone, consapevoli comunque che qualcosa sta per accadere e per questo anche vigili e circospetti, molto attenti a ciò che succede intorno a loro e perennemente informati. Da qui anche la dichiarazione di voler andare a votare nelle imminenti elezioni politiche da parte di 8 italiani su 10, anche se più della metà, ovvero il 55 percento a fronte di una media europea che si attesta su un 33 percento, è convinto che la propria voce non abbia alcun peso nel Paese in cui vive. Forse anche perché temi importanti e oramai molto meno divisivi che in passato come eutanasia, matrimoni gay o adozioni a coppie dello stesso sesso, apprezzati dalla maggioranza degli italiani, rimangono ancora fuori dall’agenda politica.

 

PEDRONI (COOP ITALIA): “METTERE AL CENTRO L'EMERGENZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE” – “Lo scenario delineato nel Rapporto 2022 ci restituisce l’immagine di un’Italia chiamata a affrontare sfide molto impegnative eche prendono il via da fattori economici e sociali assolutamente inusuali – sottolinea Marco Pedroni, Presidente di Coop Italia e di Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative di consumatori) –  Dopo trent’anni è tornato il carovita con un’inflazione alta che non si vedeva dagli anni Ottanta; per molti consumatori e molte imprese è una situazione del tutto sconosciuta. Parimenti i salari rimangono congelati e colpisce nel Rapporto la divaricazione che si accentua fra una parte crescente del Paese che rimane fragile e le classi più agiate. Le cooperative di consumatori hanno per loro natura il dovere di essere un presidio di garanzia di qualità a prezzi convenienti per tutti gli italiani, qualunque sia la loro condizione sociale. È evidente che la missione è sempre più complessa, visti gli effetti provocati prima dalla pandemia, poi dalla guerra con le sue ripercussioni sul costo dell’energia e delle materie prime. Ci avviciniamo a un appuntamento elettorale importante e fino a poco tempo fa non programmato. Qualunque sia il Governo che guiderà il nostro Paese credo che dovrà mettere al centro l’emergenza primaria delle famiglie italiane, promuovendo una politica di ridistribuzione dei redditi a beneficio della maggioranza, affrontando il nodo energetico con misure che permettano alle imprese di rimanere sul mercato e ai cittadini di non pagare costi insostenibili. C’è bisogno, come il Rapporto Coop mostra, di dirottare risorse incisive a favore dei consumi agendo per esempio sulla defiscalizzazione dei prodotti di base e con una rinnovata politica ambientale in linea con l’emergenza del momento. Le imprese della distribuzione commerciale registrano costi dei prodotti e dell’energia in fortissima crescita e finora hanno contenuto gli aumenti dei prezzi al consumo delle famiglie; i bilanci e con essi la stabilità delle imprese possono andare in crisi; non chiediamo aiuti di stato, ma di mettere un tetto ai rialzi dell’energia e di sostenere la domanda interna dei consumi.

 

Entro la prima metà di ottobre i testi dell’anteprima digitale del Rapporto Coop 2022 saranno disponibili sul sito https://italiani.coop/.