Riordino gioco fisico, Fit: ‘Ennesimo miraggio’

Scritto da Fm
La Federazione italiana tabaccai manifesta la propria delusione per l’ennesimo flop del riordino del gioco fisico.

“La delusione è grande, anzi grandissima. Anche perché – è bene ricordarlo – bucare il riordino significa permanere nella palude fatta di leggi regionali, regolamenti comunali e ordinanze sindacali.”

Lo scrive la Fit – Federazione italiana tabaccai, in un approfondimento pubblicato sul proprio sito istituzionale in cui torna sul mancato riordino del gioco fisico.

Sfumato quando ormai sembrava a un passo dall’essere raggiunto.

La notizia, come noto, è arrivata in prossimità della convocazione del Consiglio dei ministri del 4 giugno scorso, che avrebbe dovuto approvare – o perlomeno discutere – lo schema di decreto legislativo compilato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli con la supervisione del ministero dell’Economia e delle finanze.

Un via libera che non c’è stato e, anzi: l’argomento non ha trovato posto neanche nell’ordine del giorno del Cdm, ricorda la Fit.

“UN’IMPRESA IMPOSSIBILE”

“Tutto da rifare? Ebbene sì o perlomeno così sembra, anche perché i tempi per esercitare la delega conferita al Governo sono ormai davvero strettissimi, al punto che portare a termine il lavoro sarebbe un’impresa praticamente impossibile”, rimarca la Federazione.

I mesi sono filati via, uno dopo l’altro e a suon di proroghe si è giunti a individuare il 29 agosto 2026 come termine ultimo per confezionare la riforma. “Praticamente… dopodomani.”

Le motivazioni della bocciatura, chiosa la Fit, non sono note, ma “pare che il principale elemento di criticità sarebbe stato rappresentato (ancora una volta) dalla disciplina delle distanze dai cosiddetti luoghi sensibili”.

I CONTRASTI NEL GOVERNO

La bozza di decreto, che non è mai stata presentata pubblicamente in un testo ufficiale, sarebbe stata costruita attorno a un distanziometro di 100 metri da scuole secondarie e Serd per i punti vendita certificati e di 200 metri per quelli non certificati.

Ma, sottolinea la Fit, tali misure avrebbero determinato valutazioni contrastanti all’interno dell’Esecutivo, in quanto ritenute da un lato non congrue con gli obiettivi di tutela perseguiti dalla riforma e dall’altro potenzialmente suscettibili di produrre una significativa contrazione della rete di raccolta, soprattutto nell’ambito degli esercizi generalisti, con conseguenti effetti pregiudizievoli sulle entrate erariali.

Insomma, “distanziometro sì e distanziometro no: il riordino sarebbe rimasto bruciato ancora una volta nell’eterna contrapposizione di queste due fazioni”.

Crediti fotografici © Mostafa Meraji / Unsplash