Dalla Dad al gaming, Ascani: ‘La Scuola italiana è resiliente’

Il Viceministro dell'Istruzione Anna Ascani fa il punto sulla Scuola italiana segnata dalla pandemia, ma proiettata verso un futuro sempre più digitale: gaming incluso.
Scritto da Marta Rosati

Dalla Dad al gaming, Ascani: 'La Scuola italiana è resiliente'

Sulla via della digitalizzazione, la Scuola italiana nell’anno della pandemia ha fatto i conti più che mai con la capacità di adattarsi al cambiamento. “La scuola, una delle principali istituzioni del nostro Stato, ha dato grande prova di resilienza e responsabilità“. Parola del viceministro dell’Istruzione, Anna Ascani, del Partito democratico.

Prima il lockdown, poi la seconda ondata del virus e il ritorno, in parte, della didattica a distanza (Dad), nonché le difficoltà di uno scenario in continuo mutamento: “Sono stati mesi complessi per tutti – dichiara l’onorevole umbra Ascani – ci siamo trovati a fronteggiare una pandemia che ha travolto le nostre vite e le nostre abitudini, ci ha messo di fronte a scelte difficili da prendere, ma doverose, per contenere il virus e salvaguardare la salute della collettività. E non ne siamo ancora fuori, dobbiamo trovare quindi un modo per convivere con il virus e condurre un’esistenza quanto più normale possibile in sicurezza. La scuola, quando è stato necessario sospendere le attività in presenza, ha proseguito il suo lavoro, grazie anche a uno straordinario investimento, con la Dad che si è rivelata indispensabile per tamponare l’emergenza, e attraverso questa ha mantenuto attive le relazioni.

Nei mesi estivi ogni comunità scolastica si è impegnata per assicurare il ritorno in classe in presenza e in sicurezza, facendo uno sforzo straordinario, poi si è reso necessario di nuovo il ricorso alla Dad, almeno in parte, ma non sono mai mancati impegno, misure mirate e investimenti. Ciò che è certo è che non possiamo uscire da questa crisi e tornare a essere come prima: abbiamo la possibilità di intervenire strategicamente sul nostro sistema di istruzione, sanando i divari e le disuguaglianze che questa epidemia ha mostrato a tutti con evidenza”.

Dal punto di vista politico, nella gestione dell’emergenza, sono emerse divergenze di veduta, tra Governo e Regioni ad esempio, sull’opportunità della Dad, ma il Ministero, dall’onorevole Lucia Azzolina in giù, ha sempre cercato di limitare al minimo il ricorso a questo strumento.

“Il ministero dell’Istruzione – sottolinea la viceministro Ascani – difende la scuola in presenza, perché non si può pensare che la didattica a distanza sia sostitutiva a tutti gli effetti delle lezioni in classe, delle relazioni tra studenti e con la comunità scolastica. Ma siamo convinti anche che l’esperienza fatta nel fronteggiare l’emergenza non debba andare perduta e che l’innovazione e la tecnologia possano e debbano essere alleate dell’apprendimento. Dobbiamo andare verso forme integrate, mettendo al centro gli studenti, per dare loro tutti gli strumenti necessari a vivere con consapevolezza in società attraversate da cambiamenti repentini, che pongono tutti di fronte a sfide sempre più complesse. La centralità degli studenti deve poi essere la priorità anche rispetto alle decisioni che le varie istituzioni si trovano a dover prendere in questo momento. Puntiamo a garantire il diritto allo studio a ogni giovane, a non lasciare indietro nessuno. Tutti dobbiamo lavorare responsabilmente per questo obiettivo, in un clima di collaborazione e unità, indispensabile per affrontare questa difficile fase”.
 
Divari, disuguaglianze, vuoti da colmare; la pandemia probabilmente ha insegnato parecchio: “L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha portato a galla questioni che da decenni attraversano e riguardano il nostro Paese: stiamo assistendo al manifestarsi sempre più evidente dei divari territoriali presenti, ma dall’altra parte stiamo anche riconoscendo la grande capacità di reagire di tutti noi quando facciamo fronte comune. A livello italiano, ma anche europeo. Credo che questa pandemia possa essere un’occasione per guardare allo stato attuale delle cose con maggiore lucidità, rafforzare ciò che va, e intervenire laddove necessario. Una cosa è certa: quello che sta avvenendo dimostra che dobbiamo puntare a favorire una formazione permanente, lungo tutto il corso della vita. Momenti di aggiornamento e accrescimento delle proprie competenze, fondamentali per dotarsi di mezzi adatti a gestire un cambiamento che corre veloce e rischia di travolgerci. Naturalmente, tutto questo passa in primo luogo dal nostro sistema di istruzione. Ma non deve fermarsi a esso”.
 
GIOCO E ISTRUZIONE – Tra i docenti c’è anche chi ha sperimentato i videogiochi, per insegnare rendendo le lezioni più divertenti e assicurando che il metodo sia efficace e che quindi giocando si impara: “Quest’anno – rivela Ascani – ho avuto il piacere di partecipare alla finale nazionale del Premio Scuola Digitale, un’iniziativa promossa dal Ministero con l’obiettivo di fare emergere i migliori progetti di innovazione digitale realizzati dagli istituti scolastici italiani nei settori del making, del coding, della creatività digitale, ma anche del gaming, per esempio. Questo a dimostrazione del fatto che la scuola italiana è già digitale. Nel presente. Il Piano Nazionale Scuola Digitale, introdotto dalla legge 107 del 2015, è nato proprio con l’obiettivo di promuovere un uso consapevole delle nuove tecnologie per integrare la didattica tradizionale. Mira allo sviluppo di una cittadinanza digitale e di nuove competenze attraverso metodologie di apprendimento alternative. Naturalmente, ogni cambiamento deve essere introdotto in maniera guidata, gli studenti devono essere portati a comprendere le potenzialità dei mezzi e questi devono essere utilizzati per favorire il pieno sviluppo di ciascun bambino e ragazzo.
 
Ritengo che, nell’ambito dell’istruzione, sia opportuno investire in edilizia scolastica, in infrastrutture, nella formazione dei docenti. Nei mesi scorsi abbiamo stanziato oltre 2 miliardi di euro per gli edifici scolastici, per metterli in sicurezza e adeguarli ai protocolli, ma possiamo finalmente ripensare radicalmente le strutture per realizzare l’idea di scuola che abbiamo in mente. Dobbiamo poi dotare ogni istituto di connessioni accessibili e veloci per colmare i divari e dare gambe all’innovazione didattica. E infine non possiamo non potenziare la formazione dei docenti, guide dei giovani, a partire però da una maggiore chiarezza sull’accesso al ruolo e da interventi di stabilizzazione”.
 
Il Paese ha scelto di tutelare i minori e i soggetti fragili, vietando, col decreto Dignità, ogni forma di pubblicità del gioco con vincita in denaro. Ritiene sia utile a evitare il gioco d’azzardo patologico e cosa altro si può fare o state facendo anche e soprattutto nelle scuole?

“Compito delle scuole è formare cittadini consapevoli e sviluppare il pensiero critico. Lo fanno attraverso il lavoro ordinario, ma anche con progetti complementari che mettono a disposizione delle comunità scolastiche materiale informativo, esperti, strumenti ad hoc. Nel caso specifico del gioco d’azzardo il Ministero è impegnato, anche in collaborazione con altre istituzioni, a contrastarlo, educando ogni studente a corretti stili di vita. Ecco, io credo che non ci sia migliore forma di contrasto e di prevenzione dell’istruzione”.

 
L’ITALIA DI DOMANI – “Stiamo vivendo – conclude Ascani – una fase inedita che non è destinata a terminare nell’immediato. Credo che il Parlamento, come ogni istituzione in questo momento, sia e debba essere costantemente concentrato nella gestione di questa crisi che è in primo luogo sanitaria, ma che sta coinvolgendo ambiti diversi e ampi del nostro vivere civile. Siamo tutti chiamati ad agire con responsabilità, per dare risposte concrete ai cittadini stremati da questa epidemia. Credo che tutti dobbiamo augurarci di archiviare quanto prima questo periodo, per farlo è importante che ciascuno di noi faccia il possibile per evitare la diffusione del contagio”.