La Corte suprema della Spagna ammette ricorso di operatori del gioco contro divieto di pubblicità, ma il Governo evidenzia che ci saranno 'ragionevoli periodi di adeguamento dei contratti'.
Corte suprema esamina Adv ban, Governo 'Adeguamento progressivo'
Divieto di pubblicità al gioco in Spagna di nuovo sotto la lente. Dellla giurisprudenza, ma anche della politica.
Come si legge nel Boe, il Bollettino ufficiale dello Stato, la Corte suprema ha ammesso il ricorso contenzioso-amministrativo presentato dall’associazione di categoria Jdigital contro il regio decreto delle comunicazioni commerciali del gioco, che, in qualche modo, si pone sulla scia tracciata dal Governo italiano, con le norme introdotte dal decreto Dignità nel 2018.
“Nonostante l’evidente impatto economico che questo regolamento può comportare per le società di gioco d’azzardo online che operano legalmente in Spagna, Jdigital promuove questo appello dalla convinzione che la sua sproporzionalità porterà alla mancanza di difesa e alla mancanza di protezione dei consumatori in questa attività”, si legge in una nota diffusa dall’associazione.
“Ribadiamo che la pubblicità del gioco online in Spagna è, ed è sempre stata, lo strumento principale previsto dalla legge sul regolamento del gioco per convogliare la legittima domanda di gioco online che esiste nel nostro Paese verso un’offerta legale controllata dalle autorità pubbliche e, di conseguenza, sicuro e responsabile.
Jdigital condivide la convenienza di stabilire un quadro normativo per l’attività pubblicitaria degli operatori legalmente autorizzati ad offrire i propri servizi nel nostro Paese, ma detto quadro deve essere efficiente e proporzionato, in modo tale da non indebolire il mercato legale e, quindi, la capacità di supervisione della Direzione generale per la regolamentazione del gioco d’azzardo”, rimarca Jdigital.
“Il regolamento recentemente approvato su richiesta del ministero dei Consumi è incoerente con la realtà del settore del gioco online in Spagna, chiaramente sproporzionato e, non solo non sarà efficace nel risolvere i problemi che i partiti di governo di coalizione denunciano, senza dati, da allora anni fa, ma con ogni probabilità li aggraveranno, contribuendo alla crescita del mercato illegale non soggetto a vigilanza”, conclude la nota.
Il tema campeggia anche al centro di un’interrogazione scritta al Governo depositata, prima della fine del 2020, dal gruppo parlamentare Vox del Congresso dei Deputati.
La risposta del Governo, fresca di pubblicazione, sottolinea che il Regio decreto ha ricevuto più di 200 segnalazioni da parti di cittadini, associazioni, enti e organizzazioni, pubbliche e private interessati alla preparazione del testo sulla pubblicità dei giochi, e che le argomentazioni di tutte le parti interessate sono state affrontate direttamente.
“Oltre alle segnalazioni pervenute nel corso delle successive procedure di informazione al pubblico della presente norma, il ministero del Consumo ha cercato di ascoltare, con continuità e con particolare attenzione, quanti criteri e pareri in relazione ad una materia così sensibile come quella disciplinata dalla norma hanno potrebbe essere formulato, per formare un modello normativo che sia il risultato di una profonda e dettagliata riflessione sull’attività pubblicitaria relativa al gioco d’azzardo e alle scommesse”, si legge nella risposta del Governo.
In particolare, “va ricordato che questo regio decreto determina ragionevoli periodi di adeguamento dei contratti di pubblicità e sponsorizzazione sottoscritti dagli enti che saranno interessati da questo nuovo modello normativo, oltre a ritardi nell’entrata in vigore di alcune limitazioni all’attività pubblicitaria, con l’obiettivo di pervenire ad un progressivo adeguamento al suo contenuto”.
Inoltre, nella sua risposta l’Esecutivo ha aggiunto che “i contributi ricevuti possono essere consultati nel rapporto sull’analisi dell’impatto della regolamentazione, nonché nel suo allegato, attraverso il sito web del dipartimento per la regolamentazione del gioco d’azzardo Dgoj”.