È il Draghi-day: via a consultazioni, in cerca di una soluzione politica

Il presidente del Consiglio incaricato da Sergio Mattarella comincia i colloqui con le forze politiche in cerca di una maggioranza. Ecco le prospettive per il Paese e i giochi.
Scritto da Ac

È il Draghi-day: via a consultazioni, in cerca di una soluzione politica

 

Ha accettato l’incarico “con riserva”, Mario Draghi: rinviando il suo giudizio al termine delle consultazioni che inizieranno oggi, 4 febbraio. Aggiungendo però, al termine dell’incontro di ieri con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che siamo in un “momento difficile”, ma dichiarandosi tuttavia “fiducioso che emerga unità”.

L’ex presidente della Bce ha quindi auspicato una risposta “responsabile” a livello politico, prima di incontrare il premier dimissionario Giuseppe Conte e i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati. “Sono fiducioso che dal confronto con i partiti, con i gruppi parlamentari e le forze sociali emerga unità e capacità di dare una risposta responsabile” ha detto Draghi, nel suo intervento. E il maggior entusiasmo è emerso subito dai mercati che hanno risposto in maniera decisamente positiva (con Piazza Affari a +2 percento in chiusura).

L’IMPASSE POLITICA – Lo scoglio più decisivo, però, arriva adesso, con Draghi che dovrà vagliare l’esistenza di una maggioranza a sostegno del suo esecutivo, dopo il flop del Conte Ter e gli strascichi della crisi di Governo aperta da Renzi. L’orientamento dei partiti era già iniziato a emergere prima della sua salita al Colle, con il sì che sembra certo da parte del Pd, Italia Viva e +Europa, mentre Liberi e uguali mantiene una linea più critica. Ma sopratutto, sono Movimento 5 Stelle e centrodestra a risultare ancora in bilico, con il rischio di spaccature interne. La linea ufficiale dei Cinque stelle pende sul no, con Grillo che ribadisce la “lealtà a Conte”, ma non mancano voci favorevoli a un Governo guidato dall’ex numero uno della Bce. La questione potrebbe essere risolta dal voto sulla piattaforma Rousseau, come ipotizzato anche dal capo politico del Movimento Vito Crimi. Anche il centrodestra però è diviso, nonostante i vari appelli all’unità lanciati finora. Forza Italia spinge per il sì a Draghi, figura gradita a Silvio Berlusconi. Lega e soprattutto Fratelli d’Italia si conservano più scettici. Ma alla fine, si troverà una soluzione in grado di compattare le file, almeno da questa parte. Mentre il 5 Stelle rimane la solita incognita del Paese, continuando comunque a rappresentare una forza di maggioranza in Parlamento. È dunque assai probabile che, ancora una volta, la partita si giochi se non proprio in termini di “poltrone”, in logica di rappresentanza. Sì perché, anche se il capo dello Stato parlato di un “Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica”. Ciò non significa che l’incarico affidato a Mario Draghi abbia dei paletti così rigidi. Anzi, a dire il vero, Mattarella ha dato praticamente carta bianca all’ex presidente della Bce, per un mandato “libero”, anche nei tempi. Limitandosi a spiegare che occorre un Esecutivo nel più breve tempo possibile, ma senza dare a Draghi una data di scadenza. E infatti, ad oggi, non c’è ancora una agenda definita. Si parla di giuramento nel weekend ma anche di consultazioni che potrebbero protrarsi fino alla prossima settimana. Il puzzle da comporre è infatti piuttosto complicato con le varie tessere politiche difficili da incastrare tra loro. Nonostante Mattarella abbia fatto “un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia” al “Governo di alto profilo”, Draghi dovrà scontrarsi con vari veti in Parlamento, ad eccezione di Matteo Renzi, che ha risposto con “senso di responsabilità” all’appello del Colle.
 
LA SOLUZIONE “IBRIDA” – Per questa ragione la costituzione del Governo Draghi è al bivio tra ministri tecnici e politici e le mediazioni di oggi con i partiti per cercare i numeri in Parlamento saranno decisive. Con l’ipotesi di ricorrere a una soluzione già adottata in passato nella Repubblica, quando Carlo Azeglio Ciampi, nel 1993, fu chiamato a presidente un Esecutivo tecnico-politico. Soluzione che sembra oggi verosimile, alla luce della varie resistenze. Per smarcare i vari veti dei partiti, Draghi potrebbe infatti varare un esecutivo di personalità terze ma indicate dalle forze politiche che intendono sostenerlo. Magari con qualche “big” di peso. Mentre parte già da oggi il toto-nomi, rispetto alle possibili nomine o riconferme. Per esempio, tra le file del Pd, si ipotizza una conferma di Dario Franceschini, Francesco Boccia e Roberto Gualtieri. Mentre tra i 5 stelle fra i profili più adatti appare giusto quello di Stefano Patuanelli. Ma non si può pensare a una maggioranza troppo simile alla precedente, anche se l’aggiunta di qualche elemento vicino a Forza Italia potrebbe rievocare a tutti gli effetti uno “schema Ursula”, come quello che ha eletto la Von Der Leyen in Europa.
 
I RISVOLTI SUI GIOCHI – Ovviamente a Draghi farebbe comodo avere una squadra completamente di tecnici di sua fiducia: ed è proprio questa la soluzione che probabilmente è da ritenere più utile anche per quanto riguarda il gioco pubblico. Visto che un “peso” maggiore delle singole componenti politiche rischierebbe di comportare un freno rispetto a determinate questioni, soprattutto su quelle ritenute meno urgenti, mentre un’intera squadra di tecnici, come illustrato, consentirebbe di sterilizzare la trattazione di tante materie, limitandosi a un’analisi tecnico e politica appunto, ma non ideologica, come troppo spesso avviene attraverso i partiti. Soprattutto sul tema del gioco e con particolare riguardo tra i grillini. Al momento, tuttavia, appare più difficile pensare a un Governo esclusivamente tecnico, con i colloqui con le forze politiche potrebbero cambiare di molto le carte in tavola e le aspettative che si erano create subito dopo le parole del Capo dello Stato. Da domani sarà tutto più chiaro.
 
IL “DRAGHI-PENSIERO” – Un tecnico con una piena consapevolezza dei meccanismi politici e una grande abilità di mediazione. Si potrebbe riassumere così il profilo di Mario Draghi, che non è certo espressione dei partiti politici. Uno che sa gestire anche le situazioni più difficili, visto che i suoi due incarichi-chiave, si sono svolti oltretutto in un periodo molto delicato, sia alla guida della Banca d’Italia che al timone della Banca centrale europea. Ma è soprattutto nell’ultimo ruolo dove ha mostrato le sue capacità. Riuscendo nel difficile compito di plasmare le aspettative di tutti gli attori economici, spesso costretto a un ruolo di supplenza di istituzioni europee drammaticamente meno presenti, esprimendo più volte il suo pensiero politico. Come ha fatto anche dopo aver lasciato il suo incarico, evidenziando sempre uno straordinario pragmatismo che è senz’altro ciò che serve di più in questo momento in Italia. “Quando i fatti cambiano, io cambio idea, voi cosa fate, sir?” ha detto questa estate al meeting di Rimini citando John Maynard Keynes. Non è quindi un radicale, in nessun senso. Ed ha espresso un punto di vista molto chiaro sulla disoccupazione. Chiedendo alla politica un salto di qualità: come ha fatto da governatore della Bce, a livello centrale, e come si propone di fare ora, in Italia e da premier.