Milleproroghe e gioco, restano in corsa solo gli emendamenti di D’Attis
In attesa della ripresa dei lavori delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera sul disegno di conversione in legge del decreto Milleproroghe, e in attesa della pubblicazione ufficiale del fascicolo degli emendamenti segnalati, una novità riguarda, rispetto a quanto era stato anticipato, quelli relativi al gioco. Nel fascicolo dei segnalati in via di pubblicazione non risulta più quello a firma del deputato di Forza Italia Giorgio Mulè sul Preu.
Esso prevedeva invece la proroga al 31 dicembre 2022 ed al 1° gennaio 2023 dell’incremento del prelievo erariale sugli apparecchi da gioco, con una copertura finanziaria prevede 330 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022 dal Fondo RdC (Reddito di cittadinanza).
Restano dunque all’esame delle commissioni di due emendamenti del deputato Mauro D’Attis, sempre di Forza Italia. Il primo sospende fino al 31 dicembre 2021 l’obbligo, per i soggetti proprietari, possessori o detentori di apparecchi e terminali, di concessionari per la gestione della rete telematica degli apparecchi e terminali da intrattenimento, di prestare le garanzie relative all’obbligo di riversamento dell’importo residuo della raccolta, rispetto alle scadenze contrattualmente stabilite.
Con il secondo si prevede invece che provvedimento dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, tenuto conto dei giorni di effettiva operatività nel corso del periodo emergenziale dei negozi e punti di gioco sportivi ed ippici oggetto delle riferite concessioni, siano rideterminate le somme effettivamente dovute a titolo di canone di concessione per il primo semestre dell’anno 2020 e per il primo semestre dell’anno 2021. Le medesime disposizioni si applicano anche in riferimento alle successive scadenze previste dai singoli atti di convenzione di concessione sino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19. Ai soggetti titolari di tali concessioni è riconosciuto un credito di imposta, fruibile integralmente o parzialmente negli anni fiscali 2021 e 2020, in misura pari alla differenza tra quanto corrisposto a titolo di canone di concessione in relazione ai primi semestri degli anni 2020 e 2021 e le somme effettivamente dovute a tale titolo, rideterminate secondo i nuovi criteri.
I TEMPI – L’esame degli emendamenti riprenderà la prossima settimana, quando ormai sarà nato, si pensa, il Governo Draghi e per sveltire i tempi è possibile che si proceda a una ulteriore scrematura degli emendamenti, anche perché il Dl scade sessanta giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta e la crisi di Governo ha sicuramente rallentato i lavori.