Amusement: operatori portano in tribunale il governatore di New York su lockdown
Dozzine di centri di intrattenimento per famiglie a New York si sono rivolti ai tribunali per far ripartire i propri locali, ricorrendo a una strategia utilizzata dai loro colleghi in altri paesi degli Stati Uniti, citando in giudizio le autorità che ostacolano la riapertura.
In particolare, gli addetti ai lavori si sono uniti per intentare una causa contro il governatore dello stato, Andrew Cuomo, che ha permesso ad alcune aziende di riaprire dopo il lockdown entrato in vigore quasi 12 mesi fa, ma senza includere le sale giochi e i Fec.
Per una potenziale discriminazione sulla quale gli operatori non vogliono rimanere a guardare: i ricorrenti sostengono infatti di non essere trattati in modo equo dal governatore mentre strutture simili come i centri di bowling e i casinò sono stati autorizzati a riaprire.
Parlando a nome dei ricorrenti, l’avvocato James Mermigis spiega: “Il Governatore Cuomo continua a prendere decisioni casuali e arbitrarie su quali aziende possono aprire, nessuna delle quali si basa sulla scienza o sui dati. Il Governatore Cuomo e il suo team incaricato di far ripaprtire la nostra economia hanno ignorato queste imprese familiari che hanno fornito prove esaurienti di come possono operare in sicurezza. Il governatore sta distruggendo queste aziende familiari, alcune delle quali potrebbero non riprendersi”.
Una situazione del tutto analoga a quella che stanno subendo gli addetti ai lavori del comparto giochi in Italia. Con la sola differenza che, da noi, ad essere bloccato è ancora l’intero comparto, con l’aggiunta delle strutture di gioco “diversamente pubbliche” come i casinò del Nord Italia. Qui, in effetti, la discriminazione si ravvisa più che altro rispetto ad altre attività riabilitate dall’esecutivo, anche se più pericolose degli ambienti di gioco, ma come in America, anche in Italia il governo locale non si è mai preoccupato di rilevare il livello di sicurezza di questi locali, optando per la chiusura tour-court, e senza condizioni.
Non è un caso che anche in Italia gli operatori hanno ricorso al Tar contro gli ultimi Dpcm anche se il verdetto è risultato sistematicamente negativo. Mentre negli Stati Uniti ci sono già varie pronunce in favore dell’industria proprio a causa dell’arbitrarietà delle iniziative legislative.