Raccolta illecita di scommesse: multe salate a Roma e Torino
Non accenna a fermarsi la lunga scia di episodi di gioco illegale riscontrati da forze dell’ordine e Agenzia dogane e monopoli nel corso di una serie di controlli sul territorio per verificare il rispetto delle normative per il contenimento del Covid fissate tramite Dpcm.
Dopo i casi scoperti ad Ascoli Piceno, a Genova e a Cagliari, il Comitato per la prevenzione e la repressione del gioco illegale, la sicurezza del gioco e la tutela dei minori si è concentrato su Roma.
In totale, nelle giornate del 12 e 13 febbraio, sono stati controllati 22 esercizi dislocati nell’intera area di Roma Capitale.
“L’azione ha permesso di accertare numerose e gravi violazioni delle vigenti norme di contrasto alla pandemia, che impongono la chiusura delle sale giochi e la sospensione della raccolta scommesse su rete fisica.
È stata disposta la sospensione dell’attività per cinque giorni nei riguardi di tre esercizi che effettuavano la raccolta delle scommesse in violazione delle misure di contenimento e sono state irrogate complessivamente 11 sanzioni amministrative per un importo complessivo superiore a 50mila euro.
Tre persone sono state infine deferite all’Autorità giudiziaria per esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse”, si legge in una nota di Adm.
Nella dichiarazione sostitutiva unica necessaria per ottenere il beneficio sette di loro hanno omesso di evidenziare valori patrimoniali e reddituali determinanti come alcune vincite da giochi e scommesse superiori alla soglia di 6.000 euro, limite al raggiungimento del quale il vincitore al gioco è tenuto a comunicare all’Inps la vincita entro 15 giorni. Complessivamente le vincite conseguite e non dichiarate in sede di richiesta dai sette soggetti percettori di reddito di cittadinanza ammontano a circa 400mila euro, singolarmente oscillano dai 10mila agli oltre 100mila euro, come rilevato dai conti gioco dei singoli soggetti.
Tutte le posizioni illecite fatte emergere dai finanzieri sono state oggetto di denuncia alla Procura della Repubblica di Pescara per aver fornito dichiarazioni false e omesso informazioni dovute in sede di richiesta del reddito di cittadinanza e, contestualmente, all’Inps per la revoca e il recupero del beneficio economico in questione.