Non è un gioco da ragazzi!
Quando si parla di gioco con vincita in denaro si pensa a un’attività per adulti. Il gioco minorile è stato trascurato per decenni e solo negli ultimi anni è stato preso sul serio, a seguito di varie ricerche sull’azzardopatia. Solo recentemente, inoltre, si è notato che la maggioranza dei giocatori formano le loro abitudini di gioco entro i loro primi vent’anni.
Bisogna considerare che gli adolescenti non sono totalmente pronti a bilanciare le loro emozioni e le conseguenze delle loro azioni. Sono propensi a compiere azioni rischiose e ad agire impulsivamente. Adolescenti in tutto il mondo hanno caratteristiche simili: sono portati a cercare esperienze nuove, non riescono a calcolare i rischi, quindi sono potenzialmente giocatori a rischio azzardopatia.
Statistiche raccolte in molti Paesi dimostrano che più è giovane l’età nella quale si è sperimentato il gioco per la prima volta, più è alta la probabilità di diventerà giocatori compulsivi da adulti.
Questa attenzione ai giovani è anche il risultato dall’esplosione di gioco online, social media e videogiochi. Una ricerca di GambleAware, un istituto che combatte l’azzardopatia nel Regno Unito, constata che più i minorenni usano social media e giocano a videogame online, più si alza la possibilità che partecipino a qualche forma di gioco con vincita in denaro. Bisogna anche tenere a mente che con l’avvento dell’online i giovani sono esposti al gioco 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Inoltre, con l’espansione dell’uso di tablet e smartphone, i giovani sono diventati particolarmente “creativi” nell’accedere ai siti che offrono gioco.
In Europa l’attenzione e la preoccupazione sul gioco minorile sono particolarmente acute nei Paesi del nord del continente, soprattutto nel Regno Unito e in quelli scandinavi, dove negli ultimi anni sono stati adottati diversi cambi regolatori, programmi e strategie, con vari livelli di successo. Invece, i Paesi del sud d’Europa hanno ancora molto lavoro da fare: anche se hanno leggi e regolazioni scritte, “cadono” sul controllo e sull’implementazione di strategie di successo.
La Gambling Commission (Gc) è uno dei pochissimi regolatori che ha un approccio olistico nei confronti del gioco minorile.
Nel Regno Unito l’età legale per il gioco è 18 anni, a parte le lotterie (inclusi i gratta & vinci), accessibili dai 16 in su, ma dal 2023 anche la soglia per giocare ai gratta & vinci sarà portata a 18.
Molti studi compiuti nel Regno Unito appurano che un quarto dei giocatori adulti ha scommesso illegalmente per la prima volta quando era minorenne.
Secondo la Gc, quasi 450.000 ragazzi tra gli 11 e i 16 anni scommette regolarmente. Il problema è diventato particolarmente grave durante il lockdown, quando le scuole erano chiuse e i ragazzi intrappolati nelle proprie case. Il numero di questi ragazzi supera quello di quanti di loro bevono, fumano e fanno uso di stupefacenti.
La Gc ha anche stabilito che quasi il 50 percento dei 17enni attualmente partecipa al mondo del gioco.
il 9 percento dei ragazzi ha speso i propri soldi nella settimana precedente per giocare
il 5 percento di queste attività sono scommesse e giochi di carte tra famigliari e amici
il 37 percento di coloro che abitano in Inghliterra e Scozia ha giocato nell’anno precedente
il 7 percento ha giocato dopo aver visto della pubblicità
l’1,6 percento di loro sono considerati giocatori problematici
Anche se il numero dei giocatori minorenni sta diminuendo, non c’é dubbio che la Gambling Commission abbia ancora molto lavoro da fare.
In Australia esiste un istituto governativo che scrive annualmente un rapporto sui comportamenti generale dei teenager, includendo dati sulla prevalenza del gioco (Growing Up in Australia). Nell’ultimo rapporto, pubblicato a dicembre 2019, si nota che fra i sedicenni e i diciasettenni australiani uno su sei ha giocato per soldi nell’anno precedente (più ragazzi che ragazze) anche se ciò è chiaramente illegale.
Quasi la metà dei giovani australiani ha giocato in qualche forma prima di compiere 15 anni, percentuale che raggiunge i tre quarti all’età di 19.
L’espansione del gioco negli Stati Uniti, in particolare per quanto riguarda le scommesse sportive e l’online, è un fenomeno nuovo, quindi non ci sono ricerche o dati recenti, ma non è un salto nel buio pensare che gli adolescenti americani si comportino come i loro coetanei europei e australiani.
Non ci sono dati recenti neanche per quanto riguarda il Canada, ma un rapporto pubblicato dal Journal of Gambling Issues nel 2011 segnala che l’80 percento degli adolescenti ha giocato almeno una volta prima di raggiungere i 18 anni, particolarmente alle lotterie (l’età legale cambia da Stato a Stato ma va tra i 18 e i 19 anni), ma molti dichiarano che sono riusciti ad aver accesso ai casinò.
Lo stesso studio nota che una fetta compresa tra il 4 e l’8 percento ha seri problemi di azzardopatia, uno dei tassi più alti del mondo. In Canada il gioco con vincita in denaro è culturalmente accettato, solo il 25 percento lo vede come un attività pericolosa, a confronto di alcol (60 percento), fumo (64 percento) e stupefacenti (75 percento).
Come cominciano e a cosa giocano?
La maggior parte degli studi e delle ricerche compiute su gioco minorile sono svolte soprattutto nei Paesi europei.
Nel Regno Unito il 15 percento circa dei sedicenni e dei diciasettenni hanno scommesso soprattutto in famiglia e con amici, quindi una parte sostanziale di questi minorenni ha imparato a scommettere nell’ecosistema familiare e sociale.
I sondaggi di GambleAware hanno rilevato una significativa connessione tra la propensione al gioco dei genitori e quella dei loro figli. Più è alta la propensione al gioco dei genitori, più è bassa l’età in cui i figli cominciano a giocare.
Anche in Australia le attività di gioco prevalenti tra gli adolescenti sono le scommesse private in famiglia e con amici, quelle sportive e il poker. Il 65 percento dei loro genitori dichiara che ha scommesso almeno una volta nell’anno precedente (2019), ma il 90 percento di loro non soffre di azzardopatia.
Inoltre, i giovani che giocano sono anche quelli che spesso hanno comportamenti a rischio (usano alcol, fumano e si drogano) e sono accademicamente fragili, quindi sono simili alla loro controparte europea. Le loro attività di gioco preferite sono scommesse in famiglia e con amici, lotterie, scommesse ippiche, gratta & vinci, keno (un gioco simile al bingo).
Essi sono una delle attività ludiche preferite dei teenager. Jupiter Research stima che i videogamers spenderanno globalmente 44 miliardi di dollari entro 2022 solo nelle lootbox, che sono una miscela tra l’abilità nel gestire un videogame, che per definizione è un gioco di abilità, e il gioco con vincita in denaro. Con le lootbox si paga per comprare strumenti per continuare a giocare in un livello più alto.
L’Università di York ha stimato che la presenza di lootbox sia aumentata dal 4 al 71 percento nei vari tipi di videogame negli ultimi dieci anni, mentre la spesa dei giocatori è cresciuta dell’81 percento nello stesso periodo.
Un’ulteriore problema è l’accessibilità. Slot e macchine da gioco sono una delle attività preferite dai teenager. In molti Paesi questi apparecchi sono disponibili in posti come bar, ristoranti, supermercati, aeroporti, soprattutto nell’Europa del nord e in Australia. Questi spazi sono difficili da controllare, e quindi è il gioco più utilizzato da minorenni in vari Paesi.
Per esempio, la Gc ha trovato che l’88 percento dei pub inglesi non è riuscito a prevenire che i bambini giochino alle slot nei loro locali.
Questo servizio non è disponibile in tutti i Paesi e ovviamente Google ha annunciato che queste applicazioni sono disponibili solo per gli adulti, ma è anche vero che gli adolescenti sono piuttosto ferrati nel superare le barriere virtuali.
La pubblicità è un’altra variabile che stimola i giovani a scommettere, in particolare le sponsorizzazioni nel mondo dello sport.
Tutti i governi hanno già stabilito restrizioni sull’età in relazione al gioco ma stanno diventando sempre più difficili da applicare nel mondo online, dove l’evoluzione del dark web e la crescita di monete virtuali come i Bitcoin rendono il lavoro dei regolatori molto arduo, mentre le complessità si moltiplicano.
Ovviamente lo strumento più ovvio è il rafforzamento degli strumenti per la verifica dell’età.
Nel Regno Unito la Gambling Commission ha ordinato agli operatori di casinò online di controllare l’età dei giocatori manualmente, chiedendo qualche prova dell’identità, attraverso un programma che si chiama Know your customer (Conosci il tuo cliente).
In Australia vari regolatori (il Paese ha una struttura federale) stanno addirittura pensando di adottare tecnologie come la Face Recognition Technology (riconoscimento facciale) già usato da alcuni dei suoi Stati nei confronti di chi fa richiesta di residenza. Alcuni operatori hanno già cominciato a utilizzare questa tecnologia.
La Gambling Commission ha deciso di seguire l’approccio educativo agganciandosi, con il coinvolgimento del ministero dell’Educazione, al programma Personal, Social and Health Education (Pshe). Il Pshe è stato fondato per insegnare ai giovani i rischi connessi ad alcol, comportamenti sessuali, fumo e stupefacenti. Da settembre 2020 si sono aggiunte lezioni obbligatorie sui rischi connessi al gioco, un’iniziativa rinviata al 2021 a causa della chiusura, per Covid, delle scuole.
La Gc sta anche lavorando con le istituzioni finanziarie per impedire i pagamenti a operatori del gioco se si verifica che il giocatore è minorenne.